LA DEVIAZIONE DIFENSIVA E LA TRANSESSUALITÀ

16348345208_975e9cb94f_bSARANTIS THANOPULOS

“Deviante” o “devianza” hanno un significato negativo, normativamente stabilito, che rimanda sempre alla destabilizzazione inaccettabile di un sistema di pensieri, sentimenti e azioni la cui logica è  data come l’unica possibile. È deviante qualsiasi pensiero, sentimento, azione tenda a imprimere  sul sistema un effetto trasformativo. La collocazione deviante nel sistema deve necessariamente diventare devianza, condizione centrifuga stabile che  deve essere direttamente repressa, circoscritta o snaturata in modo da renderla innocua.

La “deviazione” non ha di per sé un significato positivo o negativo. Questo dipende dal suo esito. Può creare uno spazio nuovo di vita, può aggirare un ostacolo, può schiudere una prospettiva. In questo caso deviazione e trasformazione sono indissociabili. Può ugualmente essere dispersiva o inconcludente, manipolativa, falsificante, mistificante. Cioè difensiva, omeostatica. La deviazione difensiva è alleata della norma, dell’arbitrio (l’equivalenza tra necessità e caso) e tratta come devianza la vita nella sua naturale imprevedibilità di dispiegamento.

La deviazione difensiva, normativa coincide con la perversione di una domanda di trasformazione in fattore di stabilizzazione di un sistema che conforma l’esperienza di chi ne è assoggettato alla propria autoriproduzione. I fenomeni attuali più importanti della trasmutazione di una deviazione potenziale in bastione di un assetto sociale normativo che da una parte l’acclama rumorosamente come conquista sul piano della tolleranza e della civiltà e dall’altra la mura silenziosamente come devianza, sono il “politically correct”, e la divisione in “generi” degli esseri umani. Il primo corrisponde al semplice rinominare la diversità  “difettosa” come diversità “virtuosa”,  senza cambiare effettivamente il modo di concepirla. La seconda trasforma la differenza sessuale in una differenza di categorie socialmente definite e nella loro essenza de-sessuate. Entrambi poggiano sulla  convinzione, che da sempre sorregge  i sistemi normativi, che i nomi sono cose.

Politically correct e ideologia del genere spingono per far diventare ogni forma di sessualità che mette in discussione la sua impostazione normativa in sessualità lgbt (acronimo che riunisce lesbiche, gay, bisessuali, transessuali). La sessualità lgbt  non mette in discussione la “normalità”, concezione socio-culturale che si impone di fatto come principio giuridico, per sostituirla con la parità civile tra maniere diverse di vivere il proprio corpo e le proprie inclinazioni erotiche. Afferma che tutto è “normale”, con l’aspirazione di imporre questa prospettiva politicamente, sfruttando tutti le congiunture culturali favorevoli, senza intaccare per nulla le credenze radicate storicamente, saldamente nella psiche collettiva sulla normalità. Queste credenze continuano a operare silenziosamente sotto la tolleranza di superficie che anche quando è convinta  non ha fatto pienamente i conti con le correnti impersonali di pregiudizio che attraversano la società.  La tolleranza (vivi e lascia vivere), che non è affatto riconoscimento e disponibilità alla relazione, può proteggere piuttosto che eliminare il rigetto della diversità. Il risultato è una contrapposizione politica, non dichiarata, tra lgbt e condizione eterosessuale con un tentativo non del tutto consapevole di distinzione tra ciò che è “normale” e ciò che è “normativo” (e con una certa ignoranza del fatto che il primo subisce da sempre la sovradeterminazione del secondo).

In realtà le affinità tra le categorie lgbt e i confini con gli eterosessuali sono labili. I transessuali si considerano fermamente parte del mondo eterosessuale, arrivando a  rigettare la bisessualità psichica. I bisessuali partecipano sia alla condizione omosessuale sia a quella eterosessuale. Le  “lesbiche” e i “gay” non sono attratti tra di loro, ma sono attratti dagli eterosessuali. Infine la corrente eterosessuale per gli omosessuali e la corrente omosessuale per gli eterosessuali sono indispensabili per la loro compiutezza erotica. Del resto in ogni relazione erotica, eterosessuale o omosessuale che essa sia,  si incontrano un corpo di un uomo e un corpo di una donna, due corpi di donne e due corpi di uomini. La contrapposizione tra lgbt e eterosessuali, artificiale sul piano relazionale, tende a configurarsi come conflitto tra discriminati e non discriminati e a creare due realtà non comunicanti. Se le cose restassero su questo piano non  si capisce quale disegno della provvidenza divina potrebbe consentire una  convivenza  senza reciproca indifferenza o ostilità.                              

Il “genere” corrisponde alla definizione sociale dell’identità sessuale  e soggiace inevitabilmente alla grammatica/sintassi dei ruoli e dei poteri all’interno di un determinato tipo di società. Essendo un’astrazione dalla nostra costituzione sessuale psicocorporea (pilastro della nostra soggettività) è subalterno alle classificazioni normative: rappresenta il medio convenzionale che offre uno standard socialmente omologante a cui bisogna adattarsi. Il suo imporsi come definizione  è violento perché gli esseri umani non sono astrazioni, entità categorizzate: sono realtà “carnali” niente affatto riducibili alla loro biologia.

