IL VIRUS E LA CARPA A SPECCHIO

edwin-hooper-Q8m8cLkryeo-unsplashSAVERIO FATTORI

Padania sud-est, Ottobre 2004

Da dodici giorni non ho alcun contatto con M.O. Computer infestato da virus. Allegati alle mail in Word pad che si aprono sempre più lentamente, poi via via sempre più inaccessibili. Sono ai ferri corti con il negozio di assistenza tecnica. Ho minacciato azioni legali. Hanno sradicato le metastasi virulente e sostituito il sistema operativo, ma si sono permessi di svuotare tutto, tutti i file, le interiora del disco rigido. E comunque non riescono a capire dove si annidi il problema. I due tecnici si guardano in faccia, le loro ipotesi sembrano ragionevoli ma io sono sempre più nervoso. Li seguo gravido di aspettative, neanche avessi un parente al primo ciclo di chemio. Pensano abbia una tresca amorosa che viaggia via mail, pensano che sia una piccola testa di cazzo dedita alle chat line. Interpretano così la mia ansia probabilmente. Sto al gioco. Non ho voglia di raccontare nel nostro carteggio infinito, della follia della nostra falsa biografia autorizzata, di come tutto il materiale sia scivolato in qualche buco di culo di antimateria di questo imbroglio tecnologico.

Nemmeno M.O. riesce a leggere i documenti, così almeno mi giura al telefono, ma alterna le versioni, si contraddice, a volte dice che addirittura non ha ricevuto nulla (sto dunque definitivamente impazzendo? O è questo che vorrebbe farmi credere?). Gli chiedo di mandarmi una mail di prova.

Il ragazzo con barba e forfora ha modi pacati e scandisce bene le parole. Non ho dimestichezza con i termini tecnici in generale, ho molte difficoltà nel gestire problemi e a compiere azioni risolutrici, e ora che sono in panico non riesco a concentrarmi, mi limito a biascicare bestemmie. Il ragazzo con la forfora anche nella barba mi deve scrivere STRUMENTI, ACCOUNT, PROPRIETA’, POP 3, SMPT, APPLICA, OK, su un post it giallo e mi suggerisce di mandare una mail a me stesso. Così, per prova. Devastante, ma a lui sembra assolutamente normale.

È entrato in negozio un tipo sulla trentina completamente glabro e di una bruttezza rara. Sgradevoli macchie scendono lungo il collo. Tiene in mano una videocassetta sulla pesca alla carpa dal titolo It’s my life, credo voglia riversarla su dvd o su una chiavetta usb. Trovo tutto questo molto irritante. Il tecnico non può distrarsi per questa cosa orrenda, il mio problema è vitale. Io vengo prima di tutto. Anche la carpa in copertina è glabra. È una carpa a specchio di minimo venti chili. È un animale repellente che ci ciba di mais e nei casi più rari anche di larve di mosca carnaria. Non mi viene in mente nulla di più ripugnante. Il pescatore maculato deve uscire entro trenta secondi o sfascio tutto.

Il mio pc non riesce più ad aprire il documento nominato Chi ha ucciso i Talk Talk? Devo prendere atto di questa evidenza, mentre l’ordigno scricchiola una clessidra appare al centro dello schermo aumentando il mio sconforto. Sono rimasto seduto immobile a fissare le prevedibili evoluzioni di questa piccola inutile clessidra credo per ore, molte ore. Come ipnotizzato. Non saprei dire per quante ore, giorni, mesi, anni. Ho pianto.

Quasi il pianto per una volta avesse funzionato come una preghiera laica, il documento mi è apparso, quasi un sogno, ma scorrendo le pagine mi rendo conto che molte parti risultano illeggibili. File interminabili di lettere e numeri in ordine casuale si alternano a frasi superstiti. Il disco rigido emette scricchiolii strozzati sempre più sofferti. E la clessidra è sempre lì, al centro. Sto appiccicato al telefono, sudo acido, le mie frasi escono sconnesse, imprecise, il tono a volte è violento, poi supplichevole, il tecnico all’altro capo del filo dice che ci sono stati problemi con la rete Telecom nella nostra zona, perfino un idiota come me può capire che mente, prende tempo, ho la voce acutizzata dall’isteria, in chiusura di chiamata sbatto giù il telefono fino a crepare la plastica lungo tutta la lunghezza della cornetta.

