SANGUE, BUDELLA E TANTE ALTRE COSE COSE MOLTO UTILI E INTERESSANTI: LA PROFESSIONE DEL PATOLOGO VETERINARIO È LA PIÙ BELLA CHE ESISTA

FABIO DEL PIERO

CN dog heartworm heart lung Dirofilaria extreme L1210253 FDP (11)

Cuore destro di cane deceduto a causa di una grave infestazione parassitaria da  Dirofilaria immitis. Sono presenti innumerevoli adulti di questo nematode (verme)  che è molto diffuso e viene trasmesso ai carnivori domestici e selvatici dalle zanzare. I gatti sono anche frequentemente colpiti e possono morire in seguito alla presenza di solo un verme adulto adulti. La profilassi nei confronti di questo parassita è semplice, poco costosa e disponibile presso le strutture veterinarie.

La medicina veterinaria è la scienza medica che include la prevenzione la diagnosi ed il trattamento delle malattie degli animali sia domestici che selvatici. Lo scibile veterinario è molto ampio ed in continua espansione. La professione è esercitata da un medico veterinario che si può avvalere della collaborazione di infermieri, tecnici e maniscalchi. I veterinari difendono la salute pubblica studiando e arginando le malattie zoonotiche (malattie che possono essere trasmesse dagli animali all’uomo), si occupano di sicurezza alimentare e sono protagonisti nel campo della ricerca scientifica. Sono fortemente coinvolti nel benessere animale. Da molti anni più del 80% degli iscritti alle facoltà di medicina veterinaria nel mondo occidentale sono studentesse. Sono riconosciute più di venti associazioni specialistiche che includono più di quaranta specialità veterinarie alle quali si accede tramite corsi pluriennali che si concludono con un esame di specialità selettivo che include quattro o cinque parti: anatomia patologica, istopatologia, patologia generale, patologia veterinaria, e soluzione di problemi inerenti la ricerca. Sebbene la scienza esistesse da moltissimi anni, nel 1949 a Chicago i patologi veterinari crearono la prima associazione di specialità, esempio poi seguito da professionisti in altre parti del mondo come Regno Unito, Europa e Giappone. L’esempio del Collegio dei Patologi Veterinari Americani (ACVP) è stato seguito da altre associazioni specialistiche come medicina interna, chirurgia, oftalmologia, teriogenologia, epidemiologia, medicina d’urgenza e altri.

Appartengo ai patologi veterinari e sono profondamente affascinato dallo studio dei meccanismi delle malattie che affliggono gli animali di tutte le specie e l’uomo e i risultati che causano. Questi risultati, che noi chiamiamo lesioni, sono spesso inguardabili per i non addetti ai lavori. Sono in grado di valutare e documentare in vivo i segni clinici (segni per gli animali, sintomi per l’uomo), interpretare gli esami di laboratorio relativi ai liquidi biologici, identificare le alterazioni visibili post mortem ad occhio nudo negli organi e tessuti seguiti dall’interpretazione dei cambiamenti patologici che si possono osservare al microscopio sia con tecniche molto antiche iniziate nel 1600 da Antonie van Leeuwenhoek, sia con tecniche più recenti che ci permettono di visualizzare le tracce di agenti infettivi, processi degenerativi e tumori nella forma di antigeni proteici e acidi nucleici. Mi sono avvicinato alla medicina veterinaria verso la fine del liceo classico dopo aver coltivato un profondo interesse per la biologia e l’ ecologia. I biologi erano già molti, i vet in Europa erano pochi e la medicina veterinaria includeva molta biologia e comprendeva anche un rapporto frequente con le persone e tutti questi fattori mi affascinavano. Il corso di studi fu duro, cinquantatrè esami orali di fronte a commissioni di docenti talvolta tutt’altro che amichevoli, in una città che all’epoca sembrava poco attraente e inospitale ad un giovane mitteleuropeo. Comunque Milano si rivelò un’ottima scuola di vita e di scienza (a city that made me not only book smart, but street smart as well) e mi permise di forgiare un carattere adatto alla scalata accademica in USA. Perché sono rimasto in USA? Come fa uno che è cresciuto a Trieste tra Adriatico, Carso ed Alpi a non ritornare a vivere permanentemente in Alpe Adria nei territori dell’Impero che era un Paese talmente tanto Ordinato, che ogni decesso veniva esaminato per legge tramite autopsia completa (il dipartimento di anatomia patologica di Trieste ha sempre avuto pertanto una collezione di tessuti umani normali e patologici invidiabile)? Perché è piacevole e stimolante stare seduti su due sedie e cercare di assorbire il meglio di entrambe le culture, evitando accuratamente il peggio. Confesso un certo orgoglio, e giuro che non lo dico per per farla fuori dal pitale,  di essere uno dei pochi ad aver ottenuto una posizione di professore ordinario confermato (tenure) in un paese dove queste prestigiose e ambite sicurezze lavorative non sono più frequentemente elargite. La maggior parte ormai lavora con contratti annuali o pluriannuali rinnovabili. Penso che una posizione permanente faciliti anche la libertà di espressione negli ambienti accademici e la possibilità di studiare le tematiche che non sono necessariamente quelle care al sistema. Il veterinario poi, qui in Louisiana, e nel resto della Federazione, è un professionista che conta veramente tanto: è una professione molto apprezzata. Quando apriamo le porte al pubblico per una visita didattica (open house) in facoltà, riceviamo circa ottomila visitatori. Cerchiamo di essere molto vicini al territorio, senza competere con i liberi professionisti, e abbiamo organizzato un’ unita’ operativa per il recupero e le cure degli animali durante i disastri naturali. Un esempio triste e famoso, l’uragano Katrina del 2005.

