RUN UP AND SHUT UP

SAVERIO FATTORI

la solitudine

Correre ti svuota, ti lascia esanime e soddisfatto, autarchico, chiuso in una bolla. Non è il fungo nucleare che ti va dalla bocca dello stomaco al cervello, come l’eroina, non è il botto finale dei fuochi d’artificio, come le cocaina. È altro. Per diversi minuti dopo una attività di buon livello te ne rimani imbambolato, potresti fissare il cielo steso a X ai bordi della pista con il cuore che sembra esplodere, crocefisso sul manto erboso del campo da calcio, a pensare al nulla, al massimo ai numerini del tuo satellitare che certificano quella fatica con i numeri di tempo e distanza percorsa.

Ricordiamoci che la corsa è una cosa per vecchi e per scrittori, sempre più sovente inciampo in questa evidenza. Molti oggi arrivano tardi a questa attività, fuori tempo massimo, nell’invecchiare tendiamo ad accumulare parole, perchè diventano funzionali imbrogli della verità, e rimuoviamo la verità dell’immagine, che inizia a deluderci. E molti scrittori e podisti dicono che mentre corrono hanno buone idee letterarie. Io nel mio piccolo dico che il bello dell’attività aerobica è quello di ripulire il cervello, ripulirlo di parole. Tutte queste parole che non cambiano niente che non legano il sangue, cantano i Virginiana Miller. A questo serve la fatica, quando è estrema, in purezza, quando non ha a che fare con i selfie e i volti sorridenti dei turisti della corsa, ti mette all’angolo e ti guarda fisso negli occhi, gioca a chi abbassa prima lo sguardo, rimani solo con lei, ed è una scena muta, penosa. Quando ti chiedono A cosa pensi? E Tu rispondi Nulla, e ti incalzano, Non è possibile pensare a nulla, ecco io quando corro non penso praticamente a nulla, ci risco a non pesare a nulla, o comunque ho un solo pensiero fisso ossessivo che si porta via il resto del mondo: questa sofferenza che mi sono inflitto per ragioni complesse da chiarire, deve finire prima possibile, al di là della classifica della gara, alla quale penserò in un secondo momento, a fatica svaporata e dimenticata. Perchè fatica e dolore il nostro cervello sa come rimuoverli e anche piuttosto in fretta, ha le sue strategie, quante volte in gara e in piena crisi mi son detto Basta, mai più, e come ho saputo dimenticare quel momento frustrante. Mentre corro sono un animalino commovente, col cazzo il mio cervello gioca a fare analisi filosofiche da dopo cena, è a malapena collegato ai miei occhi, riesco solo a riconoscere il culo di un mio avversario di categoria.

Ma questo fantastico reset non è recepito come tale. Anche un gesto semplice e igienico come correre, è inquinato da parole, e il peso delle parole a volte diventa opprimente, una zavorra, zuccheri e grassi in eccesso, come non bastasse una strada bianca, un po’ di verde vegetale a un lato, e il proprio respiro irregolare, come non bastasse l’impegno del cuore che sottoponiamo, specie se iniziamo a invecchiare, a un lavoro extra davvero impegnativo, e solo a lui dovremmo pensare, rallentando il rimo quei due secondi a chilometro che ti tengono sotto la soglia dell’infarto. Invece iniziamo a comporre un kit assurdo con parole tipo Impresa, Eroe, Wellness, Sacrificio, Determinazione... come se avessimo qualche merito noi sportivi belli e positivi di pensiero, e rimproverassimo agli “altri” la loro indolenza. Il nostro ginnico ardore vale bene i complimenti di chi ingrassa inesorabilmente per pigrizia. Ti ho visto correre, Può essere, Ma corri tutti i giorni? Quasi. Ma sei bravissimo, E’ piuttosto normale, se corri, se fai gare, corri tutti i giorni, Io dovrei anch’io, Tu dovresti, si, ma io perdonerò la tua accidia. In realtà non abbiamo merito alcuno, coltiviamo solo il nostro egocentrismo e le foto su Facebook in corsa stanno a rivendicare una identità a cui non faremmo a meno. Quasi tutte le testimonianze sulla corsa (e temo, quelle sportive in senso lato) non mi indignano, semplicemente mi annoiano. Lo sportivo è basico, specie ad altissimo livello nessun pensiero negativo o tridimensionale deve oscurare la mente, devi correre, fare le ripetute in pista, meno fantasmi ti assalgono tra una ripetuta e l’altra meglio è. Meglio se corre e basta, non si impasti la bocca con termini come Sacrificio. Si sacrificava qualcosa di puro e innocente per avere benevolenza dagli Dei. Noi corriamo per capriccio, non scappiamo dalla fame e dalle guerre, a noi gli Dei ci amano.

 

Endoxa ENDOXA - BIMESTRALE FILOSOFIA sport

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