RENÉE GOOD: SPETTATORIALITÀ DELLA VIOLENZA NELLA PRE-GUERRA CIVILE
KOR O’CONNELL
Il 7 gennaio 2026, la cittadina statunitense Renée Good fu uccisa per mano dell’agente dell’ICE Jonathan Ross. Il suo omicidio non fu il primo a suscitare indignazione generale nei confronti dell’ICE di Trump, e di certo non sarebbe stato l’ultimo. Alla morte della Good seguì, a breve distanza, l’esecuzione pubblica dell’infermiera trentasettenne Alex Pretti, avvenuta il 27 gennaio per mano di due agenti dell’ICE.
Entrambe le sparatorie sarebbero state caratterizzate da quello che è diventato un sottoprodotto del modello di protesta contemporaneo: un’abbondanza di filmati, per lo più ripresi dai telefoni dei passanti che documentavano ogni momento degli eventi per i posteri. Ciò ha permesso ad entrambi gli omicidi di diventare altamente condivisibili e mediatizzati sia online che attraverso i media tradizionali. Ciò ha anche significato molta pubblicità negativa per la repressione dell’immigrazione di Trump, storicamente impopolare, che era già stata oggetto di notevole scrutinio per tutto il 2025.
Come George Floyd prima di lei, Reneé Good, in particolare, è diventata una figura simbolo della violenza sancita dallo Stato americano contro i propri cittadini proprio grazie all’enorme quantità di video diffusi immediatamente online riguardo alla sua uccisione. Da un punto di vista puramente sensazionalistico, l’omicidio di Good aveva tutti gli ingredienti giusti: la vittima era una cittadina statunitense, per di più una donna bionda e bianca, uccisa da un uomo davanti alla sua compagna lesbica, lasciando due figli ora parzialmente orfani.
Tuttavia, ciò che la morte di Good ha rappresentato, con il senno di un paio di mesi, non è chiaro quanto potesse sembrare nel momento concitato della tragedia: l’effetto pubblico creato dalle immagini della sua uccisione è diventato confuso, diluito tra il colpo di Stato in Venezuela, le continue devastazioni a Gaza, i bombardamenti statunitensi sull’Iran, la successiva rappresaglia e l’invasione del Libano da parte dell’esercito israeliano sostenuta dagli Stati Uniti. Il tutto, ovviamente, sotto l’occhio vigile del Consiglio di Pace di Trump.
Di fronte alla minaccia incombente di una terza guerra mondiale, che si potrebbe dire si sia già concretizzata, un’esecuzione pubblica sul suolo statunitense potrebbe sembrare, in confronto, una semplice scaramuccia.
Eppure, la morte di Good può dirci moltissimo su come esattamente il grande pubblico, le élite ed il mondo online si prestino ad essere spettatori della violenza, specialmente in tempi che si possono generosamente definire tesi. L’uccisione di Renée Good e tutte le riprese, le forme mediatiche ed i contenuti ad essa associati sono diventati una serie di indicatori per gli Stati Uniti che puntano tutti nella stessa direzione, come una morsa che lentamente spezza un osso: l’imminente guerra civile.
Indicatori di rischio di guerra civile
Come possiamo formulare un’affermazione così categorica riguardo alla «più grande democrazia della storia del mondo»?
Quali potrebbero essere gli indicatori di una guerra civile in un paese che, tecnicamente, al suo interno, è in pace?
È istruttivo considerare, in primo luogo, che ormai la guerra viene dichiarata molto raramente, specialmente dagli Stati Uniti: ad esempio, per quanto riguarda il recente bombardamento dell’Iran, l’amministrazione Trump ha annunciato le proprie intenzioni semplicemente come “azione militare” volta a garantire la “difesa collettiva”, aggirando così l’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite ed eludendo quindi la necessità di una dichiarazione aperta di guerra o l’obbligo di rendere conto del proprio operato.
Tenendo presente ciò, un conflitto attivo tra fazioni opposte all’interno degli Stati Uniti avrebbe una probabilità ancora minore di essere annunciato formalmente come tale prima che sia, di fatto, troppo tardi.
Quando si tratta di valutare se un paese rischia di entrare in un periodo di guerra civile, esistono diversi studi accademici che forniscono indicatori chiave sui fattori da prendere in considerazione.
Nel suo libro del 2022 “How Civil Wars Start: And How to Stop Them” (Come iniziano le guerre civili: e come fermarle), la professoressa e politologa dell’Università di San Diego Barbara F. Walter descrive le due caratteristiche chiave del rischio di guerra civile come:
- Frazionismo: la politica del Paese si è strutturata attorno all’identità e all’opposizione
- Democrazia parziale/Anocrazia: il Paese non si trova né in uno stato di piena democrazia né in uno di piena autocrazia, ma in una democrazia «in crisi»
Secondo la valutazione della stessa Walter, questi due fattori erano in aumento negli Stati Uniti già nel 2016.
