RAPPRESENTAZIONI AMOROSE

PAOLO PICHIERRI

 

fornasettivariazioni

Nell’amore (di coppia) abbiamo bisogno di rappresentarci. Rappresentarci come coppia per la coppia stessa in sé e per il contesto sociale circostante. Qual è l’incidenza della rappresentazione nella relazione amorosa tra due persone? È una rappresentazione di persone o essenzialmente di corpi? C’è bisogno di uno specchio. Scena od oscenità?

La rappresentazione della coppia è certo uno scandalo. Almeno all’inizio. Il contesto sociale – familiare, amicale, lavorativo – rimane stupito dalla nuova relazione amorosa. “Possono stare bene insieme? Quanto dureranno? Come può andare tra di loro a letto?”

“Noi tutti viviamo, per lo meno per un certo tempo, di solito però sempre, nella poligamia” (A. Schopenhauer)

Alla fine si farà un po’ l’abitudine.  I due, via via, si faranno un’idea di come li vedono gli altri, di come compensano reciprocamente i rispettivi difetti, di come incrociano le compatibilità, di come il rapporto li potrebbe modificare rispetto alla loro condizione precedente. Cambierà la percezione di loro stessi, in relazione a chi sta loro appresso, secondo quanto i due soggetti della coppia capiranno di essere percepiti dagli altri.

La rappresentazione iniziale della coppia “fresca” ha un effetto molto forte, è una sorta di shock per i due e per gli altri. Il confronto con la società circostante crea una complicità, più o meno duratura, che può diventare anche una sfida. L’assestamento porterà poi, dentro e fuori la coppia, a un riposizionamento sociale.

La de-cisione iniziale è stata eccitante. Lei/Lui ha scartato, tagliato le altre infinite possibilità (certo, solo potenziali, non nondimeno verosimili) di partner, per stare insieme con una tra 7,4 miliardi di persone. Queste ultime non verranno mai amate: 7,4 miliardi di corpi e di anime resteranno solo intorno, nello sfondo, volti e voci senza un vero corpo. Poco equo, si dirà.

Così importante, così drammaticamente cruciale è la sua Lei/il suo Lui.  Si sono piaciuti, scelti, accasati, hanno deciso di fare insieme un tratto di strada. Un tratto che potrà essere più o meno breve, ma che le articolazioni della vita renderanno comunque persistente e vischioso, se non si tratta solo di un flirt.

“Ti trovo straordinaria/o, certo, e mi piaci, moltissimo. Sei unico/a”. Eppure: è così certo che qui vicino, in un tempo ragionevole e in uno spazio plausibile, lei o lui non potrebbe incontrare una persona che possa farlo innamorare più, che faccia di più al caso suo?

Mi sono innamorato di te/perché/non avevo niente da fare (L. Tenco)

Avere un partner. Avere qualcuno vicino è bene perché la società lo consiglia, perché non si può vivere da soli o semplicemente per darsi una mano ed essere solidali in maniera speciale. Vivere da soli è più difficile e costoso.

Una/uno su 7,4 miliardi: una scommessa impari, quasi una perversione. “Solo con te mi terrò per mano, solo con te farò l’amore”. È incredibile. Così incredibile da diventare eccitante.

Straordinarietà, bizzarria, assurdo. Queste parole fanno pensare a una rappresentazione eclatante, con tanti spettatori attoniti. Lei e lui spettatori di una commedia che hanno inscenato per l’attrazione dei loro corpi e delle loro menti. Una commedia, una storia da leggere e da guardare. L’hanno costruita loro due e nessuno degli altri lo sa perché.

“Ma qual è davvero il motivo che ci ha unito? Perché siamo insieme? Stiamo bene, lo ammetto, siamo solidali. Ma perché proprio noi? Non saprei ben dirlo. È bello sapere – anzi sono quasi fiero – che noi abbiamo costruito la nostra storia, che l’abbiamo creata”. Peraltro come tanti altri. Quante coppie ci sono nel mondo? Ciascuna ha – o aspira ad avere – la sua ribalta. Per strada, sul social, in tivù o solo nel proprio condominio. La ribalta di una rappresentazione, un occhio di bue. “Ci siamo anche noi. E noi siamo noi”.

Sembra un grande supermercato, a osservarle tutte queste coppie. Sono compromessi diversi, “soluzioni” diverse, abbinamenti originali, per fisicità, cultura, estrazione sociale. Una gamma illimitata di assortimenti, lui così, lei così, o lui e lui e lei e lei, etero o omo che sia. Ogni coppia si rappresenta all’esterno e ognuna ha il suo segreto, fatto di gusti, di interessi, di tic, di porzioni di “visione del mondo”, di zone più riposte dell’intimità spirituale e di pulsioni che si consumano nella camera da letto.

