DI RAGNI, ZOMBI E AUTOMI: L’ALBA DELLA NECROBOTICA

Social_Spider_(Anelosimus_eximius)_(25302060747)ALFONSO LOMBARDI

Negli ultimi anni si è parlato spesso di ragni zombi. No, non si tratta di un horror movie di successo né tanto meno dell’ultima trovata commerciale di Halloween. Non c’entrano neppure i paesaggi spettrali creati dallo spostamento di massa di quelle creaturine da brividi mediante il cosiddetto ballooning. La definizione di ragni zombi compare, invece, nella divulgazione di un raccapricciante meccanismo parassitario.

Sono molte, infatti, le ricerche che hanno portato alla luce le capacità manipolatorie di determinate specie di imenotteri a danno di differenti specie di ragni. Si è osservato, in particolare, come la larva deposta all’interno o sul dorso degli aracnidi induca gli stessi a tessere un bozzolo nel quale l’insetto potrà svilupparsi al riparo dalle intemperie e dai suoi predatori, dopo aver fagocitato o lasciato morire il ragno che l’ha ospitata. La “zombificazione” avverrebbe attraverso l’iniezione di sostanze ormonali che nei ragni si presenterebbero di per sé nel momento opportuno, come nel caso della muta, sfruttando in questo modo un comportamento usuale e lasciando che sia il parassitoide a stabilire quando vada attuato, naturalmente godendone ogni vantaggio.

Soffermandoci su una ricerca specifica, apparsa nel 2019 sul numero 44 della rivista Ecological Entomology, alcuni studiosi dell’Università della British Columbia hanno descritto l’interazione che avviene tra le vespe del genere Zatypota e i ragni appartenenti alla specie Anelosimus eximius. È da notare che quest’ultimi sono definiti ragni sociali, per via della loro strabiliante cooperazione nella tessitura delle tele e nella cura delle covate, la quale apporta notevoli benefici alla vita delle colonie. È proprio la loro socialità che rende ancora più evidente la manipolazione alla quale sono soggetti gli individui parassitati. Infatti, il comportamento di questi sfortunati, una volta indotti ad allestire il bozzolo che servirà per lo sviluppo della pupa, è del tutto inconsueto.

Diversamente da molte altre specie di ragni, l’Anelosimus eximius non si isola dalla propria colonia; ciò accade, invece, quando un esemplare viene infettato e destinato a divenire un non morto che cammina. La larva cresciuta sul suo addome, infatti, non si accontenta di nutrirsi dell’emolinfa del ragno ospitante, ma quando è il momento lo induce ad abbandonare il nido e a tessere una tela differente dal solito, presumibilmente più efficiente per lo sviluppo della vespa. A questo punto il ragno ha portato a termine il suo compito, non gli resta che attendere oziosamente la sua morte, eventualmente inferta da quello stesso boia che si ritirerà presto nella dimora per lui preparata.

Ora, da qualche mese a questa parte, per alcune specie di ragni si è aperta una nuova prospettiva di non morte oltre la vita. Al destino disumano a cui vengono condannati dagli icneumonidi per mezzo di una composizione chimica, si affianca la possibilità per questi commiserabili esserini di venir controllati tramite un soffio non proprio vitale. Questa volta il protagonista è il cosiddetto ragno lupo, della famiglia dei licosidi; il carnefice Homo sapiens. Certamente le differenze sono molte e sostanziali, a cominciare dalla messa in atto di una “buona morte”.

Ciò di cui stiamo parlando è la necrobotica, un nuovo campo di studi inaugurato dalla ricerca di un team della Rice University; i risultati della sua prima applicazione sono stati pubblicati sulla rivista Advanced Science nel mese di luglio 2022. Si tratta dell’eutanasia di un ragno lupo mediante temperature molto basse e della successiva applicazione di una siringa nel suo prosoma, attraverso la quale si rende l’aracnide una vera e propria pinza meccanica. Infatti, la fisiologia del ragno permette di sfruttare il meccanismo idraulico che controlla il movimento delle zampe, il quale non avviene tramite un sistema muscolare bensì regolandone la pressione.

Certo, nulla che non sia stato già immaginato, ma ancora una volta le fantasie più bizzarre si trasformano in realtà, infatti è da anni che la tecnologia si ispira a organismi viventi o ne utilizza parti per creare nuove ibridazioni. È pure vero che da sempre l’essere umano sfrutta altri esseri viventi per nutrirsene e rendere migliore la propria esistenza, ed è altrettanto vero che farlo gli è connaturato e indispensabile per poter sopravvivere. Sono maggiormente discutibili, invece, i metodi e i fini che spesso intervengono nello sfruttamento spregiudicato della natura e delle forme di vita che ne fanno parte.

In questo caso, i pionieri della necrobotica mostrano un certo riguardo per il benessere animale, infatti, nonostante i ragni non sempre sono stati considerati degni di tali attenzioni, i nostri ricercatori sono consapevoli che gli studi più recenti non escludono la possibilità che gli aracnidi siano capaci di provare dolore, paura e altre spiacevoli sensazioni, lasciando in ogni caso il beneficio del dubbio.

Eppure, la semplicità con cui un essere vivente può essere ucciso e trasformato in un attrezzo meccanico lascia pur sempre spazio a ulteriori riflessioni etiche, fino ad arrivare a pensare – o almeno a provarci – i limiti dell’umano. Se vogliamo non essere noi gli zombi, o anche solo delle vespe, ne abbiamo la possibilità: basta prendere atto della nostra simbiosi, del nostro vivere insieme ad altre forme di vita e non lasciare che questa si riduca alla semplice predazione.

ENDOXA - BIMESTRALE FILOSOFIA SCIENZE NATURALI

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