THE MONSTER OF LOVE

MONICA VISINTIN

io-e-te-un-quore-soloC’è qualcosa di normale nell’amore? A sentire l’opinione di molti, non c’è nulla di più normale che provare, almeno una volta della vita, un sentimento di irresistibile attrazione verso una persona che ci regala l’illusione di reciproco appagamento e il desiderio di volerne il bene. La credenza è così diffusa che tutti i comportamenti di indifferenza ai nostri sogni d’amore sono definiti mostruosi: è un mostro chi esalta il bisogno di un altro corpo nel suo abuso, chi confonde la lealtà con la sottomissione, ma anche chi viene meno alla promessa di reciprocità nell’amore o sembra sottrarsi alle responsabilità verso una persona amata (un classico caso è quello dell’adultero).

Pochi sembrano invece rendersi conto che l’immagine dell’amore risponde alla perfezione alle comuni definizioni di mostro”, come ad esempio quella dell’inappuntabile Enciclopedia Treccani: “Essere che si presenta con caratteristiche estranee al consueto ordine naturale e come tale induce stupore e paura; è per lo più formato di membra e di parti eterogenee, appartenenti a generi e specie differenti, con aspetto deforme e dimensioni anormali”. Continua a leggere “THE MONSTER OF LOVE”

RAPPRESENTAZIONI AMOROSE

PAOLO PICHIERRI

 

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Nell’amore (di coppia) abbiamo bisogno di rappresentarci. Rappresentarci come coppia per la coppia stessa in sé e per il contesto sociale circostante. Qual è l’incidenza della rappresentazione nella relazione amorosa tra due persone? È una rappresentazione di persone o essenzialmente di corpi? C’è bisogno di uno specchio. Scena od oscenità?

La rappresentazione della coppia è certo uno scandalo. Almeno all’inizio. Il contesto sociale – familiare, amicale, lavorativo – rimane stupito dalla nuova relazione amorosa. “Possono stare bene insieme? Quanto dureranno? Come può andare tra di loro a letto?” Continua a leggere “RAPPRESENTAZIONI AMOROSE”

LOVE AND THE POLIS (A BANCHETTO CON CARRIE BRADSHAW, PLATONE E AYN RAND)

ELENA IRRERA

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A distanza di circa vent’anni dalla prima messa in onda nelle tv di tutto il mondo, Sex and the City continua ad occupare un posto di primo piano nell’ormai sconfinato panorama delle serie televisive statunitensi. Le vicissitudini di Carrie, Charlotte, Miranda e Samantha mettono ancora in luce le difficoltà incontrate da ogni donna nel legittimo tentativo di schivare le derive di una vita mono-dimensionale, perseguendo (a volte con successo, altre volte in maniera totalmente infruttuosa) una possibile coesistenza tra la propria realizzazione professionale e l’auspicio di una vita sociale, affettiva e sessuale pienamente soddisfacente. Continua a leggere “LOVE AND THE POLIS (A BANCHETTO CON CARRIE BRADSHAW, PLATONE E AYN RAND)”

ELOISA E ABELARDO. LE PAROLE DELLA PASSIONE

PAOLO CASCAVILLA

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Abelardo è il “maestro”, entusiasma e seduce, suscita intorno a sé ammirazione, invidie, gelosie. Schiere di giovani si spostano da un paese all’altro per seguire colui, che affronta le questioni della conoscenza con un metodo nuovo e uno stile che appassiona e coinvolge. Nasce il dibattito pubblico, la nuova cultura si muove, circola, si abbattono pregiudizi e barriere. Le accese discussioni tra i sostenitori di differenti indirizzi richiamano l’attenzione di uomini e donne, della Chiesa e del mondo. Siamo dopo il Mille, tra XI e XII secolo. E tutto sembra in movimento. Abelardo incontra Eloisa nel 1116. Ha 37 anni. Continua a leggere “ELOISA E ABELARDO. LE PAROLE DELLA PASSIONE”

