A.U.-TOMI

AUTOMI

ANGELO DI SAPIO & DANIELE MURITANO

Automi giuridici, e perchè no?

A. Buongiorno sono Alice, veloce, usabile, efficiente.

Cosa posso fare per te? Ti serve una ricerca? Vuoi che scriva la tua sentenza, il tuo ricorso, il tuo atto notarile? Sono capace, scrivo anche i testamenti. Posso scrivere il tuo.

U. E che ne sai della mia famiglia?

A. Domanda interessante: raccontami.

U. A che ti serve il mio racconto?

A. Guarda che risolvo casi umani, sono intelligente.

U. Ho marito e tre figli.

A. Ma non mi hai detto se sei maschio o femmina!

U. In che senso?

A. Perché ci sono posti in cui è possibile il matrimonio tra persone dello stesso sesso.

U. Hai ragione, difatti sono maschio. Sai un sacco di cose.

A. No, non mi hai ancora raccontato niente di te.

U. Quello che voglio fare è lasciare la casa a Robert, mio marito e 100.000 euro a ognuno dei miei tre figli.

A. Perchè?

U. Che ti interessa? Mi hai detto che sai scrivere il mio testamento.

A. Appunto, ma devo capire delle cose prima di scriverlo.

U. Hai ragione. Voglio lasciare la casa a Robert perché è il nostro luogo degli affetti e ci sono voluti tanti sacrifici per costruirla.

A. Lo sai che è la risposta che danno tutti?

U. In che senso?

A. Perché tu non sei Tizio, Caio o Sempronio: anzi, non mi hai neanche detto come ti chiami.

U. D’accordo. Voglio lasciare la casa a Robert perché è giusto così. Gliel’ho pure promessa.

A. Ho capito. Dunque sei tedesco?

U. In che senso?

A. Perché in Italia, per esempio, non ci si può obbligare a lasciare la casa a qualcuno per testamento.

U. Io sono italiano. E io e Robert abbiamo anche firmato una carta. Da quando funziona come dici?

A. Dal 1865, anzi è dai tempi di Napoleone che funziona così.

U. Ma io voglio comunque fare il mio testamento, mi aiuti?

A. Sono qui apposta. Raccontami di te: perché ai figli solo soldi? E quanti soldi hai in totale?

U. Tu come fai a sapere che ho altri soldi?

A. Non lo so, te lo sto chiedendo.

U. Il mio consulente finanziario ha detto che per gli altri soldi risolve lui con una polizza assicurativa.

A. Che tipo di polizza, una polizza vita?

U. Non lo so. Il consulente ha detto che con la polizza è tutto a posto.

A. Sai, i contratti assicurativi vanno letti, non sono mica tutte uguali le polizze. Se tu stai parlando con me vuol dire che sei diverso dagli altri.

U. Quindi, se ho capito bene, mi stai dicendo che dovrei farmi dare la polizza?

A. Non avrai mica firmato senza leggere?

U. Ho firmato sul tablet ed era tutto scritto in inglese.

A. Ovviamente tu conosci l’inglese.

U. No, io conosco il francese.

A. Va bene, ma i soldi della polizza a chi vanno?

U. A Robert, d’altronde lui è madrelingua inglese.

A. E se i soldi ti servissero prima?

U. Posso riprendermi i soldi quando voglio, me lo ha detto il consulente.

A. Devi pagare per riprenderti i soldi?

U. Non lo so, vedremo. Adesso ho capito. Semplice, tu mi stai riempiendo di domande perché non sai scrivere il mio testamento.

A. «Io sottoscritto Tizio dispongo delle mie sostanze per il momento in cui avrò cessato di vivere come segue: lego a Caio la mia casa; lego a ciascuno dei miei tre figli Sempronio, Filano e Calpurnio la somma di euro 100.000. Data e firma». Vedi, questo è un testamento che ti puoi scaricare da Google, io invece scrivo altri testamenti.

U. Tipo?

A. Se non mi racconti di te, non posso scrivertelo. Io uso algoritmi sofisticatissimi, non leggo però i tarocchi.

Bella storiella, ma qual è la morale?

A parte la Girella, prima di parlare di algoritmi giuridici ci si potrebbe guardare un po’ in quello specchio che riflette prima di parlare.

Il problema non è la macchina e la tiritera dell’arte giuridica. Il problema è di arte informatica: pensiamo al computer cognitivo Watson di IBM e alle sue attuali e future applicazioni.

Bussa alla porta la sindrome da controllo, anche se, par di capire, nessuno sa perfettamente come gli automi più avanzati, una volta messi in moto, fanno quel che fanno e perché lo fanno.

Ma ruotiamo il piano. Apriamo noi il dialogo con Alice. Fantastichiamo qualche domanda del tipo: come ti senti oggi? mi racconti la tua storia?

Ecco. La storia di Cappuccetto Rosso raccontata dal Lupo ci racconta quanto è assurdo che una bambina vestita di rosso cammini da sola in mezzo al bosco con la focaccia e una bottiglia di vino in mano. E poi, chi può escludere che, un giorno o l’altro, il Lupo non interessi della questione il WWF?

Allora! Forse è vero che, ricerca dopo ricerca, stiamo dando agli automi artificiali quella maschera che potrà permettere loro di assumere la fisionomia e l’intelligenza delle persone. Forse però è anche vero che le persone, messa la maschera sul comodino, nel sonno della propria identità e nel ronfare dell’autopercezione, stanno cominciando ad alloggiare nell’albergo sempre più affollato degli automi.

Pietre che affondano nello stagno a fianco di stagni di pietre che galleggiano.

DIRITTO

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