THE MONSTER OF LOVE

MONICA VISINTIN

io-e-te-un-quore-soloC’è qualcosa di normale nell’amore? A sentire l’opinione di molti, non c’è nulla di più normale che provare, almeno una volta della vita, un sentimento di irresistibile attrazione verso una persona che ci regala l’illusione di reciproco appagamento e il desiderio di volerne il bene. La credenza è così diffusa che tutti i comportamenti di indifferenza ai nostri sogni d’amore sono definiti mostruosi: è un mostro chi esalta il bisogno di un altro corpo nel suo abuso, chi confonde la lealtà con la sottomissione, ma anche chi viene meno alla promessa di reciprocità nell’amore o sembra sottrarsi alle responsabilità verso una persona amata (un classico caso è quello dell’adultero).

Pochi sembrano invece rendersi conto che l’immagine dell’amore risponde alla perfezione alle comuni definizioni di mostro”, come ad esempio quella dell’inappuntabile Enciclopedia Treccani: “Essere che si presenta con caratteristiche estranee al consueto ordine naturale e come tale induce stupore e paura; è per lo più formato di membra e di parti eterogenee, appartenenti a generi e specie differenti, con aspetto deforme e dimensioni anormali”. Continua a leggere “THE MONSTER OF LOVE”

PERCHÉ GUARDIAMO GLI HORROR

DAMIANO CANTONE

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A chi gli chiedeva perché i suoi film avessero tanto successo nonostante facessero leva sulla paura, Alfred Hitchcock rispondeva che gli spettatori vanno al cinema per provare i brividi dei quali la loro vita quotidiana è priva, “per non diventare inattivi e simili a molluschi”.  Ma non tutte le forme di paura servono allo scopo: bisogna che il pubblico sappia di non essere esposto a un vero pericolo, perché se si sentisse davvero minacciato, se avvertisse come minata la propria sensazione di sicurezza, perderebbe il piacere insito nel brivido. Il piacere fornito del cinema legato alla paura consiste proprio nel permettere questa esperienza vicaria e funzionale del rischio, rischio al quale mai ci si esporrebbe nella realtà. Proprio per questo Hitchcock – pur sfiorandolo in alcuni film come Psycho e The Birds – ha sempre evitato di ricadere nel genere horror, poiché lo spaventoso, il sadico, il macabro finiscono per fornire un’emozione eccessivamente forte e in qualche modo “malata” che inquieta e perturba lo spettatore, impedendo proprio quell’effetto vivificante che si propone. Continua a leggere “PERCHÉ GUARDIAMO GLI HORROR”