DALLE CELLULE MADRI AL SANGUE E ALLA SALIVA: VULNERABILITÀ E RESPONSABILITÀ NEI NUOVI SCENARI DI RICERCA

20673870162_b6dc052b88ANTONELLA FICORILLI

La ricerca biomedica ed epidemiologica è sempre più caratterizzata dall’impiego di materiale biologico di origine umana (sangue, urine, saliva, cellule, tessuti, ecc.) e dati personali ad esso associati (biografici, di salute e di stile di vita) raccolti precedentemente e conservati per usi futuri di ricerca in biobanche di ricerca – enti preposti alla raccolta, conservazione e distribuzione di tali materiali e dati.

Questa nuova modalità di indagine si è affermata con l’emergere in modo particolare di due aspetti. Da una parte l’introduzione di tecnologie capaci di indagare contemporaneamente grandi quantità di materiale biologico e dati, di archiviarli e trasferirli da un laboratorio a un altro; dall’altra il completamento del progetto di se­quenziamento del genoma umano che ha favorito la progettazione di studi di biologia, genetica e genomica per i quali sono necessarie ingenti quantità di materiali biologici in unione a dati associati, non solo clinici ma anche di stile di vita e ambientali. Di qui l’esigenza, e la possibilità di soddisfarla, di raccogliere e conservare per usi futuri di ricerca una grande quantità di tali materiali e dati.

Si tratta di una innovativa modalità di indagine che riguarda parti separate dal corpo di provenienza e dati personali senza che il soggetto venga coinvolto direttamente con il suo corpo e salute, come invece avviene nel contesto di cura e di sperimentazione clinica. La novità risiede nel fatto che il materiale biologico umano e i dati personali sono raccolti in un dato momento e conservati a lungo termine per essere impiegati in progetti futuri. Si crea, pertanto, una distanza tra il soggetto che conferisce materiale e dati e il lavoro dei ricercatori, sia da un punto di vista spaziale – per la dimensione multicentrica e sempre più internazionale delle ricerche – sia da un punto di vista temporale – considerato che le ricerche condotte si situano in un futuro non immaginabile al momento della cessione. Inoltre, le informazioni che si acquisiscono sono sempre più dettagliate e variegate riguardando dati biologici, genetici e genomici – che si estraggono dai campioni biologici – in unione a dati biografici, di salute e stile di vita. Pertanto, per quanto informazioni separate dal corpo del soggetto a cui si riferiscono, esse sono espressione dell’identità biologica e genetica del soggetto e di parte della sua vita personale. Questo aspetto è in stretto collegamento con l’esigenza etica che nel tempo si è posta per i ricercatori di chiedere il consenso informato per impiegare materiali biologici e dati personali in progetti di ricerca e di prestare attenzione al rispetto dei diritti e del benessere dei soggetti da cui tali risorse provengono. Richieste etiche che, occorre precisare, si applicano quando si impiegano materiali biologici e dati personali identificabili, cioè direttamente o indirettamente riconducibili alla persona che li ha conferiti.

Assistiamo ad un cambiamento strutturale nel fare ricerca biomedica ed epidemiologica che mette in gioco relazioni tra i diversi soggetti coinvolti sempre meno centrate sull’interazione personale e sul coinvolgimento diretto del corpo del soggetto. Una trasformazione che fa emergere una peculiare vulnerabilità di chi conferisce materiale biologico e dati personali per fini di ricerca e una peculiare responsabilità morale da parte di chi raccoglie, conserva ed impiega tali materiali e dati per progredire nelle conoscenze e apportare benefici in termini di prevenzione della salute e di cura delle malattie. Sebbene, infatti, la presenza di norme etiche e giuridiche e di costumi sociali consentano di fare previsioni sul comportamento altrui, così come la presenza di sanzioni legali, del biasimo morale e del discredito sociale consentano di avere una qualche garanzia che gli altri si comporteranno come ci si aspetta, ci saranno sempre spazi di libertà in cui poter agire in modi diversi da quelli richiesti considerato che il controllo non arriva ovunque e che le sanzioni e il biasimo morale non sempre sono presenti o efficaci.

Venendo al confronto tra lo scenario tradizionale e quello innovativo su cui ci stiamo soffermando, è utile evidenziare come nel contesto tradizionale di cura e di sperimentazione clinica il corpo è un elemento centrale sia perché consente al paziente/soggetto di ricerca di avere una conferma di quanto stanno facendo o hanno fatto gli esperti sia perché le volontà che esprime ciascun individuo sono volontà sul proprio corpo e salute; dunque, il loro rispetto o meno avrà delle ricadute sull’individuo che le ha espresse. Sembra allora plausibile sostenere che il livello di coinvolgimento del corpo riduce la posizione di vulnerabilità nella quale si viene a trovare il soggetto rispetto alla discrezionalità di agire degli esperti poiché consente una qualche forma di controllo sul loro operato. Sebbene sia un controllo a posteriori, cioè che può aversi solo dopo che l’esperto ha operato, rappresenta comunque una qualche forma di controllo, che potrebbe anche portare ad interrompere una relazione sanitaria/di sperimentazione prima che si verifichino gravi danni. Inoltre, il coinvolgimento del corpo accresce la rilevanza del rispetto delle volontà che il paziente affida all’esperto in quanto tali volontà si riferiscono al corpo della persona, ed in senso più ampio alla sua salute e benessere. Se l’esperto viene meno al loro rispetto arreca un danno alla persona che ha un impatto diretto su di lei.

