CONSIGLI CRUDELI A ME STESSA

baciomorte

MARY BARBARA TOLUSSO

Chissà perché la gente vuole che l’amore duri per sempre. Come la morte.

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Nella mia bacheca, esclusi i rari illuminati, girano solitamente due profili. Quelli che detestano miei post provocatori e quelli che detestano i miei post più teneri. Come se in testa avessero un personaggio precostituito. Volevo solo dirvi che mi state sul cazzo entrambi.

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Io stimo i filosofi, ma me ne tengo alla larga. Per me il pensiero uccide l’arte, un po’ come disse Roth o Wallace, non ricordo, chi sosta troppo nel pensiero, chi è eccessivamente riflessivo, non scrive. Bisogna essere un po’ stupidi, per scrivere, altrimenti fai delle didascalie e non evochi un cazzo. Descrivi. Ma non racconti.

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L’imitazione della realtà si realizza per sottrazione, per le sue mancanze, se un autore ne sa troppo, se è troppo consapevole, non avrà neppure l’esigenza di ideare una realtà ideale, come lui la vuole, la vorrebbe. La narrazione nasce sempre per un difetto del pensiero. E infatti ho sempre trovato migliori i poeti o i romanzieri che non si affidano a tonnellate di filosofia e saggistica, ma che si affidano invece a tonnellate di poesia e romanzi. Certo voi direte: e Leopardi? Tanto per dirne uno. E infatti io non stravedo per Leopardi, preferisco i tipi alla Rimbaud, un genio sregolato che non si è lasciato inquinare dal pensiero, Rimbaud era in grado di fagocitarsi biblioteche in poche ore, ma scriveva per intuizione e per un disagio, a mio parere molto più folle di un Leopardi, a iniziare dalla sua bisessualità. Non sto dicendo che la bisessualità è folle, sto dicendo che già a livello fisico Rimbaud non sapeva dove stare e non stava da nessuna parte. Non è mai stato da nessuna parte. Rimbaud non lo prendi, è sempre da un’altra parte. Insomma siate folli. Siate poeti. Senza pensare. Senza programmarlo. Io la filosofia ogni (molto ogni) tanto la leggo, per puro divertimento, e ogni tanto mi esce un “che forte”, altre volte un “che palle”, ma so anche che quella roba non sposterà di un centimetro la mia scrittura. E so anche, e qui rido, che a questo punto la filosofia costituisce un mio problema, stronza di filosofia… sempre tra le palle, io la odio. come la montagna. come lo sport. manderei tutti i filosofi in montagna, ma non nella baita heideggeriana con le pecore heideggeriane. Va bene. è un mio problema. ma non tantissimo. Infatti non ho svaccato a caso questo post. Vabbè. non è roba per voi insomma. Si chiama: “spostarsi” e la maggior parte di voi è già tanto se si sposta dall’ufficio al cesso.

Inizio modulo

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Sapete cosa mi uccide? La cosa che in una persona mi annienta, a me davvero non frega se siete brutti o belli, simpatici o meno, ma la cosa che mi ammazza è la prevedibilità, se siete prevedibili: non siete nella mia lista. Ma siccome anche questo è un post prevedibile pure io non mi sopporto.

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La felicità è una cosa seria, perciò deve essere differita: quando stai per averla, ci sei quasi, è lì, così chiara e semplice, stai per dominarla. E poi la lasci andare. Questa è stata la settimana più felice dell’anno. ma siccome la felicità è furba, e non si presta a narrazione, non ve la racconto.

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Scopro ora che c’è una fiera della cioccolata. a Trieste. ultimo giorno. in piazza Sant’Antonio. So che avevo promesso che sarei andata a una presentazione e so soprattutto che non si dichiarano queste cose, casomai si dice “mi dispiace ho la febbre”, “mi dispiace mia prozia sta morendo”, “mi dispiace sono caduta dalla scala”. e invece “mi dispiace, Ambrogio, so perfettamente di cosa ho voglia, di un clima da basso impero, direttamente in gola”, il che non si darebbe se andassi a una presentazione, molto più salutare, meno torbida. Ma insomma, c’è la cioccolata in piazza sant’Antonio. che cazzo. cioè non è come i due Bounty che ho mangiato ieri. Mi dispiace.

