PANDEMIA, DISTOPIA, IDIOSINCRASIA

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JURI CAMBARAU

Alle 18:30 la spiaggia era deserta. Il vento di maggio alzava debolmente i granelli di sabbia superficiali. Era l’ora che lei preferiva. Prese il telo e lo adagiò ad appena un metro dal bagnasciuga, poco prima che finisse la sabbia asciutta, così da poterci infilare i piedi nudi fino alle caviglie. Distolse per un attimo lo sguardo dall’orizzonte e si voltò indietro per guardare l’inclinazione della prima luce del tramonto infrangersi addosso ai pochi recinti  di plexiglass dello stabilimento balneare ormai opacizzati e rimasti ancora in piedi, al centro dei quali un paio di anni fa si ergevano ombrelloni a spicchi gialli e arancioni. Ricordò con tristezza, dentro all’accenno di un sorriso,  quel goffo e ostinato tentativo che l’uomo utilizzò per illudersi di poter dare una parvenza di normalità durante la prima ondata della pandemia.

Ogni volta che qualche raffica di vento rinforzava da est, la donna si tirava gli occhiali da sole sulla testa per scrutare meglio l’orizzonte, poi, quando il vento sembrava rabbonirsi, appoggiava di nuovo gli occhiali sul naso e tornava a distendersi sul suo telo verde acqua.

Aveva con se due libri, uno era il suo preferito, Le memorie di Adriano e l’altro era dentro la sua borsa, avvolto in una camicia da uomo bianca, forse un regalo per qualcuno.

Amava quel libro particolarmente. Non era un libro da spiaggia, ma era un libro da solitudine, come quella che provava in quel momento, lì.

Amava ancor di più i  Taccuini di appunti  che si trovavano in fondo a quel libro e soprattutto il pensiero di Flaubert che catturò la Yourcenar, quel pensiero rinchiuso in una frase che lesse nella sua mente, scandendone bene le parole per darle l’intonazione che meritava.

 «Quando gli dèi non c’erano più e Cristo non ancora, tra Cicerone e Marco Aurelio, c’è stato un momento unico in cui è esistito l’uomo, solo».

La rilesse per l’ennesima volta e ci cadde dentro nuovamente. La rileggeva ancora e ancora, di tanto in tanto si tirava su a sedere per tornare a guardare verso l’orizzonte, dove il tramonto non sembrava ancora tramonto, dove il tramonto era ancora una promessa.

Le piaceva quell’odore di sale, di quel che resta di morte, sesso e banchetti di alghe e pesci, ma decise che lo avrebbe rovinato per un po’, abbandonando per un attimo il libro e accendendosi una Chesterfield blu.

Nello stesso momento vide qualcosa, lontano lontano, a un passo dall’orizzonte.

«Strano…» pensò. Quel qualcosa sembrava avvicinarsi in modo lento ma costante. «Eppure le imbarcazioni sono ancora proibite» pensò ancora la donna, mentre la linea delle labbra le si scuciva in un sorriso come solo la felicità tanto attesa riesce a fare. Allora prese la sigaretta, succhiò l’ultima boccata e la soffocò spingendola fino a farla sparire sotto la sabbia.

Ora quel puntino che sembrava essere sgocciolato dall’orlo dell’orizzonte non era più un puntino.

Era un uomo.

Un uomo che nuotava verso la riva.

Un uomo che nuotava per lei.

La donna guardava le bracciate lente dell’uomo, quasi a scandirle col battito degli occhi. «Chissà da quanto è che nuota?» si domandò.

L’uomo a circa dieci metri dalla riva emerse dall’acqua fino alla vita e continuò il suo avvicinamento camminando. Era nudo. Un sorriso che si può accennare solo a chi si ama prese il posto della smorfia della fatica. Arrivato di fronte a lei, che era rimasta seduta col libro in mano, chiese: «Posso sedermi lì, accanto a te?».

