CORPI IPERSESSUALI

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C’era una volta la depravazione. Poi è stata derubricata sotto Perversione, e giù andare: Devianza, Parafilia, Trasgressione, Kink e via sdoganando, finché ci siamo ritrovati tutti a guardare 50 Sfumature di grigio in prima serata, trangugiando sofficini e cola del discount. Dal punto di vista sociologico ed etico si è trattato di uno splendido progresso; da quello emotivo ed erotico forse un po’ meno, perché quando anche il rosticciere sotto casa sfoggia ormai tre diplomi di bondage la magia dell’esplorazione sessuale non sappiamo più dove andarla a ritrovare. Sarà colpa di internet o dei divulgatori come me, ma il nostro secolo soffre di un deficit di duende, ossia di quel gusto fra il passionale e il morboso per l’apprezzamento dell’insolito. Basta andare su PornHub per osservare pratiche che una volta richiedevano una vocazione suina non comune anche solo per essere intuite: avanti veloce, bottarella di serotonina, altro clic. Per combattere l’ennui sono spuntati gli “stranologi professionisti”, che fanno anche loro una gran fatica; il saggista Ivan Cenzi, anima dello splendido Bizzarro Bazar, si definisce «cultore del perturbante» eppure finisce quasi sempre a citare filosofi antichi, agiografi provenzali e antropologi vittoriani pur di scovare qualcosa di insolito in “banalità” quali teste essiccate, diari di fenomeni da baraccone dell’Ottocento o feti deformi sotto formalina. Di questi tempi, cultura e poesia destabilizzano più di Jack lo Squartatore.

Il fatto è che quando tutto è a portata di esperienza – o per lo meno di testimonianza – ci si sente sempre blasé come davanti al quinto film della saga di supereroi di turno. Quarant’anni fa vendevano il Superman diretto da Donner scrivendo sui manifesti «Crederete che un uomo possa volare!» e davvero rimanevamo tutti a bocca aperta osservando le cabrate di Chris Reeve, che per contrappasso rimase bloccato in sedia a rotelle metà della sua vita; adesso se in un trailer vengono piallate a cazzotti solo un paio di metropoli nessuno si scomoda manco a scaricare il film dai torrent.
Va detto, tuttavia, che c’è una bella differenza fra l’esperienza osservata, quella vissuta e quella che ti cambia. Proprio fisicamente, dico. La prima puoi ignorarla; la seconda finanche dimenticarla… ma nemmeno una maratona di Teletubbies può cancellare un segno lasciato nella carne. Dicono che il grande successo dei tatuaggi derivi proprio da questo, dal bisogno inconscio eppur fortissimo di darsi una prova di essere vivi, veri, proprio lì. Che poi è anche l’eziologia di gran parte dei casi di autolesionismo, e già questo darebbe da pensare.

Il mio mestiere però è ragionare di sesso, quindi mi perdonerete se riporterò tutto questo al magico mondo dell’eros estremo dove, sorprendentemente, la situazione non è poi così diversa. Un numero crescente di aspiranti de Sade ricorda infatti quei leggendari personaggi di Verdone ossessionati dal «fàmolo strano» ma incapaci se non proprio di divertirsi quanto meno di cogliere l’aspetto trascendente di esperienze straordinarie quali il BDSM, il poliamore o il fisting. Applicando ciò che si diceva prima, però, anche nei dungeon e nelle dark room di tutto il mondo resiste un confine nettissimo fra l’abitudinario e la devianza “vera”: la pelle, nel senso proprio di epidermide. Finché si resta in superficie, infatti, è relativamente facile scherzare anche di fruste e pinzette per capezzoli – ma quando invece è la carne stessa a venire violata anche l’esploratore sessuale più scafato è costretto a prestare attenzione.

Non mi riferisco naturalmente alla bassa macelleria di chi confonde eros e violenza, ma al mondo tutto particolare dei cultori della modificazione corporea. Fuori da quell’ambiente il termine identifica solo tatuaggi e piercing estetici, come se ne possono acquistare alla stregua di qualsiasi merce nei saloni di tattoo di tutto il mondo; quando entra in gioco il sesso le cose si fanno un po’ più intense. Per una frangia di una nicchia di una sottocultura, ‘modificazione del corpo’ significa infatti approcciare la carne come un problema di meccanica applicata: se il nostro apparato nervoso è in grado di erotizzare determinati stimoli, qual è il modo più efficace per potenziare la sua ricettività e le sue possibilità di dare piacere?
La risposta è tanto brutale da far distogliere lo sguardo anche a tanta gente che sguazza fra latex e borchie. Basta infatti usare la chirurgia – spesso approssimata, improvvisata, incerta, da retrobottega – per superare ogni limite e aspirare all’estasi. Al prezzo, questo è vero, di rinunciare spesso all’estetica comune, o all’appartenenza alla specie umana come la si intende di solito.