Il luogo di origine è in grado di influenzare le scelte di studio. Ho accennato alla mia localizzazione geografica di origine. La Venezia Giulia e le regioni adiacenti Friuli, Istria e Dalmazia sono zone dove la si transita piuttosto rapidamente dal centro abitato ad ambienti naturali, mare compreso. Pertanto è difficile non essere portati all’ osservazione degli animali selvatici e domestici senza esserne profondamente influenzati. Una zona dove è possibile sia apprezzare gli animali come ingranaggi ed elementi di ecosistemi, ma anche osservare da vicino i gatti e i rospi del teatro romano. Questo tipo di esperienze, inoltre fanno accrescere e coesistere l’ “amore per gli animali” e l’ interesse scientifico. Gli animali (primati umani, e non, compresi) ammalati sono pazienti da curare e nei confronti dei quali empatizzare da vivi fino all’ultimo, ma diventano estremamente interessanti dal punto di vista scientifico post mortem. I pazienti deceduti forniscono preziosissime informazioni al medico curante ed alla società. Siamo pertanto in grado, come veterinari e patologi di studiare le cause di morte senza disumanizzarci e disanimalizzarci. Si tratta di un mestiere che richiede un notevole equilibrio interiore.

Il patologo veterinario è essenziale per lo studio e la prevenzione delle malattie infettive diffusive talvolta zoonotiche. Come dicevamo, le malattie zoonotiche sono malattie trasmesse dagli animali all’ uomo, talvolta tramite un vettore che di solito è una zecca, una zanzara o insetti simili alle zanzare come i flebotomi che trasmettono la leishmaniosi. Alcuni esempi sono la Febbre della valle del Nilo dell Ovest (West Nile fever), le encefaliti da alphavirus americane, quelle europee, giapponesi e australiane da flavivirus, le rickettsiosi, e le malattie a ciclo orofecale come salmonellosi e clostridiosi e numerose altre. Molto spesso le lesioni negli animali associate a queste malattie sono le stesse che affliggono gli esseri umani. Spesso gli animali sono sentinelle di epidemie di malattie zoonotiche. Quando nel 1999 scoppiò un’ epidemia di febbre della valle del Nilo nello stato di New York, fu la veterinaria dello zoo ad ipotizzare la presenza di un virus in grado di provocare encefalite sia nella collezione di volatili dello zoo, particolarmente sensibili si dimostrarono rapaci, pinguini e fenicotteri,  sia nelle persone anziane. Gli animali possono presentano il vantaggio di poter essere esaminati subito dopo la morte, senza aspettare 48 ore come nelle autopsie degli esseri umani, evitando in tal modo significative spiacevoli alterazioni cadaveriche che possono confondere il quadro diagnostico. Qualcuno dice che il patologo sa tutto, ma troppo tardi. Non è necessariemente vero. L’attività del patologo ha un’ importante scopo di prevenzione delle epidemie. Una diagnosi post mortem rapida e precisa effettuata su un paziente affetto da una malattia infettiva diffusiva può salvare molti uomini e animali. Inoltre lavoriamo molto su campioni bioptici, pertanto contribuiamo alla diagnosi su pazienti vivi. Oltre all’esempio del flavivirus della febbre del Nilo bisogna ricordare l’insorgenza delle epidemie negli animali e nell’uomo causate dagli henipavirus. I veterinari ed in particolare i patologi ebbero un ruolo fondamentale nell’identificazione di due importanti malattie come la malattia malattia Hendra e la malattia Nipah. Il virus Hendra fu identificato vicino a Brisbane in Australia dove causò la morte di cavalli e dei loro allenatori e proprietari in seguito a gravi lesioni infiammatori polmonari e cerebrali. Fu poi scoperto che il virus era stato trasmesso ai cavalli dalle volpi volanti, che sono dei megachirotteri frugivori, che eliminano il virus nelle loro escrezioni e secrezioni. Questi grossi pipistrelli eliminano nella saliva anche un lissavirus molto simile a quello della rabbia ed il virus Nipah, molto simile al virus Hendra. Il virus Nipah è stato ampiamente responsabile in Malesia, Singapore, Blangladesh e