CONAN IL BARBARO O LA FELICITÀ DELLA VIOLENZA

MATTIA DE FRANCESCHI

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“Wat is best in life?”. Questa domanda, prima di essere un interrogativo etico o morale da glossare, è una citazione, una frase detta in un contesto specifico e a cui viene data una risposta precisa.

L’occasione originale di questa domanda è un dialogo all’interno del film Conan the Barbarian, nella semioscurità fuligginosa di una yurta occupata dal banchetto di un manipolo di guerrieri vittoriosi. Uno tra loro, investito dell’autorità epistemologica della vecchiaia, pone il quesito; dopo l’insoddisfacente risposta di un giovane Conan, solo “cimmero” tra gli spiriti delle steppe, risponde in questo modo: Continua a leggere “CONAN IL BARBARO O LA FELICITÀ DELLA VIOLENZA”

ELOGIO DELLA VITA SENZA STILE

GIANFRANCO PELLEGRINO

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Nel film Manhattan (1979), Woody Allen fa recitare al protagonista – Isaac Davis – un brevissimo monologo sul senso della vita, sulle cose che rendono una vita degna di essere vissuta. Ecco le sue parole:

Perché vale la pena di vivere? È un’ottima domanda. Be’, ci sono certe cose per cui vale la pena di vivere. Ehm… per esempio…. Ehm … per me … boh, io direi… il vecchio Groucho Marx, per dirne una … e Joe Di Maggio e … il secondo movimento della sinfonia Jupiter e … Louis Armstrong, l’incisione di Potato Head Blues e … i film svedesi naturalmente … L’educazione sentimentale di Flaubert … Marlon Brando, Frank Sinatra … quelle incredibili … mele e pere dipinte da Cézanne …. i granchi da Sam Wo … il viso di Tracy. Continua a leggere “ELOGIO DELLA VITA SENZA STILE”

PERCHÉ GUARDIAMO GLI HORROR

DAMIANO CANTONE

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A chi gli chiedeva perché i suoi film avessero tanto successo nonostante facessero leva sulla paura, Alfred Hitchcock rispondeva che gli spettatori vanno al cinema per provare i brividi dei quali la loro vita quotidiana è priva, “per non diventare inattivi e simili a molluschi”.  Ma non tutte le forme di paura servono allo scopo: bisogna che il pubblico sappia di non essere esposto a un vero pericolo, perché se si sentisse davvero minacciato, se avvertisse come minata la propria sensazione di sicurezza, perderebbe il piacere insito nel brivido. Il piacere fornito del cinema legato alla paura consiste proprio nel permettere questa esperienza vicaria e funzionale del rischio, rischio al quale mai ci si esporrebbe nella realtà. Proprio per questo Hitchcock – pur sfiorandolo in alcuni film come Psycho e The Birds – ha sempre evitato di ricadere nel genere horror, poiché lo spaventoso, il sadico, il macabro finiscono per fornire un’emozione eccessivamente forte e in qualche modo “malata” che inquieta e perturba lo spettatore, impedendo proprio quell’effetto vivificante che si propone. Continua a leggere “PERCHÉ GUARDIAMO GLI HORROR”