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La giornata di merda la riconosci fin dal mattino, altro che oro in bocca. E infatti ieri mi sono svegliata che potevo entrare direttamente in un film di Bergman, insomma mi sentivo Antonius Block con la morte appiccicata nel didietro. “Oggi devi avere le contropalle” mi sono detta in pigiama, seduta sulla sponda del letto. Mi alzo e inciampo sul filo del Folletto, lasciato a terra il giorno prima, segue bestemmia, ecco, avrei potuto sbattere la testa sullo spigolo del comodino e neanche un cane a soccorrermi, manco un gatto a dire la verità, anzi quelli hanno continuato a guardarmi dall’alto con una chiara didascalia: “Sei un’idiota”, vero. Vado al primo appuntamento e in bus prendo la multa e avendo un senso epico dell’ordinario penso: ecco, la multa anticipa la mia morte. naturalmente quando scendo fisso il marciapiede per evitare ogni buca. Vado al secondo appuntamento, a Il Piccolo, e mentre aspettavo il mio caporedattore che era in riunione, chiedo a un collega il giornale di domenica per leggere un pezzo che mi ero persa e ho la bella idea di esternare a voce alta la mia opinione: “Ma questo pezzo di merda è fazioso”, al che il collega mi fa “l’ha fatto lui”, cioè l’autore era lì, a due metri da me, non lo conoscevo: “è fazioso comunque” dico, e sgattaiolo via nella stanza della cultura. Minchia, penso, non è colpa mia, la figura di merda è la conseguenza della giornata di merda. Esco dalla redazione, incontro x, y e z, Trieste è piccola, tutti mi dicono: “Cos’hai? Hai una faccia di merda…”. Io li ignoro. Poi capiterà anche a voi, c’è sempre qualche idiota audace che nel momento che stai per scoppiare in lacrime ti dice: “Potrebbe andare peggio”, che forte, come quando mia mamma da piccola se mi lamentavo mi diceva: “Pensa a chi ha un handicap! Vergogna! Ringrazia dio invece!”, al che rispondevo “Devo ringraziare dio perché ci sono gli handicappati?” E a quel punto mia madre urlava “Sergioooo”, che era il nome di mio papà, dotato di un QI superiore che sottovoce sussurrava: “Tu hai ragione e la mamma è scema”. Tiè. Sì comunque grazie papà a darmi ragione, il risultato è che sono una donna indesiderata, cioè proprio letteralmente. fanculo. Per cui alle 19 mi ripiglio: esco con un’amica a farmi un aperitivo. Bello. E nel mentre arriva un whatzup di un’altra: “Matteo si sposa per la terza volta, a me manco una dichiarazione d’affetto, anzi, mai dormito a casa sua. E si risposa. Per la terza volta!”. Brutta faccenda essere usati per scaricare le palle, penso, ma non glielo dico, non ho voglia di occuparmi del cuore degli altri, ho già il mio. Carico la mia amica in motorino e la porto a casa, vado verso la mia e poi svolto in direzione Molo Audace. Mi si scarica il telefono, che culo, per cui seduta su una bitta non posso fare altro che pensare ai bassi dilemmi della vita, e meno male che ho il cell scarico se no avrei scritto alla mia amica: “Matteo è un coglione. Ma anche tu”, penso se nella mia vita ho avuto un Matteo: solo 1. E ho chiuso. Per cui si può fare. Voglio buttarmi dalla bitta. poi penso che ucciderei l’unico genio che conosco mentre generazioni di coppiette mi passano accanto come fossero nel regno fatato di Sailor Moon. E infine, contro ogni mia possibile volontà, contro ogni principio di saggezza, adeguandomi al più becero luogo comune dò ragione a mia madre: “Be’, almeno non sono handicappata”, penso, ma non ne sono sicura. Su voi invece ho le idee chiare. Fine.

