MISS ERICORDIA

SAVERIO FATTORI

9-funerale_03-1I maschi non entrano in chiesa. O comunque la percentuale delle donne che segue la bara e partecipa alla funzione religiosa è nettamente superiore. Alcune donne si tengono il fazzoletto appollottolato al naso come avessero un raffreddore allergico o inalasserro una sostanza che innesca la secrezione lacrimale. I maschi che si tengono all’esterno, tra la piazzetta e l’edificio religioso di mediocre valore storico e artistico, parlano di cose lontane dalla morte. Per lo più lavoro e avvenimenti sportivi. Avvenimenti sportivi che non li riguardano direttamente, un allenatore esonerato, il lavoro quello sì, li riguarda tutti: le preoccupazioni di chi gestisce attività in proprio, l’invidia sociale dei lavoratori dipendenti.  Molti dei presenti hanno chiesto un permesso per assentarsi dal posto di lavoro, un’ora e mezza, quindi indossano la divisa della multinazionale, la stessa nella quale lavorava la donna venuta a mancare. È la prima collega che si ammala e muore. Un’anticipazione per tutti. L’hanno vista fare i primi giorni di mutua alcuni anni prima, poi i peggioramenti si erano resi evidenti. L’onda anomala della speranza, i riflussi negativi. Informazioni scambiate a bassa voce, i report delle colleghe più intime. La morte in fabbrica e nelle piazzette di provincia sembra una cosa tra donne. Gli uomini se ne occupano in modo tangenziale, non fanno quasi mai domande sui dettagli, non vogliono sapere di preciso quali tessuti ha colpito il tumore, basta tenere le orecchie aperte e gli straccetti di narrazione arrivano, perché la morte per ora incuriosice e basta, la sfiorano, poi la mettono da qualche parte nel cervello, tra la cassetta degli attrezzi e l’esonero di un allenatore.

Ai funerali di paese rivedi quelli della tua generazione che avevi perso di vista. Quelli in giacca e cravatta che stanno con la testa alta per individuare la bara o i parenti della defunta se la sono passata meglio negli anni che sono scomparsi, meglio di quelli che sono con la divisa aziendale. Invidia sociale. Le donne ai matrimoni sono sempre un po’ più belle, anche se certe forzature alla fine finiscono per essere controproducenti, la bellezza e la voglia di essere belle non sono lo stesso prodotto, anche se il testosterone dei maschi non va molto per il sottile e tende e livellare tutto. Ai funerali sono tutte un po’ più brutte, come è giusto che sia, e i maschi più superficiali. D’altra parte si è troppo vicini al momento più oscuro e terrificante per trarne chissà quali riflessioni filosofiche. Troppo, troppo vicini, così che una forza misteriosa ci prende e ci trascina lontanissimi, verso le scelte tecniche della dirigenza di una squadra di calcio che ha fatto molti investimenti a fronte di scarsi risultati, o su una crisi economica che non dà scampo alle piccole attività commerciali. D’istinto si ripiega su piccole morti, per negare quella definitiva e per tenersi di cattivo umore come da protocollo.

La chiesa non è grande, ed è piena, è morta una giovane donna con figli tra la fanciullezza e l’adolescenza, quanto di peggio, c’è una schiuma di persone sul confine, un occhio dentro, alla celebrazione, un orecchio all’omelia del prete e ai canti, e qualche passo indietro, verso i capannelli sparsi sul piazzale. Dall’altra parte della strada stazionano gli anziani della piccola frazione, per loro la faccenda della dipartita si sta facendo molto concreta, hanno perso molti amici, una donna così giovane è una anomalia fuori statistica che li tocca relativamente. Quindi stanno ritti, fissano la chiesa a braccia conserte con aria quasi di sfida. Hanno facce rubizze e pance dilatate, gambe piccine. La religione cattolica ormai è nemica, gli ricorda solo la morte, non ricordano più i tempi della dottrina, nè della cresima o della comunione. Come tutte le religioni, quella Cattolica ha come fascia di mercato tutto quello che riguarda quell’orrido che ci sta sotto i piedi, si cibano del mistero e si affannano a spacciare false speranze alle quali questi uomini non credono affatto.

Oltre la strada poi, incastonato in una facciata di edifici antichi che pare la sigla di Carosello, un bar accoglie i pochi che non hanno voluto partecipare al rito collettivo della micro comunità. Un signore storto di sciatica indica il televisore fisso su Canale 5, dice che ci guardano da lì dentro, che sanno i nostri interessi, i nostri discorsi, non sa chi è Orwell ma con un certo istinto da queste parti ci nasci. Un altro avventore divora Gratta e vinci in seguenza con una foga che oltre al cartoncino potrebbe bucare anche il tavolo, la barista ignora e asciuga lo stesso bicchiere da troppo tempo, come quelli che stanno sulla stessa pagina di un libro per troppo tempo. Difficoltà di concenetrazione e occhi che si perdono verso le ragnatele tessute tra Fernet branca e un Vov.

Quando tutti sembrano aver dimenticato la ragione per la quale si sono recati nella piccola frazione fuori dalle maggiori arterie della zona, inizia il deflusso verso l’esterno della chiesa. Sensi di colpa per non aver partecipato al nucleo centrale dell’avvenimento con la scusa di una avversione alla religione e ai suoi rappresentanti. Tutti allora cercano di identificare i familiari della defunta, di decifrare quelle tonalità di dolore, di separare i protagonisti dalle comparse, compiacendosi di far parte della seconda categoria. Gli abbracci e le frasi sempre sbagliate che si perdono nell’aria senza essere comprese. L’autunno si porta via i filamenti di Ha smesso di soffrire e Adesso bisogna pensare ai ragazzi. I gesti molto concreti degli addetti delle pompe funebri che caricano la bara sulla station vagon danno piccoli brividi. Sono necessari. Eppure sembrano fuori luogo, tutto dovrebbe vaporizzare, sparire, senza l’impiego della muscolatura umana nè di attrezzature, niente station vagon tedesche, tutta la scena dovrebbe dissolversi come in una puntata di Ai confini della realtà.

Il deflusso verso il cimitero è lento e ordinato. Aggirandosi lungo i vialetti ghiaiati non si potrà fare a meno di poggiare gli occhi sulle tombe scoprendo volti di persone che si erano perse di vista.

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