EDITORIALE – UN PLAGIO BELLO E BUONO

fileRICCARDO DAL FERRO

Questo editoriale avrei voluto copiarlo. Anzi, plagiarlo.
Sarebbe facile no? Contatto un ragazzo di vent’anni che studia filosofia, magari uno di quelli che commentano spesso i miei video e podcast, lo stuzzico con la possibilità di essere pubblicato su varie riviste, sul mio stesso sito, gli prometto (ma senza prometterglielo veramente) che sarà lautamente ricompensato per un semplice editoriale, et voilà: una volta ricevuto il documento, cancello la firma, lo blocco da tutti i social e pubblico queste righe a mio nome. Facile, veloce, indolore.
Lui certamente sbraiterà, farà di tutto per far sentire la sua voce, ma il danno sarà fatto e lui non avrà alcuna possibilità di sovrastare gli scroscianti applausi dei miei 16 lettori.

Probabilmente leggendo queste righe sarà sorto un sorriso malizioso, ma fate male: non c’è niente da sorridere. Se le fonti e l’autorialità degli scritti sono elementi difficili di cui tenere traccia con le pubblicazioni più in vista, figuriamoci cosa accade nella giungla delle riviste online, dei blog specializzati, delle pagine Facebook con poche migliaia di utenti: il plagio è all’ordine del giorno, e voi non potreste mai dire con certezza se questo editoriale sia stato o meno plagiato. O tutti gli articoli di questa rivista, sottratti malvagiamente dalle dita timide di qualche dottorando o studente voglioso di far bella figura col professore o con il suo assistente. O persino tutta la produzione Endoxa, i cui nomi fittizi sono in realtà i prestanome per una macchina che fa produrre a profusione articoli su articoli a persone di cui non conoscerete mai l’identità.

La tana del Bianconiglio Plagiatore è molto profonda e internet ha reso intricata la possibilità di verificare le fonti e le identità degli autori. Il sottobosco del web ha abituato i lettori a fare meno attenzione a cose che nella filiera editoriale, prima, funzionavano già male, ma almeno un po’ meglio. E il fruitore di questo scritto dovrà fidarsi del fatto che l’estensore corrisponda al nome che lo sta firmando.

Mancano i criteri di verifica intorno agli scritti, manca una rete di sicurezza che permetta ad un sistema editoriale indipendente di funzionare, e se da un lato la facilità di produzione e lettura di contenuti come questo è stata ingigantita dal World Wide Web, dall’altra parte ci ha resi più pigri: noi redattori, che facciamo minor attenzione al modo con cui produciamo i nostri contenuti, e voi lettori, che vi “fidate”, accontentandovi delle piccole promesse taciute nel patto tra articolista e fruitore.
Insomma, ad essere plagiati non sono dei poveri dottorandi a cui viene sottratto il lavoro. Ad essere plagiata, manipolata e poi gettata al vento è la nostra capacità di mantenere un controllo sul modo con cui produciamo e diffondiamo contenuti.
Il web, si dice, ci ha resi più liberi. Ma, se fosse così, queste righe le avrei davvero scritte io.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

ENDOXA - BIMESTRALE FILOSOFIA

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