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Un amico prima al telefono: “Guardati quello, è il più bel film del mondo”. Io oggi ho avuto una giornata pesante, iniziata malissimo e finita un po’ meglio, ma male comunque. e che mi sono vista? Un film sociale, e d’altra parte il mio amico quando bestemmiavo in turco per scrivere l’email sulla smart tv, appena ho detto: “Che cazzo domani compro la tastiera perché non è possibile metterci tre ore per scrivere la mail di accesso col telecomando”, ha risposto: “No no no, ce la puoi fare, ce la devi fare, non alimentiamo il mercato delle schifezze, non ci serve altra plastica al mondo”  Invece farsi spianare ogni energia con un film che ti dice: Vedi Mary, vogliamo solo ricordarti che le donne sono dei bei soprammobili, ah be’ certo, quello serve, cioè come se io guardassi continuamente l’orologio per ricordarmi che devo morire. Va bene . Ora mi caricherò tutto Sex and the City, o almeno dalla prima alla terza stagione. Grazie Luca. E ti avverto: domani compro cataloghi di tastiere, generazioni di tastiere, quantità sterminate di tastiere, vere e proprie maree di plastica che il Pacific Trash Vortex mi fa una sega.

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Sapete quelle sere in cui dici: sono chiusa in casa da una settimana, ora esco. E piove. Cioè piove in maniera impegnativa, con crepitio che dura, direbbe quello, sui pini e sui mirti divini. chiamo un amico per un aperitivo e risponde: “Ok ma non sposto la macchina”. Be’, allora non spostare neppure te. Potrei prendere un taxi con un’amica e andare a un festival accattivante ma alla parola “inaugurazione”, cioè quando l’amica ha detto “Stasera c’è l’inaugurazione” ovvero ci saranno tutti, ho pensato “Magari domani”. Col cazzo che saluto generazioni di intellettuali fighette , di solito in Facebook hanno la foto del profilo da sguardo intenso, ma ne esce qualcosa che assomiglia alla latta. Comunque, tale intensità di sguardo da “Vorrei essere fatale ma invece sono minorata”, sta nel trucco: zero, niente, manco un briciolo di rimmel, neanche un velo di rossetto nude, acqua e sapone. affascinanti. Cioè se non sei Megan Fox tirati su quegli occhi, ficcati un po’ di blash sulle guance. In gergo le definisco: saponette bagnate, cioè ok se mi devo detergere ma poi stai lì, buona buona sul portasapone. di solito sono ombrose e mute e non c’è niente che piaccia più agli uomini perché esprimono bisogno di protezione. Cazzo che invidia! Be’ ma scusate guardate quanto bisogno di protezione esprimo io??! Con la vestaglietta da disadattata, una che ha sempre freddo, ho tanto tanto bisogno di protezione, aiuto, soccorso. Stasera sono quasi disponibile a un profilo debole. Solo se avete la macchina. E non andate a i-nau-gu-ra-zio-ni.