Nei casi in cui il coinvolgimento del corpo è minimo, quale quello della ricerca biomedica ed epidemiologica su materiale biologico umano e dati personali, un tale controllo si riduce notevolmente andando in tal modo ad aumentare la vulnerabilità di chi partecipa. Si può anche sostenere che si potrebbe avere una riduzione del valore che si attribuisce al rispetto delle sue volontà poiché esse non hanno ricadute dirette sul suo corpo e salute. Infatti, una volta che il soggetto conferisce il proprio materiale biologico e dati associati questi saranno trattati al di fuori del suo corpo e in spazi e tempi a lui/lei distanti. Per altro impiegando procedure altamente sofisticate, molto distanti dal linguaggio e dalle immagini di cui solitamente ciascun individuo fa esperienza nella propria quotidianità. Altro aspetto da considerare è che il materiale biologico su cui si conducono indagini di ricerca continua a mantenere un legame con il corpo di provenienza alla luce della dimensione informazionale che lo caratterizza e dei dati personali e sensibili ad esso associati. Un collegamento che fa emergere la rilevanza delle volontà che il soggetto esprime quando firma il consenso informato e l’esigenza di prendere seriamente in considerazione da parte dei ricercatori le conseguenze che potrebbero aversi per il soggetto stesso nel caso in cui tali volontà non venissero rispettate. Vale a dire, valutare e tenere in considerazione il tipo di danno implicato. Precisamente, tale danno consiste nelle conseguenze che possono aversi dalla violazione della privacy, quali possibili discriminazioni, stigmatizzazioni e stress psicologico a cui può andare incontro il soggetto ed eventualmente i membri della sua famiglia biologica; e nella delusione, frustrazione o perdita di fiducia che possono manifestarsi a seguito della violazione delle volontà espresse nel consenso informato nel caso in cui si impieghino i materiali e dati in modi diversi da quelli a cui si è acconsentito. Va anche detto che chi conferisce materiali biologici e dati personali ha il diritto di richiedere informazioni su come tali risorse sono impiegate in progetti futuri ed anche di ritirare il consenso in qualsiasi momento. L’esercizio di questi due diritti può essere inteso come una qualche forma di controllo di cui dispone il soggetto nel corso del tempo. Tuttavia, l’esercizio di tali diritti richiede l’accesso ad adeguate informazioni e l’essere in grado di comprenderle. Affiorano le difficoltà che pone un’informazione altamente specializzata non sempre trasparente e accessibile e che è probabile che risulti di difficile comprensione per una larga parte dei cittadini e delle cittadine.

Emerge dunque una peculiare vulnerabilità e dipendenza di chi conferisce materiale biologico e dati personali per usi futuri di ricerca rispetto al comportamento degli esperti, precisamente personale di una biobanca e ricercatori, nel confronto con quelle presenti in una relazione tra paziente e sanitario nel contesto di cura ed anche nella sperimentazione clinica. Per altro, una vulnerabilità e una dipendenza ulteriormente accresciute dalla mancanza di informazioni ben definite sui possibili progetti futuri al momento della richiesta di consenso informato e dalle modalità tramite cui sempre più si effettuano le ricerche su materiale biologico umano e dati associati le quali richiedono la collaborazione di più gruppi di ricerca nazionali e internazionali. Delle condizioni che vanno ad aumentare gli spazi in cui il ricercatore può agire in base ad una propria discrezionalità.

Allo stesso tempo affiora una peculiare responsabilità morale del ricercatore, che nello svolgere il proprio lavoro dovrà costantemente tenere a mente che il materiale e i dati che sta impiegando, se non completamente anonimizzati, sono riconducibili a degli individui, i quali possono essere danneggiati dal modo in cui tratterà quel materiale e dati. Una responsabilità morale che può non essere immediatamente percepita e messa a fuoco da chi fa ricerca nel contesto di lavoro qui delineato, in cui le relazioni interpersonali tra ricercatori e soggetti di ricerca e il coinvolgimento diretto del corpo di chi partecipa diventano sempre più labili.

Killer T cells surround a cancer cell” by National Institutes of Health (NIH) is marked with CC PDM 1.0.

BIOTECNOLOGIE ENDOXA - BIMESTRALE FILOSOFIA

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