V.I.T.A.: GENERATORE AUTOMATICO DI PREGHIERE

47827444-gesù-fa-un-selfieMARY BARBARA TOLUSSO

Caro Gesù,

che meravigliosa mattinata. Stamane a Trieste pioveva in modo delizioso, era davvero rilassante attendere il bus alle 6 di mattina con 25 valige. Dopo di che salgo sul treno e trovo la solita rompiballe che mi chiede se posso sedermi lì invece che qui perché altrimenti a lei viene la nausea. Prego. Poi ricevo in whatzup un cambio di scaletta per un impegno che mi fa saltare tutto un programma. Fantastico. E dopo 10 minuti una mail di un ufficio stampa che mi proponeva delle correzioni su un mio pezzo, come dire, io ero già un tantino agitata ed è andata come è andata, cioè ho chiamato questo ufficio proponendogli di farmi da editor anche per altre mie pubblicazioni , se ne ho le palle piene, soprattutto dalle 10.40, quando mi rendo conto di aver dimenticato a Trieste le chiavi per Milano. E naturalmente tutte le persone che hanno una copia delle mie chiavi sono coincidenzialmente fuori Milano. Che fare? Non lo so. So però che la rom che mi ha fermato appena messo piede in stazione per chiedermi soldi per nutrirsi, nonostante fosse grassa e bassa, chiedendo e perseguitandomi per chiedere, ora probabilmente sta facendo un biglietto per tornare in Romania. Così per par condicio mi sono comprata un panino e sto pasteggiando nei parchetti davanti alla stazione con albanesi e trasgender, ci sono pure dei militari con il mitra in mano che mi guardano come fossi una pazza, probabilmente perché nel frattempo ho stretto amicizia con una drag queen che mi sta spiegando che lei ogni tanto viene pure a fare il bucato, sulle fontanelle della stazione. Poi i triestini dicono: Uh Milano che noia. Comunque per un tot di ore sono parcheggiata qui con una bella banda di gente. D’altra parte io mi adeguo e faccio del mio meglio, ho appena rubato a un vucumprà un caricabatteria da borsetta, però gli ho acquistato un braccialetto orrendo che regalerò a qualcuno che mi sta simpatico. I ragazzi skeittano, le drag queen cantano, è uscito pure il sole e io sono vestita da meno 3 gradi. Un entrée favolosa. Voglio morire.

                                                                            §§

Caro Gesù,

quelli che in messenger ti chiedono se hai un marito, se hai un fidanzato, se hai un amante. belli miei se voi non riuscite ad avere né questo né quello fatevi delle domande e, per carità, non datevi troppe risposte. un consiglio. avere 1 amante è out. la letteratura ci insegna che bisogna averne almeno 3. e comunque tutto lascia prevedere che non sarai mai tu, anzi c’è da chiedersi come mai, secondo le leggi di Dawkins, il gene egoista abbia scelto proprio te come sarcofago. certo la natura a volte è strana, ma non importa, tanto dopo l’invenzione della democrazia pure la natura si è rotta le balle.

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Caro Gesù,

io me lo ricordo il primo giorno che sono diventata signorina. una tragedia. avevo delle mutande azzurre per cui, potete immaginare, il colore che risultò mi mise in panico, urlai dal bagno chiamando mia mamma, era di domenica, le dissi come mai c’era quella roba di colore marrone nei miei slip se io non avevo avuto nessunissimo stimolo, che ero ammalata, che stavo per morire, che bisognava chiamare Riccardo, che era il medico, roba che svengo sulla tazza del cesso, ero già ipocondriaca, avevo 13 anni. mia mamma si mise a ridere dicendo: “Ma no sei diventata grande”, dio che palle, la guardai come si guarda un carro funebre e mi chiusi in camera a piangere. non c’era modo di smuovermi finché mia mamma disse: “Potresti andare dalla nonna, in questo caso i nonni danno 200 lire”. ideona. mi alzai e non solo andai dalla nonna, andai da tutti i miei vicini, insomma ho battuto tutta via Trento, giuro, mi presentavo dicendo: “Oggi sono diventata signorina, la mamma dice che dovreste darmi 200 lire” e me le davano ovviamente, finché un’amica di famiglia, la signora Anna che abitava di fronte, mise al corrente mia madre di ciò che stava accadendo. chissenefrega, avevo tirato su 5600 lire. poi venne a trovarmi la figlia della signora Anna, Rita, che a quei tempi era la mia migliore amica e disse: “Ora se baci uno puoi rimanere incinta”. “Ma devo baciarlo con la lingua?” chiesi, ci tenevo a specificare perché Rita due anni prima mi aveva detto che i baci veri si davano con la lingua, ma io già lo sapevo perché avevo visto mio papà baciare mia mamma con la lingua e nell’occasione mi feci venire una crisi d’asma. comunque poi ci vollero secoli per abituarmi all’idea di essere diventata grande, ma ricordo che alla mia amica risposi che ero certa, totalmente certa che io non avrei baciato nessuno con la lingua perché non volevo figli, oltre al fatto che doveva fare VERAMENTE schifo baciare qualcuno con la lingua, ed effettivamente anche ora quando accade NON devo pensare che sto baciando uno con la lingua, mi riesce meglio se ho bevuto, anzi forse non ho mai baciato nessuno da sobria. insomma, pare non essere cambiato quasi un cazzo da allora. A parte i soldi. Che meraviglioso lunedì. C’è il sole. E per la cinquecentesima volta sono diventata signorina. Una gioia. Vado da Replay.