Ulteriori indicatori si possono trovare nel lavoro del professore emerito dell’Eastern Illinois University Minh Quang Dao.
Nel suo studio del 2012 sui fattori determinanti della guerra civile, Dao vide che la disuguaglianza economica in generale era motivo di malcontento diffuso tra la popolazione che poi portavano a disordini civili e persino a conflitti, insieme alla frammentazione etnica e religiosa. Sebbene lo studio di Dao fosse limitato ai cosiddetti “paesi in via di sviluppo”, tutti questi fattori si ritrovano nell’attuale panorama politico degli Stati Uniti, dai conflitti religiosi e l’eterogeneità etnica alla crisi socioeconomica.
Per quanto riguarda gli indicatori sociali e comportamentali, basti considerare quelli citati da Jessica A. Stanton, docente alla Temple University e ricercatrice di diritto civile presso il CSIC:
- Un aumento delle milizie, intese sia come gruppi armati autorizzati dallo Stato che come gruppi armati non statali
- Un aumento generale della violenza politica, degli attentati terroristici, degli omicidi e delle rivolte
- In particolare, secondo Stanton, il ricorso strategico alla violenza contro i civili
Tutto questo dovrebbe essere filtrato attraverso la lente inquietante delle attuali élite della tecnologia bellica come Peter Thiel e l’uomo che ha influenzato la filosofia di persone come lui, Curtis Yarvin.
Da un lato, si potrebbe immaginare che Thiel trarrebbe solo vantaggio da un conflitto reale all’interno degli Stati Uniti, dati gli stretti legami di Palantir con il governo statunitense, il loro sostegno da parte della CIA e gli ingenti ricavi che hanno registrato da quando si sono alleati con Israele e stipulato un contratto con l’ICE.
Yarvin, dal canto suo, ha invocato più volte una transizione verso il tecno-feudalesimo, lo scioglimento della democrazia e l’esclusione sociale, l’eliminazione e la reclusione degli “indesiderabili”. Yarvin ha l’attenzione del governo americano ed è essenzialmente il filosofo di corte sia di Trump che di Thiel, e alcune parti della sua visione sono già state realizzate attraverso il controverso DOGE.
Questi interessI aziendali ed i suddetti indicatori di guerra civile si ritrovano non solo negli Stati Uniti, ma sono rappresentati come una sorta di microcosmo negli eventi dell’omicidio di Renée Good e nella copertura mediatica che ne è seguita.
A case study: Watch People Die
La copertura mediatica, tuttavia, non si limita alle notizie nel senso tradizionale del termine. Non più.
L’omicidio di Good è stato, prima di tutto, un fenomeno online. Come menzionato, molti passanti stavano già documentando il raid dell’ICE del 7 gennaio, dato che stava avvenendo nelle vicinanze della Southside Family Charter School proprio all’ora in cui i genitori accompagnavano i figli a scuola: la scuola dove la Good e sua moglie avevano appena lasciato il loro bambino.
Cercando online una raccolta completa di tutti i filmati disponibili, una piattaforma inaspettata potrebbe rivelarsi un archivio esaustivo ma fortemente di parte: un prolifico sito web gore chiamato “Watch People Die”.
Watch People Die, o WPD in breve, è nato come un subreddit che al suo apice contava oltre 300.000 utenti. Il subreddit è stato chiuso a seguito delle conseguenze della sparatoria alla moschea di Christchurch del 2019, poiché il video della sparatoria era stato prontamente caricato sul sito.
Il subreddit r/watchpeopledie non è mai scomparso del tutto, ovviamente, ma si è semplicemente trasferito. La sua incarnazione attuale, un sito web chiamato watchpeopledie.tv, ha avuto in realtà molto più successo del suo predecessore, vantando ben oltre 4 milioni di utenti registrati.
WPD contiene principalmente 2 tipi di post: quelli contestualizzati e quelli decontestualizzati. I primi sono spesso etichettati come “EFFORTPOST” dalla comunità, il che dà anche un’idea di come i post contenenti molte informazioni a conferma siano un evento eccezionale su WPD.
La pagina dedicata al caso «Renée Good» non è esattamente un EFFORTPOST.
Il sito presenta una grande quantità di filmati che ritraggono la sparatoria da quasi tutte le angolazioni possibili. Questi video provengono sia da testate giornalistiche che da privati presenti sulla scena.
Che tipo di spettatorialità si sta verificando su un sito web come “Watch People Die”? Come sta reagendo la comunità di un sito dedicato al gore e alla morte di fronte a una situazione così carica di connotazioni politiche e così chiaramente indicativa di un conflitto aperto tra cittadini statunitensi e una milizia autorizzata dallo Stato?
