BAMBI

4845676054_e1c97d2b28_bMARY BARBARA TOLUSSO

Gli umani sono la razza più stupida che io conosca. Se ho imparato qualcosa, sempre dagli animali, il senso dell’amore disinteressato, la cura, l’empatia. Probabilmente il fatto che gli umani parlino, è molto svantaggioso. Finirò per comunicare a gesti, escluso il comunicare in versi.

Gli umani sono la razza più stupida che io conosca. Se ho imparato qualcosa, sempre dagli animali, il senso dell’amore disinteressato, la cura, l’empatia. Probabilmente il fatto che gli umani parlino, è molto svantaggioso. Finirò per comunicare a gesti, escluso il comunicare in versi.

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Talvolta sento quanto il mio animo è ignorante, ambiziosamente ignorante, passo le giornate a leggere non per un atto snobistico ma per soldi e se devo essere sincera quando sento qualche amico o collega dire che leggono per pensare e per capire dico «già», e mi sale la nausea. quindi l’atto del pensare per capire il mondo. conosco generazioni di intellettuali che pensano e pensano e non vivono e che ora mi direbbero: sì ma Mary cosa significa vivere? a cui rispondo: idioti, finché ve lo chiedete non vivete.

(cribbio, un pensiero da Risorgimento, di questo passo finirò per leggere Carducci. rido. scusate sono esausta)

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L’imbarazzante adesione alla vita dei poeti, non ha niente a che fare con la bontà. Tutt’al più saranno buoni quando scrivono, fa parte del pacchetto, se non fossero (anche) crudeli cosa capirebbero di crudeltà o di ingiustizia? A parte il fatto che immaginarsi una persona “pura” di cuore suona un po’ come immaginarsi un santo. O un deficiente.

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Ieri un amico al telefono mi fa: «Ma perché leggi così tanti romanzi?». ma non so ragazzi, la realtà mi pare così patetica.

Di non patetico invece c’è che il cielo sembra libero dai dissennatori.

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Non so voi, io non riesco più a intuire il mondo, capire la gente, si capisce sempre male e ancora male, non si capisce neppure chi ti sta a fianco, amici, mogli, mariti. il mondo pare tutto uno sbaglio perpetuo. se qualcuno mi chiedesse qual è l’elemento più certo della vita, risponderei: sbagliare.

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Stamane all’alba stavo rileggendo alcuni versi, per lo più orfici, di Campana, Rilke e altri, tanto tempo fa un prete mi disse che era bene leggere un pezzettino di vangelo ogni giorno. ognuno ha il suo. quindi perché i poeti? perché sono una corsia preferenziale a un obiettivo prestabilito – la fine – e spero sempre qualcuno mi dia delle risposte, ma nessuno dà risposte, anzi, poi mi affeziono di più a quelli che non mi parlano del futuro, inevitabilmente tragico, ma del passato, il passato che ritorna (l’ho affrontato forse meglio in prosa che in poesia) con la forza dirompente del mito, l’adolescenza, la giovinezza che, beninteso, non intendo come mito estetico, ma come mito di stati d’animo improvvisi e inediti, vissuti quindi in maniera assoluta. ora c’è chi dice che la vita va avanti, che non ci si può trattenere in quel tempo lì, ma io mi chiedo quale sia la forza straniante di esperienze adulte, forse avere un figlio, forse, ma credo anche sia l’unica. per tutto il resto mi è impossibile, per ogni esperienza adulta, non ritornare a quei primi stati d’animo, assolutamente tragici e assolutamente vitali, luminosi, è esclusivamente lì che si fa avanti l’idea della fine, del nostro andare avanti per sottrazione, per cui non riesco mai ad essere totalmente convinta quando mi dicono che invecchiando si impara qualcosa, probabile, certamente cose pratiche, ma per me quello che c’era da imparare si è esaurito nella giovinezza. il resto è stato un accontentarsi di continuo, ridurre la portata, riformulare gli obbiettivi, mai e poi mai abbandonarsi come allora. c’è chi la chiama “maturità”. noi diciamo che un frutto è maturo quando è utile. maturità mi è sempre sembrato un termine vicino ad utilità. di fatto per me questa è la tragedia della vita, diventare maturi, sapere che questo comporterà la sottrazione di tanto, molto che – per me – non gode di alcuna sostituibilità, non perdo qualcosa per riceverne una altrettanto buona. no. la maturità è solo perdita, perché la vita collettiva lo esige, l’altro è necessario, la contraddizione inevitabile, la possibilità di uscirne inesistente. ecco, i poeti mi calmano, dicono calma, c’è questo problema, è inevitabile, ma hai vissuto l’assoluto, sii felice, compi la tua vita se pur nella sottrazione. sii coraggiosa. d’altra parte se la vita non includesse questa contraddizione non ci sarebbe neppure arte. io comunque non sono coraggiosa, col piffero, e non mi rassegno, ma neanche per idea sono coraggiosa, ma non esiste, non c’è più adolescenza? e chissenefrega, la invento, fa tu, ho inventato una storia che è la storia dell’adolescenza, la parola ti permette di ri-creare, ri-chiamare, ri-sentire. ok. finirò in manicomio. e chi mi legge con me. ma niente sottrazioni. non esiste. già ci fregano gli anni. l’emotività no. non-esiste.

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Ultimamente mi trafigge tutto e vivere a Trieste non aiuta. Trieste è spettacolare, fatta apposta per esaltare ogni stato d’animo, se sei felice non sei felice, sei tremendamente euforico, se invece sei così così divieni tutt’uno con uno sciabordio monotono e sempre uguale. non si tocca neanche un assoluto da queste parti (dalle parti del mio corpo, non della città). la gente dice che è normale, invecchiando. la gente è pazza.