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Caro Gesù,

vorrei essere un uomo per farmi più gatte morte possibile, a parte che se proprio vogliamo, senza schemi fissi, me le potrei fare anche da donna (alla prima battuta sconveniente sarai bannato), ma per dio il genere non mi ha mai incuriosito e appunto deve essere perché non fornita di attributi, invece credo sia pazzescamente fantastico eccitarsi per una che non ha mai un cazzo di opinione su niente, sta in disparte, abbassa lo sguardo a ogni complimento, non sa fare da mangiare, non sa stirare, non sa cambiare una lampadina, praticamente non sa fare un cazzo, le pesa sempre la borsa, per cui ci sarà sempre un uomo pronto a sollevarla dalla fatica. In genere hanno gli occhi azzurri, un po’ di mascara e un velo di nude sulle labbra, d’obbligo il vestito sottotono, beata ingenuità, no dicevo io per eccitarmi devo incrociare uno che assomiglia intellettualmente a dio o essere profondamente ubriaca per immaginarmi in un universo parallelo e quindi, capite, vorrei essere un uomo, assolutamente, avere tutte quelle cosine là, muscoli, nervi, sinapsi che collegano come una fionda l’uccello al cervello e rilassarmi, finalmente, beato e beota credendo che esattamente quella tipa lì, quella così carina e timida, sicuramente troppo intelligente per esprimersi, desidera proprio me perché, è chiaro, acconsente a tutto ciò che dico e mi guarda come se fossi Einstein. O Proust. sì gesù fammi il miracolo: un mese e un harem di gatte morte, morire così, intensamente appagato, senza capire un cazzo.

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Caro Gesù,

effettivamente devo confessarti che ho bestemmiato un pochino questa mattina per via del bel tempo, ma solo mentalmente, giuro, e una volta sola in forma scritta in un gruppo di whatzup che ho con 5 disperati di miei amici. Sì però anche tu, mi hai fatto andare a quella festa, venerdì sera, e meno male che mi ero vestita da radical, sai se no che figura. Potevi anche avvertirmi però, di colpo mi sono trovata in mezzo a tutti questi tizi vestiti da semi pezzenti con il culo foderato di cachemire. Io anche me ne frego, ma cavolo, parlavano di cose che capivano tra loro, fa conto che quando hanno visto i tramezzini sul tavolo – etnico naturalmente – mica hanno detto: wow il cibo! No. Loro dicevano: food. Prendimi un po’ di food, ora mi dò al food, ottimo questo food. Poi mica guardano o leggono roba italiana, no no, è vietato, solo libri e film rigorosamente in lingua straniera, se non sono stati trasmessi in Italia ancora meglio, io gli ho dato soddisfazione perché delle serie che mi ha citato un tizio non ne conoscevo manco una, però poi ho fatto finta di conoscerle se no sembravo troppo idiota e se risulti troppo idiota poi gli uomini si innamorano. In realtà non sapevo come togliermelo dai coglioni. Così quando mi ha chiesto cosa facevo gli ho detto che niente, per lo più scrivevo per dei giornali di nicchia, tipo la rubrichetta del vigile Agenore o del ferroviere Alfio: “WOW” ha detto lui tutto eccitato, cristo santo, mi ero dimenticata che i radical chic sono così snob, ma così snob da non riconoscere i veri snob e diventare deficienti. Poi mi ha detto che non legge l’oroscopo, escluso quello dell’Internazionale, ovvio, che Instagram è da sfigati e che preferisce Flickr e mi ha fatto vedere alcune sue foto, mica ho capito dov’era, mi sembrava un coglione in mezzo a un gruppo di contadini ugandesi, un po’ tipo te Gesù. Contento lui. Sì però quando mi ha detto: “Visto come ha piovuto?”

“Già”, ho risposto io.