Parlarono per un po’, ma questa è una storia secondaria. Forse lui le spiegò cosa pensava ad ogni bracciata di quel viaggio lungo i 200 chilometri di distanza che li avevano separati fino a quel momento. Forse lei gli confessò immodestamente che non si sentiva quella meraviglia per cui vale la pena compiere il viaggio e soprattutto che il mare di maggio era un segreto solo suo fatto di vento e silenzio.

Quel silenzio che raccolsero in un bacio infinito di sale, vento, fatica e nicotina.

Dopo un po’ l’uomo disse: «Prima o poi questa incompatibilità forzata, questa idiosincrasia tra l’amore e il virus scomparirà. Nel frattempo proviamo a gestire il dolore della lontananza. Smettila di dubitarti e custodisci gelosamente la tua meraviglia».

La donna annuì e poggiò la fronte contro quella dell’uomo. Stettero così a guardarsi per il tempo sufficiente a far sì che ognuno di loro vedesse  un solo occhio dell’altro a causa dell’estrema vicinanza del contatto visivo.

Fecero l’amore per un paio d’ore.

Quando ebbero finito, respirarono quell’odore di sale, di quel che resta di morte, sesso e banchetti di alghe e pesci,  seduti sul bagnasciuga, in silenzio, un po’ infreddoliti. La donna, nuda, si alzò di scatto. L’uomo la guardò dal basso e le sorrise.

Lei prese l’altro libro dentro alla sua borsa, avvolto in una camicia da uomo bianca e glielo porse. Poi Prese il suo Le memorie di Adriano e gli porse pure quello dicendo «abbine cura». L’uomo sorrise a sua volta.

«Adesso tocca a me, giusto?» chiese lei, cercando di mantenere il sorriso che cercava di rimanere aggrappato nonostante la consapevolezza dell’addio. Allora le sembrò di essere nel libro, come l’imperatore Adriano.

«Piccola anima smarrita e soave, compagna e ospite del corpo, ora t’appresti a scendere in luoghi incolori, ardui e spogli, ove non avrai più gli svaghi consueti. Un istante ancora, guardiamo insieme le rive familiari, le cose che certamente non vedremo mai più… Cerchiamo d’entrare nella morte a occhi aperti…».

Si concesse subito alla prima onda che la colpì all’altezza delle ginocchia e piano si abbandonò al mare. Si girò soltanto un attimo verso l’uomo per accennare un saluto.

Aveva occhi dello stesso colore che hanno il cielo e il mare quando si incontrano all’orizzonte.

La prima lacrima di lei si perse nel mare alla prima bracciata.

La prima lacrima di lui cadde e finì assorbita dalla carta della pagina dell’introduzione di Viaggio al termine della notte che la donna gli aveva porto avvolto in una camicia bianca. La seconda lacrima cadde sulla V di Viaggiare

«Viaggiare, è proprio utile, fa lavorare l’immaginazione. Tutto il resto è delusione e fatica. Il viaggio che ci è dato è interamente immaginario. Ecco la sua forza.
Va dalla vita alla morte. Uomini, bestie, città e cose, è tutto inventato. È un romanzo, nient’altro che una storia fittizia. Lo dice Littré, lui non sbaglia mai.
E poi in ogni caso tutti possono fare altrettanto. Basta chiudere gli occhi.
È dall’altra parte della vita».

L’uomo si infilò la camicia e continuò a piangere vedendola allontanare un poco alla volta. La centotrentottesima lacrima cadde sull’ultima pagina del libro. Precisamente sulla L di Lontano

«Lontano, il rimorchiatore ha fischiato; il suo richiamo ha passato il ponte, ancora un’arcata, un’altra, la chiusa, un altro ponte, lontano, più lontano… Chiamava a sé tutte le chiatte del fiume tutte, e la città intera, e il cielo e la campagna, e noi, tutto si portava via, anche la Senna, tutto, che non se ne parli più».

La donna ormai era solo un puntino che si adagiava sul tramonto.
L’uomo la osservò sparire all’orizzonte.

Prese il libro che la donna gli aveva affidato e lo avvolse nel telo verde acqua,

poi andò via.

La spiaggia di maggio tornò a essere un segreto fatto di vento e silenzio.

Endoxa FILOSOFIA NARRATIVA

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