LE MALATTIE MITOCONDRIALI, UN REBUS PER LA MEDICINA

MITOCON

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Associazione di riferimento in Italia per i pazienti affetti da malattie mitocondriali e per i loro familiari 

Potrebbero essere i mitocondri a svelarci il segreto della nostra origine e la chiave per determinare la nostra aspettativa di vita. Parliamo di quegli organelli della cellula che hanno dimostrato di essere il motore del nostro organismo e che, dotati di un loro genoma, il DNA mitocondriale, sono responsabili della respirazione cellulare. La scienza indaga su di loro per trovare soluzioni contro il nostro invecchiamento, ma anche cure per una lunga serie di malattie come l’Alzheimer, il Parkinson, la Sclerosi Laterale Amiotrofica – SLA, ritardi mentali, sordità e cecità, diabete, obesità, malattie cardiovascolari e ictus e altre ancora, dove alla base ci può essere una disfunzione mitocondriale.

Dietro ai mitocondri, però, si nasconde anche il mistero di una galassia di malattie genetiche rare, le malattie mitocondriali, che hanno un impatto spesso devastante sull’organismo e sulla vita di chi ne è colpito.

Le malattie mitocondriali sono centinaia e centinaia di patologie ereditarie, in alcuni casi rarissime, tutte determinate dal malfunzionamento dei mitocondri a causa di difetti genetici del genoma cellulare o di quello mitocondriale. Quando la malattia si manifesta, le cellule non riescono più a ricevere l’energia necessaria al funzionamento dell’organismo, compromettendone a volte la sopravvivenza stessa.

Il modo in cui si manifesta una malattia mitocondriale è estremamente imprevedibile; ogni caso è diverso dall’altro, persino all’interno della stessa famiglia e anche quando la mutazione è nota, non è possibile fare previsioni su quando la malattia insorgerà, con quali sintomi e gravità e come progredirà nel corso del tempo. A un certo punto è come se l’organismo non ricevesse più la benzina necessaria per poter svolgere le proprie funzioni e gli organi e gli apparati si ammalano in maniera variabile e progressiva, a partire da quelli che hanno un maggior fabbisogno di energia, come il cervello, i muscoli, il cuore, la vista, l’udito. A seconda della gravità, chi soffre di una malattia mitocondriale denuncia la mancanza di forza, la stanchezza, l’intolleranza all’esercizio, e, a livello del sistema nervoso centrale, si possono riscontrare crisi metaboliche che si possono manifestare sotto forma di crisi epilettiche, episodi stroke like, o difficoltà nel crescere e nello svilupparsi. Una stessa persona può riportare in progressione una serie di sintomi apparentemente non collegati tra di loro, come patologie neuromuscolari, la perdita dell’udito, problemi gastrointestinali o cardiologici, fino a che, unendo tutti i puntini e dopo esami diagnostici di ogni tipo, non si arriva ad effettuare un test genetico che a volte, ma non sempre, è in grado di fornire la diagnosi di una malattia mitocondriale.

Per capire l’impatto di una malattia mitocondriale non si può non passare attraverso il racconto delle storie di chi ne è colpito, che sono tante e molto varie. Azzurra è una bambina che fino ai sei anni è stata sempre molto attiva, vivace, con un’intelligenza superiore alla media. Un giorno fa dei leggeri scatti con la testa davanti la tv, la mamma se ne accorge, ne parla con la pediatra che la convince a non dare troppo peso a questo episodio. Ma gli scatti si ripresentano, impercettibili, e compaiono leggerissimi tremori che solo una mamma riesce a vedere, segnali che continuano, ma che vengono ricondotti a stress, fino a che la situazione non precipita. Dopo una banale febbre esplodono delle mioclonie fortissime, Azzurra ha dei sobbalzi evidenti, il braccio si alza e si abbassa senza controllo. Il giorno di Natale, mentre gioca e corre con i cugini, cade in avanti senza ripararsi. Due anni e mezzo di indagini e di continue visite mediche portano finalmente ad una diagnosi di malattia mitocondriale. Nel giro di due anni Azzurra ha perso parte dell’udito e non cammina più.

Fabrizio, promessa del nuoto poco più che adolescente, una sera, durante gli allenamenti in trasferta, si accorge che non vede più il cronometro alla parete. Lui è solo, non è nella sua piscina, non ha i suoi compagni di squadra intorno a sé, pensa che sia l’effetto delle sue solite emicranie. Non appena torna a casa lo racconta alla madre che letteralmente impazzisce. Il suo peggior incubo si stava realizzando, quello che anche i suoi figli, come altre persone in famiglia, potessero essere colpiti dalla neuropatia ottica ereditaria di Leber, una malattia mitocondriale che colpisce il nervo ottico e che si eredita per parte di madre. In pochi mesi Fabrizio ha perso quasi completamente la capacità di vedere e la sua vista è disturbata notte e giorno da una macchia che parte dal centro del campo visivo e si espande verso i bordi diventando meno intensa, composta da puntini grigi, a volte con sprazzi di giallo, blu, viola, nero, rosso, come uno schermo televisivo che non prende la ricezione del segnale.