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Una considerazione a caldo dopo le prime 2 puntate di Wanderlust: lei terapista, lui insegnante, hanno tre figli e non riescono più a scopare, ma si amano, ovvio. Al che mi sono detta, ma porca miseria perché devo passare la domenica a guardare la perfetta imitazione della realtà, ma se sapevo andavo a trovare mia madre, e invece la realtà da lì a poco ha cominciato a scricchiolare, si tradiscono, e va bene, a letto non funzionano più. Che fare? Lui lo sa, il giorno dopo si fa una collega e lei un compagno del corso di piscina e qui ho pensato che la cosa stava diventando irreale, sì perché non è che sia così semplice tradire mentre lì lo fanno come lavarsi le mani: irreale. Di reale c’era che lui naturalmente la tradisce con una donna più giovane, lei invece con un coetaneo, non so, lui con una giovane, lei con un vecchio, era più figo il contrario ma nessuno ci si sarebbe riconosciuto, a parte Colette, e vabbè. Poi di nuovo si precipita nel surrealismo: se lo confessano. Lui di notte la sveglia e le dice: “Sono stato a letto con un’altra” ma ve lo immaginate? Un uomo, un marito per la precisione, che non dorme per il tormento e sveglia la moglie per essere sincero, ma in quale film? In Wanderlust appunto, ma attenzione, lei reagisce bene, dice tipo “E vabbè ridotti come siamo succede”, anche qui siamo a Disneyland ma poi eccolo di nuovo l’esubero di realtà: lei dice a lui che sì, insomma, “Ho fatto una sega a un mio compagno del corso in piscina” gli dice proprio così, e lui si incazza come una bestia, cioè lui poteva tradire, lei invece no, Boh, comunque non vi dico il seguito perché a causa loro mi sono fatta male, non emotivamente, in quale film, non nel mio, ma mi sono fatta male proprio fisicamente. È successo perché nel secondo episodio il marito a scuola piglia un Kitekat dalle macchinette e lì mi sono illuminata: il Kitekat! Ho pensato, Wanderlust per me era già scomparso con l’idea di caricarmi in motorino e scendere in stazione a prendermi carovane di Kitekat, ma c’è bora quindi niente, allora ho pensato che avevo i biscotti e anche una tavoletta di cioccolato e che potevo cimentarmi nel Kitekat fatto in casa, solo che avevo infilato i biscotti in alto, in fondo in fondo alla dispensa per non vederli e non ci arrivavo con la mano, quindi ho preso la sedia, ci sono salita sopra, ho sbagliato mossa e sono caduta, Cristo santo, e manco, non dico un marito, non dico un uomo, manco un gatto che abbia cagato il casino che ho fatto in cucina, stronzi. e stronzi pure voi che magari sarete “in gita” con mogli, fidanzate e amanti, no vabbè, anzi magari state tradendo la moglie con l’amica o forse state tradendo vostro marito con il marito della vostra migliore amica, dio che palle, Wanderlust non si può vedere, a parte un unico personaggio, un negro che è in terapia con lei e fa sempre questo sogno che ha le scarpe da ginnastica in frigo, mi piace molto ‘sto sogno e anche il personaggio perché fa il duro ma è il più sensibile di tutti, non come i due protagonisti che si amano ma si trombano il mondo per salvare il matrimonio, cioè non so se vi rendete conto di quanto sia reazionaria ‘sta serie, sì perché fanno la coppia aperta per salvare il matrimonio e dello stato emotivo dei rispettivi amanti chissenefrega. Almeno fino alla seconda puntata. Cioè insomma per dire, se siete gli amanti di uno o una già fidanzati è fastidioso, ma se fate l’amante di una persona sposata ripigliatevi. Scemi. Se invece farete gli amanti miei mi raccomando: carovane di Kitekat. Ciao.

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Insomma, poi ho visto fino alla fine Wanderlust, quello della coppia aperta che per salvare il matrimonio decidono entrambi di andare con altri. spoilero perché lo sceneggiatore merita il carcere: allora poi in Wanderlust il marito va a vivere con la giovane collega perché si innamora. Ma pensa. E appena lo pianta lui torna dalla moglie. E lei se lo riprende. fine. Bello eh? Poi mi sono alzata dal divano, un po’ incazzata devo ammetterlo e siccome il supermarket era chiuso per andare a sabotare il carrello dei vecchi, ho fatto le telefonate anonime. Ho chiamato 7 numeri a caso e ho detto frasi tipo “il matrimonio di tua sorella è in pericolo” click, oppure “tua madre ha un amante che lavora a Sincrotrone” click, ma andavo anche sul positivo tipo “scambiatevi un segno di pace” e insomma mi sono annoiata dopo 2 minuti e quindi ho preso un libro in mano, dio che palle, ho chiuso il libro e aperto Facebook e ho fatto il giochino che aveva proposto una mia amica, il giochino era questo: “Apri il libro più vicino a te, vai a pagina 69, le prime tre righe ti diranno la tua vita sessuale tra 1 anno”. Ho riaperto il libro e le mie tre righe erano queste: “faceva della fotografia come ‘documento’, per esempio nelle foto segnaletiche o della sorveglianza sociale ecc. L’uso di queste fotografie come prova visiva o come documenti all’interno”, metaforicamente parlando, come dire: non ti rimane che Youporn. Altro che Wanderlust, secondo me sono indietro, senza togliere vivacità a nessuno, ma qua intorno non vedo ventenni, sono certa che Youporn salva più matrimoni della giovane collega che va ad abitare con il vecchio e poi il vecchio torna a casa. Cristo santo. Interessante come una collezione di sottobicchieri.