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I bambini sono creativi, si vede da subito, riescono a ideare una casa da una coperta fino ai limiti più estremi, all’amico immaginario. se penso alla mia formazione, a ciò che mi seduceva di più del linguaggio rispetto alla musica, alle arti figurative o a quello che volete, era la possibilità di mentire. se poi ci credevano, era quasi un rapimento, lo stesso che provavo quando leggevo le sorelle March. poi arriva Paul Auster e ti dice che il linguaggio non è la verità, ma il nostro modo di esistere nel mondo. non so se essere d’accordo, forse, d’altra parte si inventa tutto quello che manca, è un modo di esistere inseguire ferocemente quello che non si ha, mi dispiace per i tanti poeti e scrittori che amo, ma spero sempre siano in debito di esistenza, che mentano, che inventino, che si sentano perennemente mutilati. è un cattivo pensiero, ma migliorerò, anche perché il mio oroscopo e quello di tutti gli scorpioni prevede che nel 2021 saremo il top dell’appagamento sentimentale, quindi se appagati – noi scorpioni – avremo meno bisogno di fantasia. cioè ci accontenteremo della realtà. oh, non ne va bene una.

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Tutti noi abbiamo avuto l’ “amica o amico bambi”, un genere che serpeggia in ogni genere, ma se vogliamo essere sinceri, serpeggia di più nel genere femminile. Avete già capito, dai. Allora l’amica bambi era quella che se non riusciva a svitare il tappo della bottiglietta d’acqua, chiamava il tuo fidanzato perché, guarda a caso, era il più vicino a lei e lo pregava di aiutarla. Lui lo svitava con lo sguardo di Mike Tyson e l’amica bambi sbatteva le ciglia sussurrando “oh… eroe”. Seguono momenti di commossa empatia reciproca mentre tu, come una scema, non capisci bene che sta succedendo. L’amica bambi era quella che con la scusa della confidenza amicale si strusciava sul tuo fidanzatino e se lo facevi notare al tuo fidanzatino la risposta era la solita: “Ma va… è solo un’amica…”, ma il meglio era: “E poi a me neanche piace”. Finché a un festino li trovavi chiusi nello sgabuzzino dei cappotti a limonare e se lui (almeno) stava zitto, lei alla tua vista lievemente agitata diceva “No scusami… gli ho solo chiesto dov’era lo sgabuzzino dei cappotti ma davvero io non sapevo, non pensavo, non credevo…”. L’amica bambi cade sempre dalle nuvole, con quel fare sospiroso di chi ha una crisi di coscienza e sta davvero soffrendo per te, dopo averti fottuta. Perché vi racconto quest storia? Perché stanotte ho avuto un incubo pazzesco, tipo quando sogni che ti devi ancora laureare, si è rimaterializzata la mia amica bambi dei 15 anni, proprio lei, le sue iniziali erano R. C., non aveva più 15 anni ma era proprio lei. Insomma ero a un festino con un mio amico reale, uno che avrebbe potuto piacermi, ed R.C. continuava a tastarlo e ridere davanti a tutti, poi cambia scena e siamo in una specie di centro culturale all’aperto, ma arriva pure l’amica bambi e il mio amico si eclissa, finché lo vedo camminare verso l’uscita, io lo chiamo tre volte e neppure mi sente, infine l’ultima sequenza, che mi ha fatto ridere, il mio amico ed R.C. sono in uno studio televisivo allestito come una terrazza bar (secondo me era il Kursaal), sono belli e abbronzati e si guardano come nel video dei Coma Cose, c’è una telecamera che li riprende e a quel punto io inizio serenamente a legnare R.C. ma nel farlo mi resta la sua parrucca in mano e capisco che c’ha un brutto male, così naturalmente priva di empatia le dico: «Minchia, manco la morte ti ha cambiata» e poi prendo il microfono e chiedo ai telespettatori se hanno goduto abbastanza di questa volgarità in diretta. Oh, mi sono svegliata sudata e ho dovuto guardare fuori dalla finestra un minuto per dirmi che non ci sono più amiche bambi intorno a me, anche se, diciamoci la verità, queste a 50 anni sono uguali, vanno in antagonismo pure con un paramecio, ovviamente solo se è fidanzato con te. Per par condicio diciamo pure che anche il tuo eventuale fidanzato è un bel bambi (finto ingenuo o rimbambito) e ti dirà sempre, fino alla morte, che non sapeva, non pensava, non credeva. Anzi c’è pure la categoria – dai miei ricordi – che dice: «dovrei andare là, ma c’è anche Bambi, ti scoccia? Vuoi che non vada? Perché posso inventare una scusa e dire che sono da te», quando muoiono dalla voglia di qualche lusinga che li fa sentire Rocky Balboa, ma vogliono pure darsi un alibi che sollevi la loro sporca e brillante coscienza. Gesù… grazie a dio era solo un sogno. Fine.

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O quella cosa di mente sana in corpo sano non l’ho mai capita fino in fondo. Se devo essere sincera quando mi alleno faccio molta più fatica a pensare, troppa salute, secondo me la troppa salute non va moltissimo d’accordo con l’intuizione, non so come funzioni il cervello, ma quando mangio, bevo e fumo il mio è più veloce.

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Ma perché festeggiano la giornata dei single se nessuno vuole rimanere solo? pure io ho tanti amici/amiche separati, divorziati, alcuni dei quali azzardano pure alla solitudine come una sorta di ritrovata panacea, beninteso, con una fila di amanti, ma quella si chiama comodità, non solitudine. piuttosto perché non si inventano l’amante day? ci pigliano dentro single e soprattutto non single, secondo me sarebbe un’operazione di marketing più efficace. vabbè, non importa.

ENDOXA - BIMESTRALE LETTERATURA

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