India della morte di maiali e esseri umani sempre per polmonite e encefalite, come visto nei casi di Hendra. Attenzione che il nome esotico di una malattia (per esempio febbre del Nilo, Chikungunya, Nipah, Hendra, febbre maculosa delle montagne rocciose, encefalite giapponese, febbre di Omsk, febbre emorragica del Congo e Crimea, febbre dell valle del Rift), non significa necessariamente che le cause di queste malattie non siano presenti in Europa e nel Bel Paese o non possano manifestarsi in futuro. L’Italia è un ponte migratorio animale e umano che è stato ampiamente percorso da alcuni di questi agenti eziologici di malattia. Senza i patologi veterinari che partecipano attivamente agli studi ed alla diagnosi di malattie esotiche in grado di decimare gli animali da reddito la zootecnia mondiale sarebbe in ginocchio. Malattie come afta epizootica, peste equina, peste suina classica ed africana, polmonera, tubercolosi bovina, brucellosi, febbre Q, e tante altre sono state eradicate da ampie zone del mondo occidentale grazie all’operato dei veterinari. Per non parlare della continua battaglia nei confronti di agenti eziologici ad andamento epidemiologico fluttuante negli animali come lingua blu, diarree virali, enteriti infettive degli animali d’affezione, cimurro e tante altre comprese le malattie infettive dei pesci e dei molluschi e crostacei di allevamento che ogni anno sono affetti da nuovi agenti infettivi. I gamberoni che ci piacciono tanto hanno più di venti malattie virali che i vet cercano di tenere sotto controllo. Le oloturie o cetrioli di mare che piacciono tanto in Asia sono di competenza ispettiva veterinaria. Se i medici hanno eradicato il vaiolo, i veterinari hanno eradicato la peste bovina, malattia altrettanto devastante per i bovini, fulcro dell’ economia di molte regioni. Confido con un certo disagio che una nuova diffusione di malattie come le pesti virali nei cavalli, ruminanti, suini e uccelli metterebbe in ginocchio l’economia di molti paesi. La sala autoptica del patologo veterinario è il luogo dove vengono identificate presto e bene queste pericolosissime malattie. Siamo quelli che impediscono che intere mandrie, porcilaie o migliaia di polli e tacchini siano distrutti da malattie infettive; quelli che cercano di impedire che sterminate porcilaie e pollai possano diventare fonti di nuove epidemie influenzali. Siamo uno dei fronti di difesa nei confronti del bioterrorismo perché conosciamo molto bene i batteri ed i danni causati da botulismo, antrace, peste bubbonica, morva, tularemia, vaiolo e I virus delle febbri emorragiche. I veterinari hanno chiarito che i gatti dopo i sei mesi di età non eliminano toxoplasmi e non sono un pericolo per la gravidanza e che le fonti dell’ infezione da toxoplasma sono piuttosto le carni poco cotte e le verdure.

La società cambia e gli animali da affezione diventano sempre piu’ numerosi e importanti. Una profonda conoscenza dell’ oncologia veterinaria è da tempo d’obbligo nel nostro campo. Siamo riusuciti ad allungare la vita degli uomini, ma anche degli animali domestici. Ormai i cani e gatti di diciotto anni di eta’ sono frequenti, come pure cavalli di trenta, pecore, capre e maialini vietnamiti di 15 e tartarughe e uccelli di 50 anni e piu’. Cani e gatti, e non solo loro putroppo, con l’avanzare dell’ eta’ sviluppano tumori di ogni tipo e gli esami bioptici al microscopio sono parte dell’ attivita’ giornaliera per il patologo veterinario che fornisce diagnosi rapide ed essenziali al veterinario pratico ed allo specialista oncologo. Eseguiamo interventi chirurgici su carpe koi anziane con tumori e sono animali che valgono centinaia di migliaia di euro. E qui è difficile non considerare il dilemma. è giusto investire cosi’ tanto in interventi talvolta molto costosi sugli animali da compagnia?  La risposta spesso ce la danno i proprietari. Allungare la vita dei loro beniamini, per loro è una priorita’ assoluta; il prolungamento molto sentito di legami affettivi molto forti.

