FOIBA

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LUCA ROSSI

Da ben prima di ogni cosa, prima della creazione stessa, io già ero, perché da me nacque tutto; non vi dirò del prima, che per voi non è immaginabile, ma prima che la prima lucertola aprisse gli occhi io già ero lì e vidi l’orzo e il frumento crescere accanto al maiale tra i due fiumi e divenire guerra,

ferro e malattie e spostarsi di pochi centimetri ogni anno da Est a Ovest e da Ovest a Est; ricordo il nome di un uomo, Hammurabi, le sue legioni e le sue punizioni, così come ricordo i nomi di tutti gli altri, ma essi si perdono, solo io resto con il mio terribile destino: ricordo ogni filo d’erba, ogni colpo di vento che sostiene l’ala di un uccello, ogni lettera di ogni lingua che uomini sempre diversi scrissero coprendosi a vicenda, scoprendosi a me; per un tempo infinito nutrii la speranza di passare, di dimenticare, di non esistere anch’io, ma molto prima dei numeri di Al-Khwarizmi seppi che è la speranza a non esistere, non io, e di quei numeri non feci mai uso, perchè a mio giudizio uso non c’è; ogni cosa si sovrappone a ogni altra, la battaglia di Zama, la vittoria di Trafalgar o il singolo colpo di moschetto di un ribelle irlandese per me non hanno differenza; vidi il pugnale di Martin Fierro confuso con i baci a Beatrice, a Laura, a Silvia mentre ascoltavo le preghiere del muezzin alzarsi dalle rosee volte della moschea di Nasir Al-Mulk e finire sott’acqua, dieci miglia a sud dell’Old Head di Kinsale il 7 maggio 1915 alle 14.10, quando una sola torpedine affondò il Lusitania; milleduecentoun cadaveri vidi arrivare; come sempre li accolsi, dal lancio del primo femore di cinghiale alla caduta delle Torri di New York continuo a confondere quel dolore con i sospiri d’attesa dei bambini la mattina di Natale, con i sussurri e le grida d’amore di tutti gli orgasmi che li hanno generati, con la gioia e l’avventura di un viaggio di nozze dall’Istria fino a Roma in una carrozza a cavalli; perchè a me non è dato distinguere, scegliere o preferire, ma solo esistere davanti, intorno e dentro di me, così che alla fine io non sono che lo Zahir di me stessa: perché se è vero che ogni cosa in me nasce è altrettanto vero che in me dovrà finire.

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FILOSOFIA FOTOGRAFIA NARRATIVA

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