In questo grande supermercato di rappresentazione di storie di coppia possiamo vedere tanti carrelli della spesa. Non occorre spiare dal buco della serratura, tutti i temi saranno riversati sul nastro trasportatore davanti alla cassa. Che cosa comprano? Su che prodotti hanno litigato o che cosa li fa star bene? Hanno tempo per cucinare la frutta e la verdura o comprano conserve? Come si sopportano? Come organizzano la loro sessualità? Cosa li tiene insieme? Sono vegetariani o vegani? Consumano alcolici? Quelle birre che hanno comprato servirà loro per guardare la tivù o per fare una festa? Chi domina tra i due? Quanto tempo riescono a trascorrere insieme?

“La moralità delle relazioni sessuali, quando è libera da superstizioni, consiste essenzialmente nel rispetto per l’altra persona, nel non volerla usare soltanto per il piacere personale, senza riguardo per i suoi desideri.” (B. Russell)

“Qual è il vero motivo per cui mi sono innamorato di te? Il motivo per cui stiamo insieme? Non saprei, una serie di cose. E tu, perché ti sei innamorata di me? Una serie di cose, difficile da dire”.

Come si sono incontrate queste serie di caratteristiche fisiche e personali, caratteriali, gestuali. Come si sono “trovati”? Si dice “alchimia”. Alchimia d’amore.

“Ciò che io ho trovato in te in che relazione sta con ciò che tu hai trovato in me? Io, che non so bene che cosa mi ha fatto innamorare di te, vorrei sapere cosa pensi davvero di me”.

“Cosa mi piace del tuo corpo? Certo, lo so che cosa mi piace del tuo corpo, almeno in parte, anche se ho paura che nel tempo potrebbe non bastarmi, che potrei avere voglia di altro, magari poi per riscoprirti, anche se non vorrei che questo ti facesse del male e che non fosse possibile lasciarti per poi ritrovarti. Non è solo l’aspetto fisico. Anche del tuo carattere potrebbe urtarmi con tempo quello che oggi tollero o addirittura mi piace”.

“Ho tanti indizi, ma, alla fine, non saprei dire cos’è che mi fa essere innamorato di te. E non so, in fondo, come tu mi vedi, come mi percepisci. Che cosa non ti piace di me e cosa ti attira? Hai scelto me per completarti, per cercare quello che non hai o per ritrovarti in me? E perché me e non un’altra persona?”

Il mistero dell’amore. Anzi, mistero non è la parola giusta, la parola giusta è doppio-mistero. Meglio: equivoco.

Io e te ci siam tolti le voglie/ognuno ha i suoi sbagli/è un peccato per quelle promesse/oneste ma grosse/ (L. Ligabue)

 

Due di due tra miliardi di persone senza sapere fino in fondo perché. Una stravaganza, un equivoco nato chissà da un’attrazione fisica, di pelle, olfattiva, da uno scambio di sguardi, da una svista, un bicchiere rovesciato sulla giacca, da un incrocio di parole o da un calembour. Due che si prendono l’impegno di stare insieme in una volizione figlia di una volontà rischiosa e qualificante. Ora devono tenere la scena. Dominarla o solo reggerla, ma sempre e comunque in una rappresentazione, ai loro stessi occhi e a quelli degli altri. Una rappresentazione che va in scena ogni giorno.

Eppure la coppia potrebbe durare. Vivranno felici e (o almeno) contenti se riusciranno a mantenere irrisolto o addirittura ad alimentare l’equivoco caratteriale, psicologico, fisico e olfattivo che li ha uniti e intorno a cui si sono rappresentati. “Ma il mio mistero è chiuso in me. Del nostro amor nessun saprà”. Non solo la società dei curiosi resterà ignara dell’intima ragione del loro amore. La scena cruciale della “Turadot” diventa l’allegoria di un non sapere più profondo e insondabile, che è dentro la coppia e non è solo “un mistero chiuso in me”. L’autorappresentazione della coppia, il suo autoritratto possibile, il bassorilievo coniugale celebra così, sulla scena della vita, l’ignoranza delle ragioni che fondano l’esistenza di una relazione amorosa. Un’ignoranza, un equivoco, una magmatica polisemia risiedono alla base della costruzione della nostra società.

 

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