Chi sceglie di perseguire un corpo ipersessuale va di rado per il sottile. I piercing – rigorosamente nelle zone erogene e quindi più sensibili – aumentano di numero, spessore e peso sacrificando il look al risultato sensoriale: la logica è quella per cui se un capezzolo “normale” è in grado di offrire 2 cm2 di superficie stimolabile, deformandolo e allungandolo si può portarlo a quattro volte tanta possibilità, e al quadruplo del piacere. Applicare un anello al cappuccio del clitoride causa un gradevole titillamento, quindi far passare una barra d’acciaio chirurgico attraverso il ganglio nervoso vero e proprio scatenerà un’esplosione continua di sensazioni intensissime che sarà poi compito della singola persona imparare a interpretare come godimento anziché agonia da Santa Inquisizione. Il ragionamento è identico per tutti gli altri punti traforabili, allungabili, dilatabili, estendibili e via modificando.
Oppure parliamo di lingue. Perché limitarsi ad avere uno strumento erotico standard, pieno di limitazioni, quando si puo resecarne il frenulo posteriore e allungarla anche di quattro centimetri o più? E, già che ci siamo, perché non bisecarla come quella di un serpente? Il risultato sarà a tutti gli effetti di raddoppiare le opportunità di stimolazione, con due punte che si impara abbastanza presto a muovere indipendentemente l’una dall’altra. Provate a chiedere a chi c’è passato se faccia male, e preparatevi a essere guardati come degli imbecilli: certo che fa male, e tanto. E sanguina pure un sacco per alcuni giorni, e bisogna reimparare a pronunciare diversi suoni, e poi difficilmente si verrà invitati alle cene di gala in ambasciata. Però ne può valere la pena, evidentemente, e qui potete interrogarvi se sia più masochista un colpo di bisturi lì (senza anestesia, perché mica vorrai perderti qualche dettaglio dell’esperienza) o decenni di routine d’ufficio pur di potersi un giorno permettere un SUV. Dipende dai gusti, suppongo.

Il repertorio della body modification è assai vasto. C’è chi si dedica al pumping e usa apparecchi da aspirazione per farsi “succhiotti” quotidiani, prolungati e molto intensi in modo da ipervascolarizzare i genitali o altre parti, gonfiandoli e rendendoli sensibili quanto carne viva; c’è chi più cerebralmente decide di farsi tatuare immagini o scritte impossibili da nascondere ed estremamente esplicite riguardo i suoi gusti privati, scegliendo di essere visto per tutta la vita esclusivamente come un sex toy umano; c’è pure chi segue per via espresso il percorso di santi e asceti di tutte le epoche, e con certi strumenti riduce – o più banalmente con qualche lama affilata asporta – le proprie zone erogene, o i genitali in toto, così da potersi dedicare a una vita di sublimazione del piacere senza troppe distrazioni. Roba da matti, è ovvio, un po’ come quelle signore che risparmiano a lungo pur di visitare i pochi chirurghi che accettano ancora di inserire impianti speciali con cui ottenere supertette oltre la nona misura, la quindicesima, fino a territori dove si misura direttamente in centimetri di circonferenza (il record, dovessero chiedervelo alla prossima riunione di famiglia, è della tedesca Beshine, con 202 cm). E qui possiamo imitare il giochino della Nave di Teseo, e chiederci quale sia davvero il limite fra ‘tanto’ e ‘troppo’ – ammesso che esista – e soprattutto perché.

Davanti a certe cose, dicevamo, anche un pervertito professionista rimane interdetto. Poi ripensa a una certa Slave M e al suo compagno, autori di una biografia spiazzante intitolata Crossing the line. Nelle sue pagine, fra un uncino piantato nella carne e l’altro, raccontano ciascuno dal suo punto di vista la loro storia d’amore, iniziata molti anni fa quando a lei era stato diagnosticato un tumore in fase terminale inoperabile, e lui contemplava ogni sera il suicidio dal fondo di una bottiglia. Si sono incontrati tramite un sito di sesso insolito, conosciuti, e senza altre prospettive hanno sfruttato il poco tempo a disposizione per trasformare la donna in una sorta di bambola gonfiabile sadomaso. Molti potrebbero provare ribrezzo guardandola, eppure oggi sono ancora lì, assurdamente guariti dai loro malanni e inequivocabilmente felici dell’identità ipersessuale che si sono inventati. Oppure ripensa a Harold Loomis, in arte Fakir Musafar. Nato negli anni Trenta del secolo scorso, passò da pubblicitario disperato a guru della body modification sciamanica, vissuta per trovare l’unione con il divino attraverso rituali che andava a scovare, come un antropologo del sesso, durante spedizioni fra le popolazioni più primitive rimaste sulla Terra.

Li guardi, e dopo essere rimasto interdetto non puoi non notarne i sorrisi sornioni, uguali a quelli di tanti praticanti di cose così assurde. Loro ti chiamerebbero freak.

ENDOXA - BIMESTRALE STORIA DELLE IDEE

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