Un nodo emblematico del nostro tempo che riassume paradigmaticamente l’intera questione della diversità normativizzata, è quello della transessualità. Ciò che è messo sistematicamente da parte, ogni volta che se ne parla, è la questione della perdita e della sua elaborazione. Eppure l’elaborazione della perdita è fondamentale per conservare la nostra integrità affettiva tutte le volte che la vita ci priva di qualcosa di molto importante ai fini del suo godimento. Possiamo essere molto anziani, soffrire di malattie disabilitanti,  soffrire di paralisi totali, perdere l’uso delle gambe, nascere con disfunzioni sessuali, perdere l’uso della genitalità per motivi traumatici, essere privi di risorse economiche, privi di figli o orfani da piccoli dei nostri genitori, non avere amici o partner erotici, essere prigionieri, vivere per strada. Il rapporto con il nostro corpo erotico può risultare alterato profondamente e possiamo  essere deprivati  della nostra  soddisfazione sessuale. Questo non ci priva del pieno diritto di cittadinanza (che o è universale o non è) nel mondo. Né ci rende cittadini di seconda serie o umanamente/politicamente diseredati. Sul piano soggettivo la compensazione di ciò che ci viene a mancare (siamo tutti esseri variamente mancanti), la possibilità di sentirci, nottante tutto, vivi, presenti in noi, dipende dal riconoscimento della mancanza e dall’elaborazione del lutto che questo riconoscimento rende possibile.

La condizione di transessualità, comporta una privazione: non poter usare il proprio corpo erotico in modo adeguato. Se uno/a ha il corpo di uomo e si sente, invece, una donna, o viceversa, nessuno può imporgli di cancellare questa contraddizione, che elabora nel modo migliore per lui/lei. Ma la contraddizione resta. Un pene e una vagina, un corpo di uomo e un corpo di donna, non sono insignificanti dettagli anatomici, specie sul piano sessuale. Soprattutto se teniamo nel dovuto conto il fatto che la nostra anatomia ha qualità relazionali: se non si vuole parlare della sessualità, si può parlare  del fatto che si è bipedi. Il riduzionismo può andare in due direzioni: ridurre lo psichico all’anatomia (facendone il nostro destino) o, viceversa, ridurre l’anatomia al puramente psichico. In entrambi i casi è hybris.

La potenzialità bisessuale della materia psicocorporea può sopperire a ciò che l’anatomia non offre (affermandone l’impossibilità), ma solo fino a un certo punto, perché al contrario di ciò che accade nell’ eterosessualità e nel l’omosessualità, è complicata dal disaccordo tra psiche e corpo e ostacolata dal fatto che i transessuali denegano il proprio sesso anatomico e sul piano psichico tendono ad essere manicheamente “etero”. Se poi optano per l’intervento chirurgico, la mutilazione della loro genitalità riduce drasticamente la possibilità di una loro soddisfazione sessuale. Il diritto di sentirsi di un senso opposto al proprio sesso anatomico è inalienabile, ma l’aspirazione a creare ex novo un corpo artefatto in accordo con la propria identità sessuale psichica  porta alla contraffazione.

Tutte le forme di configurazione psichica dell’identità sessuale sono pari sul piano dei diritti civili. Non tutte le forme della sensualità ad esse connesse sono uguali dal punto di vista della profondità della soddisfazione erotica. Questa soddisfazione spesso è spuria o superficiale. Ciò riguarda gran parte degli esseri umani, non solo la sessualità “queer”. La confusione delle diversità in una uguaglianza convenzionale, che deve essere imposta o rifiutata legalmente/politicamente, riflette una rigidità identitaria sottostante, tendente all’unisessuale, l’indifferenziato.

La critica, supposta anticonformista, al registro “binario” (femminile/maschile) della sessualità, costruita sulle parole e indifferente alla sostanza, è fuorviante.  Esiste un “non sesso”, o un “terzo sesso” se non come eccezione alla natura erotica della vita? E se l’eccezione non deve essere certo discriminata, può mai essere canone? Il rischio reale è di perdere di vista che la differenza donna-uomo è è fondamentale, il pilastro di tutte le differenze e delle relazioni umane. E cadere nella pretesa di sottomettere il desiderio alle classificazioni sociali. Con l’illusione di farne delle buone piuttosto che delle cattive.

 La transessualità interroga, destabilizza la pretesa che la biologia determini la vita psichica, non può essere repressa né conformata ai canoni sociali di un’uguaglianza imposta, indifferenziante che la silenzia. La norma l’assimila facilmente sul piano della forma, perché il suo lavoro è produrre differenze formali, superficiali che non si relazionano tra di loro. Il suo bersaglio vero è il coinvolgimento erotico profondo degli esseri umani e in particolare il desiderio femminile, la cui libertà e anarchia destabilizza da sempre i rapporti di potere.

Le deviazioni normative coprono l’avanzare dell’indifferenziato, una minaccia grave per la nostra controversa civiltà. Più esso avanza, più avanza il totalitarismo. 

“Gender Neutral Toilet sign, Imperial College Union, South Kensington, London, UK” by gruntzooki is licensed under CC BY-SA 2.0

ENDOXA - BIMESTRALE PSICOANALISI

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