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E niente, mi sono riscritta in palestra, seguo pure un corso di spinning perché me l’ero immaginato una cosa in cui ci si gasa, come i telefilm americani, invece solo si suda. L’altra volta 50 minuti, volevo sparare all’istruttrice che naturalmente è sempre gaia, arzilla, dinamica. Per non parlare dei miei compagni di corso, maschi e femmine più o meno coetanei, e già questo mi uccide, parlano di figli per cui siccome non volevo fare subito la sociopatica, quando mi hanno chiesto: “E tu? Quanti ne hai?”, “Un maschio e una femmina” ho risposto. “Ah che bello” ha aggiunto una tizia “Ucciditi”, ho pensato ma invece ho detto “Già, bello sì”, non ho capito, se avevo due maschi era meno bello? “E come si chiamano?”, “David e Andrea” ho risposto, cioè i nomi dei miei gatti. “Ah ci sono pochi David”, ha detto lei “ma proprio David David o Davide?“. E a quel punto ci ho provato gusto: “È perché sono ebrea” ho risposto, tanto chissenefrega, ho sempre voluto essere ebrea perché i più grandi scrittori sono ebrei. Comunque ‘sta tizia non me la scollavo, per cui con terapia d’urto ho detto: “Vado a fare pipì”. Quando torno: l’incubo. Stavano parlando di fare una cena, con grande entusiasmo, addirittura il 15 novembre: “Vieni?”, “E mi dispiace, sono via”. “E il 20?”, “Sono via”, “Facciamo il 27 allora?”, “Sono via”, “Ma sei sempre via?”, “Sempre”, “E i ragazzi come fanno?”, “Vanno dallo psicologo” e così, con un sorrisino inebetito, cioè scandalizzato, hanno rinunciato all’invito. Beh comunque stasera ci devo tornare, a spinning, ho la stessa faccia di un sepolto vivo. Chissà di che cazzo parleranno, di materassi Ikea presumibilmente, scuola, sport, sì so che sono prevenuta. E allora? Che poi neanche mi piace, lo spinning, pare il nome di una scopa elettrica, Elettrodomestici Spinning, veloci, affidabili, convenienti. Peccato che questi parlino. Ma oggi piove, se ho fortuna saremo in 3.

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Ma secondo voi non c’è un uomo con la voce flautata, che ti dà sempre ragione e ti guarda come se fossi il pasticcio di melanzane che ha appena sfornato sua nonna? No perché di donne così ce ne sono a valanghe e io sono sempre fregata, no per dire, mi ricordo uno con cui uscivo e avevo accennato a fargli una carezza in testa e lui si è scostato “Perché è contro la tua natura”, ha detto, minchia, sono rimasta frustrata per settimane, e d’accordo che mi piace di più accarezzare i gatti, ma d’altronde solo a un imbecille non piacerebbe, l’ultimo grande amore mi ha invece confessato che tutte le sue ex erano più dolci di me – avete presente dire a una donna che le sue ex erano meglio di te che significa? – be comunque come parlava mi veniva la nausea giuro, non per l’idea ma per il suono, “dolce”: quanto fa schifo ‘sta parola, “dolce”, da brividi, non è mica come “lume”, “sambuco”, “viatico” o “ailanto”. e poi questa stronzata delle donne che devono essere sempre dolci, ma sarai dolce con chi decidi tu, non ho capito, ‘sta democrazia del piffero, essere dolci con tutti, idioti. Vabbè, sta tiritera per dire che non avete il senso della lingua, voi uomini che vi piacciono le creature dolci-morbide-accoglienti. bello. A me invece voi piacete muti