“Non sono normali queste violente precipitazioni. Sai perché?” ha detto lui.
E io ho risposto che di solito è quando i cristalli delle nuvole sono pesanti e devono precipitare.
“No” ha detto lui “è a causa dello scioglimento dei ghiacci”. “Scusa”, ho detto io “devo andare a fare pipì”. E poi mi sono nascosta dietro una colonna in terrazza, almeno fumavo in pace, e guarda che è anche colpa tua. Sì perché non è che questi sono diversi da quelli che hai caricato a mille con la storia dello spirito, cioè lo dice il vangelo di Giovanni oggi eh, mica fandonie: “Darò ad alcuni di voi lo spirito di verità che il mondo non conosce, voi invece lo conoscete e starà presso di voi”. Ecco, identici, questi sono i discendenti, hanno lo spirito di verità attaccato al culo. E il bello è che vestono uguale. E poi il tizio dei ghiacciai mi ha ripescata, sì perché non è che potevo ibernarmi in terrazza tre ore. E indovina che mi ha detto: “Sai che con lo scioglimento dei ghiacci si riverserà nell’Oceano un trilione di pezzi di plastica? Tutta roba intrappolata sotto i ghiacci”. Io volevo morire, giuro. O almeno essere un pezzo di plastica. Comunque non è che bisogna studiare ad Harvard per farmi un piccolo favore, io che sono una signorina di famiglia, educata e tutto quanto. Scusa, sono gli opposti che si attraggono, ma fammi invitare a una festa di bombaroli cristo santo, che cazzo ti costa. O almeno da qualcuno che dia fuoco ai cassonetti, non so, un qualunquista qualunque. E oggi in chiesa era pieno di scout. Sembra che fai apposta. Comunque alla festa ho buttato roba di plastica nel sacco dell’umido e l’ho fatto davanti al tizio “Così diamo una mano ai ghiacciai”, gli ho detto. Ed è sparito. Grazie.

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Caro Gesù,

mai capito questa roba dell’amore gratuito. Non so voi, io pure da piccola, quando a scuola o a catechismo ti spiegavano questa cosa dell’amore gratuito, più di una volta ho chiesto: «Perché?», voglio dire, «quando prego Gesù» chiedevo «che protegga la mamma, il papà e il mio cane non è mica gratuito?». E pure alle medie, dove il terreno era fertile e le tonache giravano come la polvere, più di una volta ho chiesto «Ma cosa vuol dire amare perché bisogna amare?» Silenzio. Per non parlare delle superiori, mi ostinavo a sostenere che non c’era niente di gratuito, figuriamoci l’amore, «La cui essenza riverbera proprio nella sua gratuità», diceva quella di filosofia. Per me era roba da bicicletta senza sellino, tanto più in una comunità chiusa come la nostra, dove la sopravvivenza si giocava nella capacità di mietere vittime, mostrare debolezza in una prigione è sinonimo di suicidio. amore gratuito, certo: «Senti io ti passo dieci sigarette se mi risolvi il compito di aritmetica razionale, e quel che meglio ti dico dove andare a fumarle senza che ti scoprano», amore gratuito, come no «Ascolta, io ti affondo Lucia, ho già in mente come, se tu mi copri mercoledì» il mercoledì potevamo uscire dalle 15 alle 17 «tu dici che vieni con me in centro e io vedo Matteo». amore gratuito per noi significava un sacco di roba, fumo e altri medicamenti, tra cui fumetti porno, andavano a ruba, d’altra parte potete immaginare la morbosa curiosità di un branco di quindicenni. Ma vi interesserà capire come me li procuravo, certo. Dunque: a 100 metri dal collegio c’era un’edicola gestita da un vecchio ottuagenario pedofilo, ci passavamo davanti ogni mattina per andare all’Arcivescovile, la scuola. Questo tratto io lo facevo con Sara (ho cambiato il nome perché Sara gira da queste parti), mia coetanea, mora, carina, un’esca perfetta. La cosa si giocava in pochi minuti, il vecchio porco ci invitava ad entrare in edicola ogni santa mattina e io, infida, spingevo Sara dentro «Dai dai cavolo un minuto» le spiegavo «sbatti gli occhi e come tenta di toccarti esci subito» lei si lamentava e mi diceva «Ma scusa no dai Mary per favore, perché non ci entri tu?», «No» dicevo io «io non ho tette», così mentre la povera Sara armeggiava per non farsi toccare, io rubavo un fascicolo dei più celebri fumetti, quelli che riuscivo a fregare insomma e probabilmente il vecchio lo sapeva, ma era talmente generoso da farsi fottere. Puro. Amore. Gratuito. Il punto è che fuori di là le cose non mi sembrano molto diverse. Hanno solo cambiato nome e dipende sempre da che parte vuoi stare. E poi certo, c’è un sacco di gente pura, gente che dalla mattina alla sera dice di amare gratuitamente, determinate cose e persone, non per averne vantaggio. Che eroi. Io non vedo perché nasconderlo, a me pare normale che due individui si amino per averne dei vantaggi personali. La stessa volontà di aiutarsi a morire, e non a vivere come si crede, è un vantaggio personale, lo dicevo a un amico giorni fa, ma c’è pure scritto nel mio ultimo libro. Non so perché ho tirato questa sega. Forse solo perché se potessi, se non fossi invasa da questo spreco scritturale che vi dedico, e soprattutto se esistesse, chiederei a Gesù di fare fuori buona parte di voi. Senza amore. Ma gratuitamente 😃 così come sono certa che molti di voi vorrebbero fare fuori me. Per cui se l’odio ha sempre dei motivi, come mi pare logico, perché l’amore non dovrebbe averne?

ENDOXA - BIMESTRALE NARRATIVA

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