L’ENTROPIA DELL’ARMONIA E ALTRE ILLUSIONI DEGLI ULTIMI UOMINI

EducatedDisguisedChihuahua-mobileRICCARDO DAL FERRO

Armonioso è solo il modo in cui falliscono le nostre armonie.
In fin dei conti, cos’altro è l’armonia se non il modo con cui la nostra ricerca dell’ordine diventa arrogante e cerca di farsi passare per una perfezione esistente al di fuori dei nostri costrutti mentali e psicologici? Parliamoci chiaro: se c’è una cosa che la filosofia e le scienze (in particolare le neuroscienze) hanno dimostrato (in armonia, peraltro) è che la nostra ossessiva ricerca di ordine è solo il modo con cui la mente tenta di trovare una qualche forma di pace e che nel mondo, inteso come ciò che sta al di fuori della nostra esperienza soggettiva, non esiste alcun “ordine”.

L’ordine è il modo con cui la struttura che ci compone cerca di tradursi nell’esperienza del mondo. Siamo costruiti in un certo modo e desideriamo che certi schemi trovino riscontro anche nel mondo là fuori: le nostre sinapsi collegano neuroni tra di loro e così cerchiamo collegamenti, reti, rizomi; la nostra esperienza giustappone nel tempo e nello spazio gli elementi con cui entriamo in contatto e così tentiamo di scovare nel cosmo quella stessa giustapposizione, scavando alla ricerca del tempo e dello spazio al di fuori di noi. Ma si tratta di una ricerca destinata a fallire poiché l’ordine che cerchiamo nel mondo è solo l’ordine che noi gli attribuiamo.

L’armonia è la traduzione metafisica e teologica di quell’ordine che vorremmo fosse del mondo e invece è solo nostro. Questo l’aveva capito Michel Foucault il quale, nel celebre discorso al College De France (raccolto nel libro L’ordine del discorso), afferma che dobbiamo fare pace con l’idea secondo cui il mondo non sia fatto a somiglianza della nostra mente, e anche se per secoli abbiamo sperato che la nostra mente fosse un frattale, una miniatura dell’universo, ogni giorno l’evidenza ci dimostra l’esatto opposto. Dobbiamo ammettere che la nostra coscienza e la mente, cresciute ed evolute in un ambiente estremamente di nicchia (l’atmosfera terrestre), potrebbero essere completamente scollegate da ciò che esiste al di fuori di quella nicchia e di noi stessi. L’universo sta lì a contraddire la nostra ricerca dell’armonia e in ogni dove si scatenano le prove di quella contraddizione: l’evoluzionismo, la meccanica quantistica e le matematiche non euclidee stanno lì, come totem culturali, a ricordarcelo continuamente.

Il contrario dell’armonia in effetti è l’entropia. La forza entropica è erroneamente considerata come la forza del disordine che disperde l’ordine così caro alla nostra mente. Ma l’entropia è disordine soltanto se partiamo dal presupposto che l’ordine da noi visto e desiderato sia reale e non dipendente dalla nostra prospettiva limitata e soggettiva. Bergson fu uno di quelli maggiormente colpiti da questo pregiudizio, quando ne L’Evoluzione Creatrice disse che tra la vita e la non vita c’è una differenza di natura e non di grado: il filosofo francese vedeva nella vita uno slancio verso l’alto, un élan vital che contrastava, cercando di conservare l’energia al centro dei corpi, la forza contraria dell’inerzia, dell’entropia, quella che disperde l’energia verso le periferie dei corpi, che li frantuma, che li dissipa. Vediamo istintivamente l’entropia come l’atto di disgregazione di un aggregato, il tentativo di distruzione di una struttura, ma non ci rendiamo conto che l’aggregato è tale sol ai nostri occhi di aggregati, che le strutture sono ordinate in base ad un relativo modo di intendere una struttura che è il nostro e che è figlio di una nicchia del cosmo ben precisa.

A guardarla con occhi “disumani”, sub specie aeternitatis come sarebbe piaciuto a Spinoza, l’entropia non è meno ordinata della vita, la disgregazione non va in contraddizione con l’aggregazione: si tratta di movimenti endemici alla materia che, spogliati dello sguardo prettamente umano, pulsano, espirano ed inspirano sulla base di ritmi che esulano dalla piccola vita della nostra mente. L’armonia, sia essa prestabilita o spontanea, è semplicemente il modo con cui l’essere umano ha cercato di innalzare la sua idea di essere “speciale” nell’universo al livello della metafisica o della teologia: per contrastare l’evidenza secondo cui il disgregarsi (il morire) è, per il corpo e la mente umani, tanto naturale quanto l’aggregarsi (il nascere), abbiamo prodotto il pregiudizio che mostra il secondo come ordine (il bene, la vita) e il primo come disordine (il male, la morte). Per dare una parvenza di artificiosa nobiltà alla nostra esistenza, abbiamo tentato di dire che essa si differenzia dai meteoriti del cosmo grazie allo slancio vitale bergsoniano, che dà al vivere un ordine armonico da proteggere e al morire un disordine disgregante da contrastare. Ecco l’armonia e l’entropia, menzogne umane di livello cosmico.

Ciò significa che la vita è identica alla morte? Da uno sguardo esteriore alla vita e alla morte, certamente sì, così come armonia ed entropia sono nomi che abbiamo dato al medesimo movimento cosmico, di cui possiamo vedere solo una minima parte.

Questo non significa che la stima per la vita, la passione per ciò che è armonioso come la musica o l’arte, debba venire meno. La consapevolezza di Foucault non ci deve gettare nel nichilismo e nel relativismo morente di chi aveva bisogno di Dio per essere felice della propria esistenza. Credo che stia esattamente lì il messaggio di Nietzsche, quello che ci spinge a superare l’Ultimo Uomo di Zarathustra e abbracciare la crudeltà del cosmo, il suo Eterno Ritorno, la sua insignificanza schiacciante, senza aver bisogno di un Dio, di un’Armonia Universale, di un Ordine Metafisico per sentirsi all’altezza di questa strana esistenza.

Continueremo a comporre musica, a dipingere, a fare discorsi che differenziano il vivere dal morire; continueremo a considerare la nostra mente come un punto luminoso dentro un cosmo così buio; persisteremo nel creare cose grandiose e nell’ammirare la struttura della nostra intelligenza non nonostante l’evidenza finale secondo cui l’ordine è un’illusione, ma in virtù di essa.

E se in questa pace senza Dio, se in questa armonia artefatta e illusoria, sapremo trarre un minimo di felicità, pur sapendo che tutto si disgregherà (ma senza disgregarsi davvero), allora avremo fatto un passo in più verso una visione più matura della nostra esistenza.

ENDOXA - BIMESTRALE FILOSOFIA

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