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Oggi sono scesa in città perché

(1) volevo visitare la nuova sede de Il Piccolo;

(2) volevo comprarmi 150 tipi di eye-liner,

da Kiko naturalmente dove le impiegate hanno sempre quei trucchi perfetti che sei sicura riuscirai a farlo pure tu e invece ti riduci come It, be’ comunque esco a testa bassa perché quella è zona pericolosa, becchi sempre qualcuno che conosci e infatti sento “Maaary”, sfiga, alzo la testa e vorrei essere un tombino perché quello che mi ha salutato è una vecchia conoscenza dell’università che già allora se ne usciva con certe stronzate, quindi inizia come stai cosa fai, io per lo più invento, poi attacca che la vita è dura. già, penso io, anche se mi verrebbe da chiedergli: scusa, dura rispetto a che? Poi continua e dice: “No sai perché l’importante è accettarsi, anche tu per esempio è importante che ti accetti”, “Anche se sono un serial killer?”, rispondo. No per dire, è già tanto che ho accettato di fermarmi, la gente è ben strana “Se non ti accetti dai la colpa agli altri”, dico, lui ride e dice che no, che bisogna essere autocritici. Bene. Che bella conversazione. Vado a fare autocritica con i miei eye-liner. Se non mi stanno bene è colpa di Kiko. Notte.

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Insomma giorni fa sono caduta malata, molto malata, tanto malata, malatissima (attivate pure i neuroni della pena please tipo ma povera ma tesoro ma ti curo io, grazie ). Be’ comunque dicevo, caduta malata che faccio? Trascinandomi dal letto a un tappeto decido di mettere a posto un armadio e, non so come, trovo il mio diario del 1981, oddiomio, penso, non ho coraggio di aprire, chissà che cosa potevo concepire a 14 anni, apro non apro, apro, non apro, ok, apro, quindi scorro le pagine per ricordarmi com’ero e constato: cazzo, sempre uguale. e vabbè. comunque inizio a sfogliare e il 23 maggio scrivo: “ho finito il mio primo romanzo. Come lo intitolo?” e mi sovvien l’eterno e le morte stagioni…, cioè mi sovviene la terrificante trama di 100 pagine che sta dentro un grosso quaderno giallo in qualche cassetto a casa dei miei. Trama:
Lei, la figlia di una povera bottegaia di generi alimentari, aiuta la mamma e in un pomeriggio afoso di agosto vede lui, un ragazzino moro con gli occhi scuri, alto 1.80 (mmmh, sono maturata – penso – manco i gusti sono cambiati), l’alto 1 e 80 sta ogni giorno al bar di fronte al negozio della madre della protagonista. Grande afflato sentimentale, notti in bianco, pensieri confusi, epicità di emozioni ma… lui non la caga. Di più, lui, il ragazzino, si innamora di sua madre, intendo della bottegaia, una donna sulla quarantina ancora molto piacente. Lei ama lui, lui ama un’altra, e va bene, un classico, ma di solito nella fantasia di una quattordicenne quale ero “l’altra” avrebbe dovuto corrispondere a un’altra quattordicenne. Non a una MILF… se ero avanti, nel 1981, già discretamente disturbata.