La nostra professione non è scevra di pericoli, anche mortali. Ricordo il collega infettivista che morì di morbo di Chagas contratto in Brasile, lasciando orfano un filgio di 10 anni che ora è un ottimo veterinario. La collega biochimica veterinaria che scoprì di essere fortememente anemica perché ripetutamente esposta a micotossine che fervidamente studiava. Il tecnico veterinario che si infettò in laboratorio con il fatale herpesvirus B dei macachi. Gli ippiatri che furono colpiti alla testa o al torace dai calci di cavallo. I due veterinari colpiti dalla febbre Q che dovettero subire un intervento chirurgico per rimpiazzare le loro valvole cardiache danneggiate dai batteri coxiella. Le morsicature sono comuni e siamo vaccinati contro la rabbia. I tagli sono frequenti. Talvolta, per fortuna molto raramente, i pericoli professionali risiedono nella sincerità ed evidenza prodotta dei nostri studi e diagnosi e dai regimi sotto ai quali ci troviamo ad esercitare la nostra professione. Nel 1945 a Zagabria, il professore di patologia comparata Ljiudevit Jurak fu “giustiziato” dall’OZNA per aver diagnosticato dei fori di proiettile nei crani di vittime che indicavano i sovietici come responsabili del massacro di Ucraini a Vinnytsia e del massacro di polacchi a Katyn. Il professor Jurak si occupava di patologia comparata che includeva uomini e animali. Ora a Zagabria il dipartimento di patologia porta il suo nome e il comitato scientifico organizza regolarmente un simposio internazionale di patologia comparata frequentato da patologi medici e veterinari.

La morte è un elemento costante nel nostro lavoro, sia essa naturale, sia frequentemente tramite eutanasia. Il nostro lavoro ci fornisce il privilegio e la simultanea condanna di capire quello che succede al corpo degli esseri viventi nei minimi dettagli. Ci rendiamo conto che noi umani e gli animali, ma soprattutto gli animali selvatici e gli uomini che vivono in certi paesi meno ospitali, combattiamo una pugna giornaliera nei confronti di esseri viventi microscopici come virus, batteri, protozoi, funghi, alghe, e alterazioni cellulari tumorali che cercano di ridurre i nostri corpi ad un melmoso coacervo protoplasmatico maleodorante ed alla fine questi agenti hanno sempre il sopravvento.  La presenza costante della morte e una particolare sensibilita’ dei veterinari e dei medici è forse una delle cause dei numerosi suicidi che adombrano queste due professioni. Ogni anno in in USA si tolgono la vita quattrocento medici laureati, un numero che rappresenta un’intera scuola di medicina che scompare annualmente. Le stime veterinarie sono, putroppo, vicine a quelle dei medici.

Una branca in espansione della patologia veterinaria è la patologia forense veterinaria. Questo tipo di attività ci permette, tramite un indagine autoptica molto dettagliata, di stabilire le cause dei decessi degli animali riferibili a casi di diritto penale e civile, incluse procedure assicurative. Queste indagini si riferiscono per esempio alla morte dei cavalli in pista, ai casi di maltrattamento ed uccisione degli animali tramite sevizie che possono includere percosse, traumi da armi contundenti da taglio e da fuoco, strangolamenti, violenze sessuali, investimenti, annegamenti, avvelenamenti, ustioni, induzione dolosa di aborto nelle cavalle per riscuotere il premio assicurativo. Questo è il campo che richiede il maggiore equilibrio da parte dello specialista per la crudezza dei reperti e per l’aspetto psicologico riferibile ai perpetratori di queste sofferenze. Pur non avendo un’indole vendicativa, questo tipo di attività permette di identificare certi soggetti sociopatici che potrebbero agire violentemente anche nei confronti dei loro simili. Esiste, infatti, una connessione tra le violenze sugli animali e quelle sugli umani, compresi i bambini.

Ogni volta che usate un farmaco, il vostro cane non muore con il cuore pieno di vermi trasmessi dalle zanzare o succhiato vivo da vermi intestinali, vi godete una cena di pesce e non morite per un intossicazione da pesce palla o da metalli pesanti, osservate un animale in ottime condizioni, un cavallo che non zoppica, un’ elefantessa che supera un parto distocico, una popolazione sana di gatti che arricchisce lo scenario di un foro romano, un acquario colorato con animali di ogni tipo anemoni e tridacne compresi, mandrie sterminate di animali al pascolo, una casa senza pulci e zecche, un prodotto alimentare sano come un latte senza pus, micotossine, diossina e bacilli della tubercolosi e salmonelle, oppure una tartara senza larve di trichina e tenia, e il prione della mucca pazza, e riuscite a consumare dozzine di mitili e ostriche crude senza poi contorcervi e disidratarvi in bagno, e non vi ritrovate al mattino ad ammirare una proglottide di verme solitario che si è fatta strada durante la notte partendo dal vostro intestino a far capolino dentro ai vostri boxer, come pure quando date per scontate tante altre situazioni di piacevole normalita’ che caratterizzano la vostra vita quotidiana, ricordatevi che è merito di noi veterinari, patologi veterinari compresi.

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