LA SOLA COSA CHE SCOPRÌ COLOMBO È CHE SI ERA PERSO

IMG_1003CRISTINA RIZZI GUELFI

La sola cosa che scoprì Colombo è che si era perso.

“Di confini non ne ho mai visto uno. Ma ho sentito che esistono nella mente di alcune persone.” (Thor Heyerdahl, esploratore)

Quando la mente incontra confini tende a spingersi sempre oltre. E “Oltre”, lo sappiamo bene, non significa mai nulla di preciso. Le parole escono smontate e le cose ripulite dal senso della misura. Perdono di vista tutto tranne l’assurdo, le immagini diventano sempre più accese e il tempo passa di mano. Sfugge incontrollato. Poche ore, pochi secondi. Rende responsabilmente operosi, e con l’illusione che il mondo non finisca dove inizia la fantasia. Ridà fiato a sogni e desideri. Scuote e disturba la nostra pigrizia. E se «hic sunt dracones» segnava drasticamente un confine, un limite invalicabile della conoscenza, allo stesso tempo, spalanca l’orizzonte, facendoci sedere su un bordo sconfinato. E ora che affidiamo il nostro vagare solo a googlemaps, dovremmo percorrere le terre inesplorate e misteriose della mente, “dove la mano dell’uomo non ha mai messo piede” come disse l’agente Dupond di Tintin, appena sbarcato sulla luna.

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