Come tutto questo venga inquadrato per i netizen su WPD si capisce facilmente già dal titolo della pagina: <<La manifestante Renée “Nicole” Good viene uccisa dall’agente dell’ICE Johnathan Ross in una sparatoria giustificata dopo che lei aveva tentato di ucciderlo con il suo veicolo a motore>>.
Il titolo sul sito web contiene errori ortografici intenzionali, presumibilmente per eludere la censura; il titolo effettivo sarebbe: “Protesotr Reene “Nicole” Good is shot and killed by ICE Agent Johnathon Ross in a justified shooitng after she attempted to kill him wtih her mtoor vehicle.” (sic.)
Anche giusto questo titolo inquadra gli eventi utilizzando un linguaggio definitivo: Good è una “manifestante”, le sue azioni erano un “tentato omicidio”, il fatto che Ross le abbia sparato era “giustificato”. Inequivocabile, stativo.
Ulteriori dettagli sul contesto della narrazione sostenuta dagli utenti di WPD sono forniti dalle due note della community in fondo alla pagina: “I traditori che cercano di uccidere agenti governativi non meritano altro. Era ora che fosse fatta giustizia”, afferma @FishyMan420. “Curiosità: l’agente Ross non ha fatto nulla di male”, dichiara l’utente @Wri.
Nonostante il rapporto che questa piattaforma, apparentemente controculturale ed underground, intrattiene con le forze dell’ordine, vale la pena soffermarsi sulla piattaforma stessa e su come l’interfaccia, a livello dettagliato, spinga i propri utenti verso una completa desensibilizzazione di fronte alla violenza.
Il sito utilizza un’interfaccia che imita il layout di «Lemmy» o del vecchio «Reddit». Utilizzando una struttura familiare ai social media, che include barre laterali, frecce per votare a favore o contro e thread di commenti annidati, la piattaforma banalizza l’atto della morte. La sparatoria non viene presentata come un evento tragico, ma come un “post” con cui interagire, trasformando di fatto un crimine in “contenuto”. L’aggiunta del gatto in stile cartone animato e delle sovrapposizioni di scintille aggiunge un livello di carineria meme-izzata che incoraggia ulteriormente l’assuefazione e il distacco.
Una breve selezione di commenti specifici che riflettono questo clima:
“Riposa in piscio” dice @crymorepussy; “buu huu, stronza” dice @yyyeeet; “Alla fine sarebbe stata uccisa dai somaliani (sic) comunque” dice @ittybitty781.
In questO post, tuttavia, sono stati omessi alcuni video. Nello specifico, quelli ripresi dalla bodycam indossata da Ross e quelli che mostrano il cadavere insanguinato di Good mentre viene estratto dalla sua auto dai paramedici. È evidente che sia all’opera una scelta editoriale volta a perseguire una narrazione specifica, in questo caso in linea con quella del governo statunitense. Esistono alcune somiglianze molto interessanti tra il WPD e le pagine online di contenuti shock di estrema destra o dei “libertarian”, soprattutto se si considera la possibilità di un’interferenza dall’alto da parte di persone potenti con l’obiettivo di creare narrazioni specifiche. Si prenda, ad esempio, il ruolo di Jeffrey Epstein nella creazione e nella definizione della pagina /pol/ (ovvero “politica”) su 4chan, probabilmente uno dei più influenti labirinti di radicalizzazione sul web.
Il ruolo che la misoginia svolge come fattore di rischio di guerra civile non dovrebbe essere sottovalutato: gli effetti del cosiddetto “boom demografico giovanile” sono stati ripetutamente evidenziati nelle ricerche sui conflitti armati interni. In situazioni in cui una grande percentuale di giovani uomini si trova ad affrontare prospettive economiche e sociali precarie, questa particolare fascia demografica tende ad essere incline alla radicalizzazione e al reclutamento. La preponderanza della manosphere nei contenuti online rivolti ai giovani uomini e la percentuale di uomini poveri e privi di istruzione formale tra le reclute dell’ICE riflettono queste conclusioni.
L’uccisione di Good potrebbe essere sembrata, nel momento, un episodio esplosivo e scioccante di violenza sancita dallo Stato. Ma col tempo, si inserisce nell’attuale clima sociopolitico degli Stati Uniti in modo sempre più appropriato, in linea con la direzione verso cui la politica, i media ed il capitale stanno trascinando la società americana sin dalla prima presidenza Trump nel 2016.
Le ultime parole di Good, udibili nel filmato della bodycam di Ross, sono state: «Va tutto bene, amico, non sono arrabbiata con te».
E in effetti, come si può essere arrabbiati per una situazione che è quasi predestinata?
Come possiamo sdegnarci con una popolazione maschile che ha già chiarito, per gran parte di un decennio, di aver scelto la violenza ed il dominio piuttosto che qualsiasi altra possibilità di dialogo o interazione sociale?
«Va tutto bene, amico, non sono arrabbiata con te». Arrabiata no. Forse giusto delusa.
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