Sono le 11.19 di sabato 20 ottobre quando devo rassegnarmi al fatto che il documento in word pad è pressoché distrutto, le frasi superstiti galleggiano misteriose tra

aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa££££££££££££££££££££££££££££££££QQQQQQQQQQParti male ragazzo????????????????????555555555555555555pppppppppppppppppppppppppppppppppppppppppppppppppppIl gioco delle facili seduzioni&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&I ricordi comuni di una generazione mi mettono lo schifo addossoMMMMMi ricordo di Atlas Ufo RobotMi ricordo i nomi Actarus e Goldrake Mi ricordo la casetta di Barbie che avevo costruito per mia sorella Mi ricordo Carosello Mi ricordo It’s my life dei Talk TalkùùùùùùùùùùChe ci faccio con minimi comuni multipli del genere Misere cazzate rielaborate da cervelli in decomposizione senileççççççççççççççççççççççç$$$$$$$$$$$Che fine hanno fatto i Talk Talk? Perché non hanno combinato più un cazzo dopo Such a shame0000=====================================================================Le solite storie di eccessi&drogheLe solite disarmonie post successo)))))))))))))(((((((((((((((Fragili ali spezzate LA CONFERMA DELLA FRAGILITA’ è LA NON SOPRAVVIVENZA O NE CONOSCETE UNA PIU? NETTA?òòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòtONDELLI, ANCORA LUI, sempre così ingombranteeeeeeeeeeeeNella sua grandezza la sua padanità cosmica da Correggio mi mette sempre di cattivo umore^^^^^^^^^Non ho intenzione di incontrare M.O. in futuro///////////////////Per me tornare sul luogo del delitto Piano ammezzato Errore666L’errore più geniale Afterhours)))))))) Io non ho mai trovato collocazione&Fuori tempo&Fuori posto Ovunque Disallineato Disarmonico Scaleno33333333£££££££££££££££££££ììììììììììì+++++++++++è la mia forza la mia malattia è la mia stessa forza ma sono carne in un reticolo di nervi e un mare di sangueeeeeeeeeeeeM.O. arrivi a Bologna nel 197777777777777777777777????????????????Dov’eri il 12 marzo 1977 Confessa ne avevi i coglioni pieni di molotov e radicalismi politici______________________________________________________________________________________________________________________-

Il resto è sparito.

Riconosco che il virus ha lavorato seguendo una sua idea di performance legata alla scrittura, una forma d’arte visiva. Dai sintomi è come se non riconoscesse il formato del carattere del documento. Adesso uscirò da questa casa, mi chiuderò la porta alle spalle, scenderò le scale, avvierò l’auto lungo il vialetto e arriverò al negozio in tre minuti secchi. Quei coglioni dovranno spiegarmi cosa cazzo sta succedendo. Non attendo il mio turno, mi sono fatto una lista delle cose che non vanno e devono capire quanto possa essere pericoloso e non pagherò nulla per i programmi che mi hanno installato, il virus non è stato estirpato, si riproduce, riproduce sé stesso. Il tecnico pare dimagrito dall’ultima volta, il rimorso forse l’ammorba, ma è convincente, dice che non c’è bisogno che paghi subito per il loro lavoro, dice che il mio pc è solo un po’ lento e che verrà a fare un salto a casa mia per alcune verifiche. Appena troverà tempo. Il negozio è affollatissimo. I virus di ultima generazione sono subdoli e devastanti, ma gli ultimi aggiornamenti di antivirus che mi hanno installato avrebbero dovuto tutelarmi. Il tipo blocca lo sguardo gelido nella mia direzione poi fa la domanda che tiene tra la lingua e i denti da alcuni giorni:

 “Ma in quali siti vai a curiosare? È pericoloso navigare a vista.”

Un paio di avventori alle mie spalle si fanno scappare due sottili risolini. Dovrei davvero squartarvi, dovrei rendervi simili a enormi, schifose, lucide, carpe a specchio.

“No, niente di particolare, niente siti strani, senti non fa di fare il cittadini indignato, ma col computer ci lavoro, ok, non ci mangio, voglio dire, non è proprio un lavoro, non ci campo, vabbè, lasciamo perdere, ma scrivo cose poi mando aggiornamenti quotidiani a una persona, cose che la riguardano, insomma ci rimpalliamo i file modificati e ora dice che non riesce ad aprire i miei allegati, il suo antivirus lo avverte che sono potenzialmente pericolosi e in effetti nemmeno io riesco a ritrovarli integri. È un grosso problema, c’è il lavoro di mesi dietro.”

Il ragazzo con la barba e la forfora anche nella barba si gratta la testa, nel suo cervello pigro sta comunque nascendo una larva di pensiero.

“E gli altri documenti? E con altri indirizzi di posta ha problemi?”

“Ho problemi solo su questi documenti e la posta elettronica funziona.”

“E non ha salvato nulla…”

“No. Ottanta fottute cartelle. Stavo dando un senso ad appunti che non avevano nessun senso logico.”

“Noi crediamo che il tuo pc sia a posto.”

“A posto un cazzo.”

“E se fosse la persona cui mandi questi documenti ad avere infettato il file?”

I due alle mie spalle emettono uno strano rumore all’unisono. È il risucchio della carpa a specchio quando nei mesi estivi di caldo torrido boccheggia in superficie elemosinando ossigeno.

Estrapolazione da Saverio Fattori, Chi ha ucciso i Talk Talk?, Alberto Gaffi Editore, Roma, 2006.

Photo by Edwin Hooper on Unsplash

 

 

 

Endoxa FILOSOFIA NARRATIVA

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: