L’EURITMIA DELLA INQUISIZIONI

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CRISTINA RIZZI GUELFI

“Anche il grande inquisitore Torquemada pensava di essere buono in quanto cercava di salvare l’anima immortale di coloro che condannava al rogo.”

Le vedevo sempre davanti alla porta della chiesa con in mano quel foglio di preghiere. Parevano serbare quella giustezza riservata a pochi. Non sono mai riuscita a comprendere quella devozione clericale dei gruppi di preghiera. Per quanto ne sapevo, potevano imbottire vergini di segatura, sanare bimbi aborigeni dalla carestia o imbastire bomboniere con le ossa di defunti. Bisogna aspettarsi la qualsivoglia cosa da quelle donne con i fazzoletti fiorati e i contenitori dei dolcetti sotto ai paltò. Possono persino arrivare a negare l’esistenza di quei gruppi. Mi portavano con loro e sbagliando volontariamente strada, provavano a convincermi della mia follia, mostrandomi un campo coltivato al posto del circolo, una fabbrica di calze di seta, o un club per uomini soli. Il circolo, doveva essersi dissolto nella notte oppure non essere mai esistito. Mi ricordavano quelle vecchie nostalgiche figlie del Duce, quelle che stavano sulle sedie di paglia appostate sui monti, sempre pronte a indicare la strada sbagliata ai ribelli.

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ENDOXA - BIMESTRALE FILOSOFIA FOTOGRAFIA

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