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Io non sopporto quando la buttano sulle quote rosa, non le tengo, tipo stasera quando al tg hanno detto “e quest’anno alla festa del cinema ben 12 donne registe”, wow, come fossimo bestie a cui si butta l’osso, puro razzismo e alcune esultano anche, tutte compiaciute. idiote. Lo stesso mi accadrebbe in un mondo al rovescio se sentissi dire “e quest’anno ben 12 registi maschi”. Ciò che dovrebbe essere normale viene fatto passare per eccezionale. no era solo per dire che odio i radical chic, loro e tutto il loro benpensare benvedere benmangiare e tutte le stronzate tipo il porno è sessista, magari pure di destra, le vacanze ok ma solo nel terzo mondo o comunque in zone dove si muore di fame, che poi l’anno scorso me la ricordo una festa di radical chic, si è messo a piovere e tutti subito a sottolineare che è colpa dello scioglimento dei ghiacciai, vani i miei tentativi di dire “è novembre, di solito piove”, figuriamoci, se dicevo che era colpa del governo ladro mi guardavano meglio, poi ultimamente ci avete fatto caso? Girano sempre con la macchina fotografica appesa al collo, selfie non se ne parla, a meno che non siano in mezzo a un grande progetto umanitario. O culturale. o nel salotto (etnico) dove guardano l’ultima serie Netflix, in inglese ovviamente. vabbè pure io sono mezza radical, la metà peggiore, quella sana invece detesta le quote rosa, non è iscritta all’unicef e difficilmente è preoccupata per il destino del mondo. Ah però la mia metà orrenda voleva anche dire che per il compleanno (novembre) vorrebbe un Apple Watch possibilmente rosa come le quote.

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Io ho un difetto, a volte faccio finta di ascoltare, magari sto pensando a come arredare il salone di 80 metri quadrati, se avessi un salone di 80 metri, cioè ce l’ho ma in Second Life quindi non conta. Comunque io non ascolto quando la gente attacca con “sei una persona interessante”, cioè uno, probabilmente un x-y, non Leonardo, non Kasparov, decide che tu sei una persona interessante, vabbè, andiamo avanti. Non ascolto quando mangio un dolce e non ascolto se avete il sex appeal di un estintore, ergo, non ascolto praticamente mai. Scusate ma su qualcuno mi devo sfogare perché la mia bilancia, dopo le colazioni fatte a Pordenonelegge, lunedì scorso mi ha dato i massimi storici del mio peso, quindi ho una fame nera, non bevo e, soprattutto, ho riattaccato con lo sport, che odio quasi più della montagna. Tutti a dire “Ah se fai sport ti sentirai meglio”, be’ io mi sento peggio, odio lo sport, odio pure guardare lo sport, un amico l’anno scorso mi portò a vedere una partita di basket, la gente era infuocata verso la propria squadra, io li guardavo e pensavo: non importa quanto clamore sportivo ci sia, conta solo quanta birra riesci a bere per reggere tutto questo. Alla fine pure io saltavo sugli spalti, ma mi ero messa gli auricolari e i Beakboat nelle orecchie. Anche lì, ho fatto finta di ascoltare. Ma poi, chi è che ascolta oggi? Chi sa ascoltare oggi andrebbe valutato in Borsa. Vabbè, mi aspetta una triste colazione, tè, due fette biscottate e frullato di mele, vorrei uccidermi e, se siete magri, ucciderei pure voi.

Endoxa ENDOXA - BIMESTRALE FILOSOFIA

3 Comments Lascia un commento

  1. 1. Per citare un mio fedele lettore, la filosofia è una corazzata Potiomkin pazzesca – io neanche ogni tanto.
    2. Se si è letto un pezzo di merda fazioso, poterlo dire in presenza dell’autore è un discreto risarcimento.
    3. Conosci il blog L’imbranauta? Fa delle poesie da sballo, che a Rimbaud gli mangia a pappa in testa.
    4. Per chi ha inventato le quote rosa chiedo la pena di morte.
    5. A proposito di fantasie quattordicenni una volta ho beccato una scolara in terza media che stava disegnando un uomo e una donna nudi in piedi uno di fronte all’altra, lui bidotato con un attrezzo al posto giusto e l’altro più o meno all’altezza del collo e lei che ne prendeva uno in ognuno degli ingressi anteriori.
    6. Far finta di ascoltare spesso è semplicemente legittima difesa.

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  2. Mi piace come scrivi, mi piace ciò che scrivi. Sei sarcastica e finemente provocatoria. Anche io spesso faccio finta di ascoltare e anche leggendo saltello qua e là con la speranza di capire tutto facendomi gli sconti. Amo la vita, ancor di più ora che sono handicappata e non posso più fare quello che facevo prima … ho il cancro, sai com’è quando arriva, arriva e …. non sopporto chi mi commisera. 😉 E’ stato un piacere leggerti.

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