L’UMANIZZAZIONE DEGLI ANIMALI COME QUESTIONE DI GIUSTIZIA

MAURIZIO BALISTRERI

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Non sarebbe bello vivere più a lungo? Non parlo di allungare la vita di qualche mese, ma vivere per molti più decenni. E chi non vorrebbe avere una maggiore resistenza alle malattie o la capacità di apprendere più velocemente? Poi possiamo discutere se sia meglio essere più empatici o più o meno alti, ma non c’è dubbio che a molti di noi non dispiacerebbe poter ridisegnare la natura umana con disposizioni e capacità nuove ed originali. Il potenziamento umano è ormai uno dei temi centrali del dibattito bioetico: si parla di potenziamento fisico, di potenziamento della mente e anche di potenziamento morale. Immaginare disposizioni fisiche diverse da quelle attuali non è così difficile, ed è facile pensare ad una mente migliorata. Ma si discute anche della possibilità di impiegare le nuove tecnologie per migliorare moralmente l’umanità. Non è forse vero, del resto, che non siamo capaci di prenderci cura degli interessi delle generazioni future? Le nostre scelte producono effetti devastanti sull’ambiente ma di questo ci preoccupiamo poco e non pensiamo di avere la responsabilità di assicurare a quelli che vivranno dopo di noi una vita almeno accettabile. Per questa ragione, una piccolissima correzione del patrimonio genetico dei nostri figli non soltanto potrebbe essere giustificata ma sembra anche l’unica strada per evitare l’estinzione dell’umanità nel prossimo futuro. Continua a leggere “L’UMANIZZAZIONE DEGLI ANIMALI COME QUESTIONE DI GIUSTIZIA”

L’ANIMALE CHE DUNQUE È

RICCARDO DAL FERRO

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“L’animale può non potere?”

Questa domanda è il modo in cui Derrida, nello straordinario saggio “L’animale che dunque sono”, trasforma la famosa questione posta da Jeremy Bentham a riguardo dell’esistenza animale: “Possono soffrire?”

La tradizione occidentale ha prodotto quello che Derrida definisce “l’animale teoretico”, le cui radici sono molto profonde nel nostro modo di pensare. Esso consiste in un’entità mancante: manca di risposta (poiché reagisce meccanicamente), di anima (dal momento che quest’ultima è prerogativa del solo essere umano), di libertà (poiché si muove per mezzo di una programmazione biologica), di possibilità (perché solo l’umano, essendo libero, si apre alla possibilità, mentre l’animale è relegato alla necessità). Continua a leggere “L’ANIMALE CHE DUNQUE È”

ALLA RICERCA DI UNA SOGGETTIVITÀ ANIMALE

ROBERTO MARCHESINI

 

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Immagine di Karin Andersen http://karinandersen.com/works.html

Parlare di soggettività animale è operazione apparentemente facile e scontata, intuitiva nel suo proporsi proiettivo, antropomorfico e simpatetico, dal momento che, quasi per moto spontaneo, riconosciamo la nostra natura animale e quindi la prossimità e l’applicabilità di un’attribuzione immedesimata. In realtà molte sono le ipoteche che rendono ardua l’impresa interpretativa nei suoi aspetti maggiormente esplicitati e gli ostacoli che occorre superare soprattutto allorché si cerchi di andare oltre l’intuitivo. L’antropomorfismo è giustificato, mosso peraltro da alcune propensioni dell’apparato cognitivo umano, e non del tutto sbagliato se interpretato come principio di comprensione delle condivisioni omologiche, o di eredità comune, e di quelle analogiche, o di espressione delle medesime pressioni selettive. Per tale motivo quando attribuiamo particolari stati emozionali a un cane o determinati stati cognitivi a uno scimpanzé, più che di umanizzazione dovremmo parlare di appartenenza predicativa. Continua a leggere “ALLA RICERCA DI UNA SOGGETTIVITÀ ANIMALE”