L’INFLUENCER CONTRO IL WRANG-WRANG: IL VALORE DI CIÒ CHE DETESTIAMO

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RICCARDO DAL FERRO

Viviamo nell’epoca degli influencer e ciò ci convince che a spingerci verso un ideale, una convinzione oppure un gesto, sia l’atto di persuasione dell’idolo verso cui nutriamo stima e ammirazione. Se il nostro sportivo preferito, il nostro youtuber prediletto o il politico di grande spessore ci dice che qualcosa è giusto, noi siamo più propensi a seguire la sua indicazione.

Ne veniamo, per dirla spicciola, “influenzati”.

Ma le cose sono un po’ più complicate di così.

Kurt Vonnegut, nel suo capolavoro Ghiaccio-Nove ci presenta la figura del “wrang-wrang”, ovvero di colui che, suscitando in noi un’atavica e irrazionale antipatia, suo malgrado ci spinge verso il contrario di ciò che vorrebbe proporci. Il wrang-wrang che Vonnegut ci narra è un “poeta nichilista” che vorrebbe convincere il protagonista dell’assoluta verità del nichilismo: per fare questo egli ne devasta l’appartamento (gentilmente concessogli come alloggio), copre di merda le pareti, distrugge frigorifero e mobilia e lascia post-it incomprensibili sparsi per la stanza. Nonostante questo atto persuasivo volesse spingere protagonista di “Ghiaccio-Nove” verso il nichilismo e la verità del nonsense esistenziale, egli si sente al contrario spinto verso l’altra sponda e prova un rifiuto totale nei confronti del nichilismo.

Vonnegut ci ricorda che gran parte delle nostre convinzioni non sono il frutto di positivi atti di persuasione portati avanti dai nostri “idòla”, bensì negative reazioni di idiosincrasia nutrite nei confronti di chi ci sta antipatico. È ciò che odiamo che spesso ci spinge dall’altra parte.

Tutta l’economia comportamentale, e in particolare le opere di Richard Thaler (“Nudge – La spinta gentile”), ci ricorda che il nostro sistema di valori si forma grazie ad un complesso meccanismo di incentivi e disincentivi, spinte positive o negative che sono rappresentate dalla marea di stimoli che ci circondano in ogni istante della nostra esistenza: dalla persuasione del marketing all’educazione ricevuta a scuola, dal modo con cui i piatti vengono ordinati in un menu al sistema fiscale di una nazione, fino a giungere nei recessi più insospettabili della nostra società, come le thumbnail dei video di YouTube (ovvero le immagini di anteprima che vediamo prima di aprire il video) o l’ordine con cui ci vengono presentati gli argomenti di cronaca in un quotidiano.

Non solo, l’economia comportamentale è giunta alla chiara conclusione che i sentimenti negativi, quali la paura, l’avversione, l’antipatia e il sospetto, sono estremamente più efficaci di quelli postivi, come l’amore, l’attaccamento, la fiducia e la determinazione, nel farci seguire una strada al posto di un’altra, nel farci prendere decisioni anche sostanziali sulla nostra vita.

Ciò significa che, se è vera l’idea secondo cui le nostre convinzioni politiche, filosofiche, sociali ed economiche, ma anche i giochi che preferiamo, le amicizie che ci scegliamo, i film che inseriamo tra i prediletti e i libri che leggiamo, sono frutto delle “gentili spinte” di cui ci circondiamo ogni giorno, è allora vero che l’influencer ha un ruolo ridicolo in questa strana economia delle idee, mentre il wrang-wrang è estremamente potente nello spingerci verso una determinata direzione, fosse o meno il suo obiettivo.

L’idiosincrasia, insomma, è molto più potente di qualsiasi idolatria, e l’odio che proviamo nei confronti di qualcuno è un’energia molto più efficace nel persuaderci dell’esatto opposto. Ciò che spesso ci sfugge è che il sentimento negativo, l’angoscia o l’odio, l’antipatia o l’ossessività, è una forza persuasiva infinitamente più potente e riesce in minor tempo e con minore difficoltà a spingerci verso ciò che poi forma la nostra personalità.

Se tu sei un comunista, è molto più probabile che sia stato l’odio nei confronti di Berlusconi o di Steve Jobs a spingerti verso quell’ideale, così come se sei un liberale sarà stata l’antipatia nei confronti della barba di Marx o delle giacche di Bertinotti a farti aderire primariamente ad una certa convinzione. Dopodiché è ovvio, l’approfondimento e lo studio ti permettono di conoscere a fondo le ragioni dietro quelle idee: ciò che separa l’individuo stupido da quello intelligente è la consapevolezza di dover osservare in modo autocritico le proprie convinzioni, ricercandone sempre, quando possibile, le radici. Ma è indubitabile che la prima spinta, quella superficiale e determinante, sia arrivata più per odio che per amore.

Il wrang-wrang è perciò il vero influencer poiché è l’influencer che ci sta sulle balle a spingerci verso una determinata direzione. Ed è difficile sapere se quell’atto sia stato deliberato (se il wrang-wrang abbia voluto farsi odiare per mandarci di là) o se sia stato involontario (e lui volesse davvero portarci laddove diceva). Queste sono questioni che non possiamo affrontare qui.

Ma se c’è una cosa che ho imparato è che il pragmatismo mi ha inizialmente sedotto molto più per l’antipatia nei confronti di Hegel (mio wrang-wrang preferito) che non per l’amore verso Peirce. Il fatto che io abbia poi trovato delle ragioni più profonde per detestare Hegel e amare Peirce potrebbe essere frutto di un approfondimento di quell’idiosincrasia, più che di una ricerca razionale e libera dal mio wrang-wrang.

Quale conclusione dare a questo ragionamento? Difficile dirlo, anche perché l’abbattimento che potremmo provare nell’osservare l’abisso della nostra economia comportamentale è dietro l’angolo. Ciò che ho imparato però è che devo stare molto più attento ai miei wrang-wrang che agli influencer di cui sembra popolato il mondo. Sono molti di più coloro nei confronti dei quali nutriamo idiosincrasia rispetto a coloro che potremmo eleggere, più o meno istintivamente, nostri idoli.

E gli idoli, ci piaccia o meno, hanno molta meno influenza su di noi rispetto ai wrang-wrang.

In fin dei conti, la libertà consiste non nello scegliere i giusti wrang-wrang, ma nello sperare di essere scelti da quelli sbagliati. E imparare così a riconoscerli, sapendo riflettere un po’ più lucidamente su quello che ci compone come individui.

Endoxa FILOSOFIA LETTERATURA

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