A DAY IN THE LIFE – EDITORIALE

PIER MARRONE

A Day in the Life, oltre a essere una canzone dei Beatles, contenuta nel loro epocale album Sgt. Pepper’s Lonely Heart Club Band, era una serie di pregevoli libri fotografici editi da National Geographic,

che avevano l’ambizione di illustrare la vita di una nazione raccogliendo il lavoro di un gruppo di fotografi che avrebbero documentato una qualche attività di un giorno specifico. Io possiedo il volume dedicato agli Stati Uniti d’America, per i quali avevo un’infatuazione quando svolgevo il mio dottorato di ricerca.

A Day in the Life: il tema suggerisce un’infatuazione dei nostri autori per la contingenza, per ciò che potrebbe essere in maniera completamente diversa da come è stato finora, ossia una tensione verso la novità che irrompre improvvisa in una quotidianità che abbiamo sempre apprezzato e subito nella sua routine? A giudicare da tutti i contributi che compongono questo numero di Endoxa credo che la risposta debba essere decisamente negativa. Nessuno degli autori che si sono misurati con le proprie parole (e, ho la presunzione di ritenere, nessuno nemmeno di coloro che ci hanno generosamente offerto le visioni delle proprie immagini) ha accolto questa opinione, che vorrebbe che la novità irrompa senza presupposti, poiché avrebbe potuto in definitiva essere diversa da come inevitabilmente è.

Quello che è inaspettato si cotruisce su un’anteriorità presente o nelle nostre strutture cognitive, come indica anche la fenomenologia, o nelle storie personali. Certo, uno potrà anche dire: “e se arrivano i marziani?” ovvero “se irrompe il radicalmente altro nella nostra storia?”. Questa irruzione del radicalmente altro è esemplificata da un numero enorme di produzioni culturali, tra le quali ad esempio il film di Mel Gibson Apocalypto, dove ciò che dà pieno senso a tutta la narrazione è l’ultima scena, quella degli spagnoli che approdano nel Nuovo Mondo. Ma si tratta di un nuovo mondo dove loro non potranno riconoscere le esperienze che faranno? Non è che la stessa possibilità di fare un’esperienza ha necessità di avere, prima del suo compiersi, una struttura che darà a quell’esperienza che faremo la possibilità di aprirsi a un significato per noi?

Senza la possibilità antecedente di un significato, nessun significato per noi. Per questo quando noi con la nostra ossessione tutta moderna, tutta contemporanea per il nuovo, l’inaspettato, l’inatteso, ciò che mai è successo prima andiamo in cerca di un significato altro, ciò che sempre troviamo è una qualche versione di noi stessi e di ciò che ci circonda. Per questo A Day in the Life è più simile a una apocalisse, ossia a una rivelazione che a un’esperienza totalmente altra, la quale se lo fosse sul serio nemmeno potrebbe rientrare tra le cose per noi comprensibili.

Dobbiamo però essere indulgenti con noi stessi. Tutti noi abbiamo cercato un nuovo inizio, almeno a partire da qualche momento della nostra vita, soprattutto quando la maturità si era compiuta, quando ci siamo attesi, come dice la lirica dei Beatles, che “somebody spoke and I went into a dream”. Ma il sogno stesso sarà stato solo la nostra vertigine e non quella di un’esperienza alla quale non possiamo avere accesso.

Endoxa ENDOXA - BIMESTRALE FILOSOFIA FOTOGRAFIA NARRATIVA

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