ARMONIA – EDITORIALE

Victorias-Secret-sexy-illusions-2018-ad-campaign-the-impression-01-340521-651476-518735 (1)PIER MARRONE

Perché l’armonia ci dovrebbe piacere? Quando e a quali condizioni ci dovrebbe piacere? È chiaro che un qualche ideale di armonia è presente nelle nostre vite, ad esempio, quando osserviamo con piacere i corpi perfetti degli atleti di determinate discipline (non certamente il wrestling, almeno credo, e da noi nemmeno il sumo), o osserviamo le sfilate di moda con le modelle che esibiscono l’asetticità di corpi perfetti che esaltano qualsiasi abito, anche il più improbabile, che indossano.

È con tutta probabilità l’evoluzione che ci ha condotto a preferire determinate proporzioni corporee nel sesso opposto, perché queste sono indice di buona salute e quindi sono funzionali a una trasmissione ottimale del patrimonio genetico. Ma per noi il sesso è oramai svincolato dalla necessità procreativa e questo potrebbe essere considerato un residuo della natura dal quale liberarci con la cultura, magari quella cultura che censura il lookism, il privilegio accordato a chi è bello. L’armonia della natura è in questo caso contrapposta a un’armonia ritenuta più profonda, più equa e solidale, quella che ci rende tutti eguali e degni sempre della medesima considerazione.

Il lookism è solo uno degli ultimi esempi di una propensione che sempre è esistita nella cultura umana, ossia quella di ricercare l’armonia costruendola come artefatto sociale. È stato questo il caso di tutte le utopie politiche che si sono succedute nella storia della filosofia e del pensiero politico, utopie che quando hanno creduto di avere un’occasione per realizzarsi hanno prodotto esiti disastrosi, quando non tragici, con tutto il corollario di genocidi, miserie e povertà che alcuni paesi ancora pagano.

Io non sono affatto convinto che il bene non possa essere riconosciuto e compiuto almeno in alcune circostanze (quelle circostanze che comportano uno sforzo, un mettere da parte i propri interessi personali per riconoscere che chi ha bisogno di noi ci è intimamente prossimo, come accade nella parabola del buon samaritano), ma queste utopie hanno avuto il sogno di realizzare l’armonia del bene una volta per sempre, quando non è affatto chiaro quali declinazioni concrete il bene possa avere.

Nella nostra esperienza umana il bene può essere solo episodico e certo non può essere oggetto della pianificazione dello Stato. Quindi, se abbiamo delle ragioni per ricercare l’armonia, dove possiamo sperare di trovarne almeno dei segni? Io credo che gli articoli di questo numero le indichino almeno in tre ambiti: nell’osservazione e nell’immersione nella natura, nella musica che opera anch’essa un’esperienza di immersione totale, quando l’esecuzione è riuscita, nella trascendenza della quale ci parlano le religioni. Queste esperienze potranno essere illusorie relativamente al loro oggetto (noi non lo sappiamo), ma certamente non è illusoria l’esperienza soggettiva che ne facciamo. Al contrario, l’esperienza dell’armonia promossa dalla politica, attraverso le grandi narrazioni ideologiche ieri e attraverso il linguaggio del politicamente corretto oggi, promette qualcosa che non può strutturalmente mantenere: renderci tutti buoni con la costrizione della violenza ieri e oggi con la sottile costrizione del conformismo.

ENDOXA - BIMESTRALE FILOSOFIA

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