SCOPRENDO L’ARMONIA: IMPRESSIONI DI UN DIRETTORE D’ORCHESTRA

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Cari Amici,

permettetemi di indirizzarvi queste considerazioni chiamandovi così visto che mi sono state richieste da un amico d’infanzia, di quelli che non si possono dimenticare visto che hanno contribuito a formare quello che sono, con un ricordo costante.

Scrivere qualcosa, spesso, come l’insegnamento, ti costringe a definire pensieri che aleggiano dentro di te ma senza forma precisa. Per descrivere la mia esperienza artistica come direttore d’orchestra devo partire da lontano.

Non sono stato un bambino deciso, nè ho avuto precoci vocazioni particolari ma, all’inizio obbligo soltanto imposto da mio padre musicista che mi rincorreva lungo il campo del Ricreatorio “Giglio Padovan” per cercare spavaldamente di inculcarmi insegnamenti a me lontani e poco ameni come era allora la Musica. Costrizioni e pianti sulle quattro corde di un violino che non volevo suonare, eppure qualcosa dentro di me con lui, inconsapevolmente, già amoreggiava.

Fu forse la conquista dell’amore, la leva che alle scuole medie frequentate in Conservatorio, mi costrinse a diventare bravo con il violino inteso come arma di conquista. E Muse ispiratrici furono coloro che con la loro bellezza mi stimolarono a studiare per suonare sempre meglio. Con sacrifici ma senza tormenti, visto che l’amore presto dirottò verso le quattro corde sospese su un corpo sinuoso, ligneo e femmineo. Che amavo conquistare e possedere con amore e rispetto. E forse schiavo, come ogni innamorato è, dedicai allo studio sempre più parte della mia vita.

I primi concerti e le prime conquiste, fatte assaporando la polvere del palco e il calore del pubblico in quello strano rapporto in cui uno solo o due, cercano di ammaliare tanti. E, a volte, ci riescono! Che incredibile emozione quando alcune note, lo sai inconsapevolmente, raggiungono chi ascolta e la loro emozione ti ritorna di rimando. Ti senti pieno del potere capace di commuovere o far gioire chi ti ascolta e di rapirlo anche se solo per pochi istanti.

Contemporaneamente, oltre allo studio del violino, ero assetato di musica e ascoltavo più che potevo emozioni antiche e moderne, intime e grandiose, di solisti o grandi masse…

Ad un certo punto, dopo tante esibizioni da solista, in duo, trio, quartetto e solista con orchestra, interpretando i compositori più geniali, mi accorsi che non mi bastava più essere l’interprete di una parte sola dell’opera. Anche la più impervia parte solistica, e penso ai Concerti per violino di Tschaikovski o Brahms, o Mozart e Beethoven, è solo una, anche se la più importante. Avevo la necessità, il bisogno, di averle tutte nella mia testa e nel mio cuore.

Paragono spesso l’esecutore, che deve anche essere in piena forma atletica perché le dita e le braccia non corrono senza un grande allenamento, ad un attore che interpreta la sua parte all’interno di un film. È il regista però che è l’interprete dell’opera completa, che decide il ritmo, le immagini da riprendere, le sfumature, l’espressione e tutte le connotazioni che personalizzeranno l’opera. Così è il direttore d’orchestra che in musica decide il fraseggio, il tempo, il colore, i rapporti, le dinamiche e tutto ciò che riesce a cogliere tra le annotazioni del compositore e cerca, il più possibile, di trovare un compromesso tra la sua interpretazione e la volontà del creatore dell’opera.

Il momento del primo incontro tra il direttore e il suo strumento (il più grande e completo, l’orchestra), che molte volte non conosce, è il momento fondamentale, l’inizio di un rapporto che seppur breve, sarà quasi impossibile mutare. Perché è nel momento stesso in cui il direttore sale sul podio che i musicisti dell’orchestra capiscono quale sarà il risultato di quell’incontro. Misurano il valore dell’artista, la sua competenza e la sua sapienza, come si misura un’altezza e un peso con il metro e la bilancia. Quanto più in possesso della composizione sarà il Maestro tanto più potrà trasmetterne l’energia e le emozioni in essa contenute, senza fraintendimenti o verità nascoste e l’ispirazione dovrà cogliere l’attimo per poter raggiungere quell’espressività capace di rievocare nell’ascoltatore emozioni e sentimenti magari sopiti o dormienti, che aspettavano forse da tanto di essere destati.

Rievocare quello che è in noi, forse questo è il compito della Musica. Ma la trasmissione dall’interprete al pubblico, per essere efficace, deve avvenire senza intralci e con la spontaneità che solo il sapere e l’avvicinamento alla verità dell’opera può dare.

La cerimonia del concerto pubblico è sempre straordinaria! Quando nella sala da concerto tutto è pronto, i musicisti hanno appena terminato di accordarsi e suoni disordinati aleggiano ancora nell’aria, il pubblico e l’orchestra attendono in silenzio l’arrivo di colui che con la sua piccola bacchetta darà il via alla Musica. Come fosse una bacchetta magica. Attraverso la piccola porta che dall’intimità dei camerini si apre sul palco il direttore raggiunge i musicisti che lo aspettano per questo piccolo grande incontro che forse li potrà trasportare in altri mondi e accendere le loro corde interiori, con l’emozione; solo Lei potrà trasformare quei suoni in qualcosa di evocativo.

Entrare a passo deciso e salutare il pubblico con un inchino profondo, sorridere all’orchestra e stringere la mano al primo violino. C’è sempre molta adrenalina che scorre quando si è proiettati in mezzo a tante persone.

Il direttore sente già nella sua mente la musica prima di iniziare… poi, dà l’attacco! Non è un inizio ma una continuazione. E durante l’esecuzione cerca di trovare un equilibrio tra il lasciarsi trasportare dalle emozioni che la Musica sprigiona e la capacità di dominare una tecnica gestuale che gli consentirà di guidare con sicurezza quelli che per tutta la durata del brano saranno i “suoi” musicisti. 

Dopo un tempo indefinito per chi suona, si aspetta l’applauso. Caldo, esaltante e liberatorio. Perché, come dice Umberto Saba, l’esecuzione è sempre una confessione e in quanto tale deve essere liberatoria.

Mi ritengo un uomo fortunato di poter giocare con le piccole note e spero che per molti giorni ancora potrò dar vita a silenti partiture cariche di emozioni che solo attraverso la magia del suono si possono rievocare.

ENDOXA - BIMESTRALE MUSICA

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