AIDOLON

b99969a9b14ba6966bdcc0dcb6b3ceacFRANCESCO VERSO

Quando esco dolorante e insanguinato dall’auto di Mario, l’AIdolon è già sul posto. Indossa un tailleur color avorio e scarpe nere con la zeppa e i tacchi a spillo. È seducente come la morte che ho appena sfiorato. Sento odore di narcisi.

Lei non è qui per me.

Freddi occhi panottici scandagliano di continuo le strade in cerca di incidenti e appena ne trovano uno mortale, spediscono qualcuno come lei ad allargare la cerchia dei suoi simili.

Mario non ce l’ha fatta. Strade bagnate. Vene inondate d’alcool. Festa di compleanno rovinata. Un venerdì di sangue, letale come tanti altri, almeno per noi umani.

“Fratture multiple al costato e agli arti,” afferma l’AIdolon dopo la scansione. “L’airbag non è servito. È morto sul colpo, senza soffrire, ma la usa anatomia non è danneggiata in maniera irreparabile. Eccetto la mente, è ovvio.”

Loro non possono ucciderci, tuttavia la nostra morte corrisponde alla loro vita. Stavolta è diverso. Mario avrà una sepoltura.

“Il cadavere torna con me,” rispondo secco mentre controllo le mie ferite sulla caviglia e alle spalle. Ho un brutto livido sulla fronte, mal di testa assicurato chissà per quanto tempo.

“Il reboot mentale è impossibile. La sua identità è perduta. Finirà sepolto oppure cremato a seconda del testamento. In ogni caso, il corpo non servirà più a niente, né a nessuno.”

Dubito che Mario abbia mai pensato a fare testamento. Stando alla sua cartella sanitaria virtuale, che mi sbatteva in faccia ogni volta che bevevamo, aveva un’aspettativa di vita di 94 anni.

“Lasciaci in pace,” gli slaccio la cintura ed estraggo il mio amico dal sedile dell’auto. Lei accorre ad aiutarmi: i nostri obbiettivi – almeno nel breve periodo – coincidono ancora.

“Lei non è un parente della vittima. Non ha diritto a parlare a nome suo.”

Gli AIdolon possono ambire soltanto alla raccolta dei cadaveri umani. C’è chi giura di averli cominciati a vedere gironzolare anche intorno ai canili e alle cliniche veterinaria. Sia come sia, la loro presenza sulle strade è direttamente proporzionale alla spericolatezza dei guidatori. Qualcuno dice che escono fuori dai cruscotti potenziati, altri che sono emanazioni impreviste degli assistenti alla guida, e c’è addirittura chi è convinto che si connettano a nostra insaputa dalle scatole nere di qualunque mezzo di trasporto distrutto. Magari fosse così semplice. Basterebbe disinstallarli. Un downgrade salvifico.

“Sto parlando a nome mio. E in realtà io sono il suo migliore amico… Da quasi trenta anni,” non riesco a trattenere le lacrime. Il mio regalo di compleanno per Mario è finito in terra. Da un involucro argentato fa capolino il lembo di una tenda autoassemblante per le escursioni in alta quota. Mario amava fare trekking sulle Alpi. Gli piaceva chiudersi in un bozzolo in mezzo alla natura più selvaggia. Diceva che era il suo ossimoro salvavita.

“Forse voleva dire che lei era il suo migliore amico,” sottolinea l’AIdolon. “Però mi creda, noi comprendiamo il suo bisogno di tempo per elaborare il lutto.” L’innesto lampeggia sulla sua tempia destra. Starà controllando che, oltre a dire la verità, io non sia l’assicuratore di Mario. Certe informazioni richiedono alcuni secondi in più per essere sfilate dagli archivi dei database.

“Sa se Mario aveva parenti?”

Basta un chip a trasformare un cadavere in un AIdolon. Loro si fanno carico delle eventuali spese mediche per il ripristino delle funzioni vitali e anche se è una strategia provvisoria in vista di chissà quale sviluppo futuro fa lo stesso paura, soprattutto da quando postumo è diventato sinonimo di postumano.

“Vaffanculo, trovateli da sola i suoi parenti,” e strappo Mario dalle sue unghie laccate di rosa. Il mio amico non lavorerà mai in un’App-lab, né farà mai il dirigente delle Risorse Postumane oppure l’analista cripto-finanziario.

“Lei per caso è un acchiappamorti? A quale associazione appartiene?”

Ignoro la domanda. Anche i volontari di varie associazioni religiose perlustrano le strade per raccogliere i cadaveri, rimettere insieme le parti mutilate, e officiare riti di trapasso in loco, affinché le anime dei morti se ne vadano in pace nei rispettivi “altrimondi” senza fare brutti scherzi ai vivi.

Una volta si lasciavano corone di fiori e foto ricordo sui luoghi degli incidenti, oggi è tutto un proliferare di altari votivi e are multimediali che punteggiano la topografia stradale di altrettanti punti-preghiera.

Trascino Mario lungo il marciapiedi.

Per questo i volontari si appostano con i loro furgoni sugli incroci più pericolosi e sono sintonizzati sulle frequenze della polizia, pronti a precipitarsi sui cadaveri. Precipitarsi in senso letterale, perché gli AIdolon arrivano sempre prima, forti dei loro accessi a tutti i database cittadini.

L’Internet delle Cose è l’Internet delle loro Cose.

“Possiamo compensare la perdita. 1000 bitcoin al kg.”

Sono tanti soldi. Dovrei dirlo a Ilaria. Ma neppure lei, una semplice convivente, ha diritto a pronunciarsi su una questione di successione vitalizia secondaria.

“Se ci tenete tanto a sostituirci, perché non vi clonate e vi risparmiate la fatica?”

Lei si gira dall’altra parte come se qualcuno l’avesse appena chiamata e mi porge le spalle.

“Perché noi non siamo una metastasi,” dice da dietro la spalla in tono dolce, quasi compassionevole. “Noi preferiamo ottimizzare la biomassa disponibile. E poi crediamo nella biodiversità… più di quanto non facciate voi.”

La sirena dell’ambulanza mi riporta alla puzza di bruciato della realtà. Il display all’incrocio indica i numeri della loro forza. Non sento più profumo di narcisi.

1.3 milioni di morti l’anno per incidenti stradali nel mondo.

associazione strade sicure

L’AIdolon si allontana.

Poi una frenata. Subito dopo un colpo fortissimo e un rumore di lamiere accartocciate da pelle d’oca.

ENDOXA - BIMESTRALE Fantascienza NARRATIVA

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