BORDO VITA

SAVERIO FATTORI

bimba-morta-piscina-pisa-tuttacronacaLe cyclette sono pesantissime e luccicanti, calarle in acqua non è facile, l’addetto ai bagnanti sospende l’operazione, straccia lo scontrino del lettino a Linda e glielo restituisce senza guardarla in faccia, è di poche parole ma le augura buona giornata, fa una panoramica visiva della vasca grande, della piccola, e del parco, ha un passato da rugbista, e i muscoli servono, deve gestire i muratori dell’est Europa che fanno schiamazzi e disturbano gli agonisti in corsia, hanno ossa sporgenti nasi a punta e ridono molto, ridono come bambini, non nuotano e se lo fanno lo fanno con la testa sempre fuori dall’acqua in uno stile approssimativo, si tuffano di testa e si rincorrono incuranti dei cartelli che invitano alla prudenza.

Il Gruppo Fornero inizia a raccogliersi, le ritardatarie vengono salutate con simpatia crescente dall’istruttrice, più la signora è in ritardo più viene festeggiata, la lezione inizia, le casse stanno ancora buttando fuori un live di Lorenzo Jovanotti che pare favorisca la produzione di melatonina e riduca quella di acido lattico, ma quando partono i primi ordini secchi da bordo vasca Lorenzo viene sostituito da una hit contemporanea, di quelle che rimbalzano in ogni dove ma non sapresti dire titolo, cantante, e non è più come quando c’era Umberto Tozzi e basta a piazzare il quarantacinque giri perfetto, ora è tutto più confuso intorno a te e dentro di te, una volta sapevi esattamente chi odiavi e cosa odiavi, ora non sai, ti senti impotente, gridi al nulla come i pazzi che inseguono i loro fantasmi nelle piazze delle grandi città assediate dal caldo e dall’umidità. Le donne del gruppo Fornero pedalano e agitano le braccia, non riescono ad andare in pensione, non ci andranno mai, quindi tanto vale trattenere la tonicità dei glutei a livelli accettabili e ogni sofferenza è lecita.

Per Linda è una delle prime uscite, non è ancora pronta per il Gruppo Fornero, forse nel futuro potrebbe essere una buona mossa iscriversi a un corso, socializzare fuori dalla struttura protetta, la psichiatra che la segue e che sta firmando i permessi diurni ha fiducia in lei, le fa dei sorrisi di colore verde e le tiene la mano quando vuole convincere Linda della sincerità d’animo e della pulizia delle parole. Linda ha foto di quando era più giovane e snella, le tiene nell’armadio dentro una scatola di scarpe Pancaldi, quando lei era giovane e snella costavano duecentomila lire. Non le fa vedere a tutti quelle foto, devi avere un sorriso di colore verde per guadagnarti la sua fiducia. Linda non era bella nemmeno da giovane e da snella, non era bella in quelle foto, e non è solo colpa delle spalline anni ottanta e di un parrucchiere di paese, era brutta è basta, è un dato oggettivo senza importanza, da metterla agli atti.

Linda appoggiata ad angolo in vasca piccola, immersa dal seno in giù, pensa che se la dottoressa fosse sincera non avrebbe bisogno di stringerle forte la mano per convincerla di qualcosa. E poi non è difficile colorarsi il sorriso di verde o di turchese per chi ha studiato.

Se la dottoressa la potesse vedere ora forse non sarebbe così serena. La vasca piccola è piena di bambini e genitori, poi di oggetti colorati e plastici. Sono bambini tutti uguali, biondi, colorati e plastici. Il ritmo a cui è sottoposto il Gruppo Fornero ora è ossessivo, non è pop, sono suoni che ricordano fabbriche e cantieri, lei in fabbrica ci ha lavorato, facevano piastrelle, meglio il Trattamento Sanitario Obbligatorio tutto sommato, molto meglio, sono tutti molto più gentili attorno a lei, come se avessero timore di qualcosa. A volte i genitori lasciano da soli i loro bambolotti in acqua, i padri, Linda ha notato che i padri sono più disinvolti, fiduciosi.

L’addetto ai bagnanti sta portando all’asciutto le cyclette, la tortura per il Gruppo Fornero ha avuto fine, si abbracciano e si salutano, arrivederci, ciao, dicevo non sarebbe finito mai l’ultimo quarto d’ora, hanno corpi mai perfetti, oppure è solo il viso a tradire l’età, alcuni pezzi di corpo entrano in contraddizione con altri come in un puzzle che non sa chiudersi. Ora uno scivolo gonfiabile montato a bordo della vasca grande sta guadagnandosi tutte le attenzioni, alcuni bambolotti biondi sono già in fila, i genitori sono pronti alla ricezione, ma alcuni tra i più piccini sono rimasti lì vicino a Linda, hanno sorrisi senza colore ma sono così desiderabili, sarà lei a colorare quei sorrisi, ora sono di plastica, tra le sue braccia saranno carne, bimbi veri e adesso la dottoressa ha detto che sta bene, lei sta bene, i suoi pensieri sono ordinati, la dottoressa parlava col professore con la barba bianca, parlavano di lei, parlavano di lei come Linda non ci fosse o non potesse capire, Linda invece capiva, capiva che le sue ombre ora erano passate, che stava bene, ora potrà tenerlo un bambino tutto suo e nessuno nessuno potrà… Nessuno, nemmeno il professore con la barba bianca che diceva dottoressa è sicura? È davvero sicura? È una grossa responsabilità, per lei per me, per la struttura… lei lo sa vero dottoressa… ha letto la cartella, l’ha davvero letta attentamente?

Una del Gruppo Fornero ora litiga col marito, perché ha lasciato il loro bambolotto tutto solo? C’è tensione tra i due, Linda la sente, sta male anche lei e prende a battere con le mani l’acqua e quello sciaf sciaf sembra un tic normale anche se Linda strizza gli occhi e dentro il suo cervello gli insetti riprendono a zampettare, marito e moglie la guardano per un momento poi riprendono a discutere tra loro, il marito alza le mani, come a dire mi arrendo, scusa, ma ha un sorriso arancione, l’arancione è il colore sbagliato, è il colore dell’ottimismo fuori luogo, della pigrizia, sottovaluta il mondo femminile, l’istinto materno.

Poi da un buco spazio temporale arriva qualcosa che risistema l’arredamento mentale della coppia, le casse sparano a colpo sicuro:

Stai, stella stai su di me, questa notte come se

fosse lei, fosse Dio, fosse quello che ero io

Polaroid, stella stai, dolce vento di foulard visto mai, visto mai

che mi sospiri di più, che mi sospiri di blù.

Umberto Tozzi ha fatto tanti danni, arriva dagli anni Ottanta e anche oggi pomeriggio ne farà, come una maledizione lontana che torna puntuale, quella canzone ha fatto incontrare i due e ora li fa allontanare insieme mano nella mano, bocche a forma di cuore, il bambolotto rimane in vasca piccola, solo, due braccioli rossi con piccoli delfini azzurri, chi lo ha generato ora è lontano, tornato adolescente a Vieste, ricordi piacevoli. L’addetto ai bagnanti è davanti al televisore nella sala della biglietteria, sono tanti a seguire la finale dei cento metri olimpica con un giamaicano chiamato all’impresa.

Linda è lì nell’angolo della vasca piccola, le ombre sembrano tornate ma ci va d’accordo. Sorride al bambolotto biondo. Lui no. Nessun sorriso nessun colore. Verrai con me ora vero?

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