Forse solo adesso che stiamo tutti combattendo contro un virus infido e sconosciuto possiamo renderci conto in minima parte di cosa significhi avere a che fare con malattie difficili da esplorare e quanto possa incidere nella vita di una persona e in tutto il nucleo familiare una variazione microscopica nel DNA. Chi soffre di una malattia mitocondriale sa di dover convivere con un nemico aggressivo e invisibile ed è consapevole che le soluzioni definitive non sono dietro l’angolo, perché la ricerca, che deve andare avanti, è ancora purtroppo lontana dal trovare una cura. Come tanti altri pazienti di patologie gravi, i pazienti mitocondriali sperimentano quotidianamente la fragilità, l’isolamento fisico e piscologico, la difficoltà nelle attività di tutti i giorni. Per chi riceve la notizia di una diagnosi mitocondriale Internet è il primo punto di approdo, dove si cercano dapprima maggiori informazioni sulla malattia, ma subito dopo si ha la necessità di entrare in contatto con persone che vivono la stessa esperienza, che possano comprendere quello che si sta vivendo e che possano condividere le esperienze e dare informazioni spesso vitali per la gestione della malattia. Trovarle non è facile, così come non è facile trovare e potersi confrontare con medici esperti di queste patologie. L’esistenza di un riferimento che metta in rete pazienti, famiglie, medici e ricercatori è quindi una esigenza fondamentale, la ragione prima e più importante per cui è nata l’associazione Mitocon, fondata dai pazienti e dalle famiglie stesse, per far avanzare la ricerca e dare supporto per una migliore qualità di vita (www.mitocon.it).

Si stima che almeno un bambino su 5.000 nel corso della sua vita possa manifestare una malattia mitocondriale, ma il dato è sicuramente sottostimato perché, nonostante la ricerca stia facendo passi da gigante, solo il 50% dei casi riesce ad avere una diagnosi genetica. Le mutazioni alla base di queste malattie sono rare, a volte rarissime o non ancora conosciute e lo studio di queste patologie è estremamente complesso.

Al momento non esistono cure definitive, ma la scienza sta andando avanti a velocità esponenziale e finalmente si può mostrare un certo ottimismo. Nel corso del 10 Convegno Nazionale sulle Malattie Mitocondriali organizzato di recente da Mitocon, la comunità scientifica internazionale ha condiviso l’esistenza di diversi approcci terapeutici attualmente sotto investigazione e scenari molto interessanti sul fronte della terapia genica. La problematica principale che si pone ancora oggi è come superare rapidamente la fase della dimostrazione formale in vitro fatta su modelli cellulari o anche, in alcuni casi su modelli animali, per arrivare ad utilizzare nell’uomo gli stessi vettori e trasportare quindi nel DNA umano i geni “sani” che vadano a sostituire quelli mutati che sono causa delle patologie. Il convegno ha trattato numerosi argomenti di grande interesse ed attualità, come ad esempio la messa a punto di nuovi modelli sperimentali specifici per le malattie mitocondriali su cui poter testare in vitro eventuali farmaci, studi di terapia genica per la cura della MNGIE, studi sui marcatori molecolari utili per la diagnosi e valutazione delle terapie, nuovi modelli sperimentali di inibizione dell’autofagia per la cura della ADOA. Inoltre, la grande novità che è emersa è quella presentata da una giovane ricercatrice americana, la Dott.ssa B.Y. Mok, dell’Università di Harvard, con uno studio appena pubblicato sulla rivista Nature, dove per la prima volta si dimostra la possibilità di intervenire sul DNA mitocondriale (o mtDNA) con un sistema di editing analogo a quello delle forbici molecolari CRISPR/Cas9, per il quale quest’anno è stato attribuito il premio Nobel per la chimica alla biochimica statunitense Jennifer Doudna, e alla microbiologa francese Emmanuelle Charpentier. Mentre quest’ultimo sistema si è rivelato efficace nel DNA genomico ma non altrettanto nel DNA mitocondriale, quello illustrato nello studio dal titolo “A bacterial cytidine deaminase toxin enables CRISPR-free mitochondrial base editing” presenta la possibilità di poter fare un editing sulle copie del DNA mitocondriale e quindi curare alla radice anche il difetto genetico presente all’interno del mitocondrio.

Per le famiglie interessate da queste malattie, tutto questo rappresenta il primo bagliore di luce verso la speranza di cure definitive, ma il percorso è lungo e impegnativo in termini di risorse e quanto mai è essenziale la collaborazione tra tutti gli attori in gioco, il mondo della ricerca, quello dei pazienti e delle associazioni che li rappresentano, l’industria, i finanziatori e le istituzioni. 

BIOTECNOLOGIE Endoxa ENDOXA - BIMESTRALE

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