INFERNI A BASSA INTENSITÀ

LAVAGGIOMARY BARBARA TOLUSSO

Quando ho accettato di partecipare al pranzo per la festa della (mia) mamma non ho tenuto in considerazione che oltre alla Mia mamma c’era mia sorella che è una mamma e poi io che non sono una mamma, per cui tutte le donne al tavolo hanno ricevuto regali stratosferici, fuorché io, e mi sono arrabbiata perché ho detto che mancavano di sensibilità nei miei confronti come ipotetica mamma con un ipotetico figlio che si sarebbe chiamato David. Allora mia mamma mi ha regalato 40 euro con la disapprovazione di mia sorella, ”Ecco” ha detto mia mamma “così ti compri una maglietta di Harry Potter”, ”No” ho risposto io “così mi aiuti a farmi i capelli rosa” e allora mia mamma di colpo è diventata molto molto mamma e mi ha insultato. Se non venivo la mamma non aveva modo di esprimere davvero la sua essenza di mamma. Bello. Auguri a tutte le mamme, che ho sempre ammirato, davvero, avete avuto il coraggio che io non ho.

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Non so voi come siete messi, tuttavia in questi due ultimi anni viene quasi da mettersi contro a ciò che scrisse Valery, ovvero che la morte è rendere inconcepibile ciò che è concepibile. Abbiamo vissuto tutti un tutorial accelerato, ovvero al contrario di Valery diviene quasi concepibile ciò che si riteneva inconcepibile. E aspettiamo il 9 maggio. A me pare un periodo distopico, e lo dico io che sono qua, senza bombe sulla testa. Per cui il mio istinto sarebbe: fai tutto quello che non hai mai avuto coraggio di fare. Un pensiero spicciolo. Ma ricordiamoci anche di Dumas (padre) che scriveva che chi muore vince e che chi vede morire perde. Naturalmente io preferisco stare dalla parte di chi vede morire, preferisco essere viva. Ma in questo preciso periodo – dopo tutte le valanghe di parole sulla fine che devo leggere spesso sulla morte dai miei colleghi poeti o giornalisti – mi chiedo semplicemente: ok, è tragico, ma meglio che capiti ad altri piuttosto che a me. E capite, tutto questo mi manda a puttane il mio istinto di solidarietà. Cioè, che cos’è la solidarietà se io sono sovrastata da un tale istinto di sopravvivenza? Che significa, davvero, essere solidali? Per me significa semplicemente dire: mi dispiace e mi dispiace molto. Ma credo pure che nessuno rischierebbe il suo culo per solidarietà.

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Guardate io non credo che chi ha la sfortuna di scrivere poesia abbia una qualche sensibilità diversa, ha semplicemente il dono della sintesi. vi faccio un semplice esempio, talvolta, spesso penso a cose del tipo: qual è il miglior rimedio per la pressione bassa? Cosa vuole comunicarmi esattamente Orsini? O peggio: ma dove si lavavano i protagonisti di “Quella piccola casa nella prateria”? Per non dire di Tarzan sempre sbarbato, nella foresta: vi pare possibile? no perché io a 10 anni mi facevo queste domande, e me le faccio ancora. Certo poi ho studiato, come tanti, ma devo ammettere che questo ha spostato lievemente il mio impegno intellettuale. Sapete qual è la cosa che sposta l’impegno ? La bellezza. E non dico bellezza a cazzo, quando chiunque si trova dentro una cosa bella – quel miracolo che ogni tanto, molto ogni tanto avviene – ecco… si produce uno spostamento nella volontà di stare dentro quella cosa. Chi scrive poesia ha solo il dono di sintetizzare questo istinto, a mio avviso. Di fatto siamo tutti poeti. Io ho sempre trovato molta più poesia nei bassifondi – che sanno più degli altri cosa è bello rispetto a quello che non lo è – che altrove. La poesia per me è esattamente riconoscere quell’attimo, ma chi la scrive, come saggiamente dice Vivian Lamarque (per me una delle migliori) è uno scribacchino. Quindi calma poeti, dai vostri post pare che siate l’alfa e l’omega della letteratura. Per carità. Pure Szymborska vi ha preso per il culo, basta leggere “Letture facoltative”. Non c’è niente di incredibile nello scrivere poesie, se non arrivare frontalmente a quello che a te manca: il sentimento dell’assenza. Tutti lo proviamo. Abbiamo tutti questa sensibilità. Potremmo essere tutti poeti. Non c’è niente di eccezionale nella poesia, solo il dono della sintesi. Vabbè mi sono rotta, vado a vedere una puntata di Heartstopper, che nessuno conoscerà, primo perché parla di adolescenti, secondo perché parla di adolescenti gay. E comunque a volte capisco che significhi drogarsi o bere per gestire la gente del tuo ambiente. Io, a parte due, tre persone, odio la gente dell’ambiente editoriale. Detesto molti autori, molti poeti, per cui i vostri tag per me sono una meraviglia, una cosa imprevista. E quindi grazie a chi, nonostante tutto, mi ha letto.

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Mi confermate pure voi che al supermercato prendete sempre il sacchetto dell’ insalata dietro agli altri perché pensate che abbia la scadenza più lunga e meno batteri? A me quando capita – sempre – vorrei che mi comparisse Gianni Morandi lì in corsia con tutte le stelline nell’aria tipo fata Smemorina per dirmi: DAI che ce la fai sei forte!

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Pensieri delle 19.00. queste cose te le fanno capire i social, mica Hegel: quando non scrivo non ho niente da dire. Ma pure quando scrivo non ho niente da dire. Almeno io lo so. No perché prima scalando la strada con le borse della spesa in mano incontro un amico che mi chiede come va come sto, bene bene bene su tutti i fronti, anzi benissimo, tanto a lui che gli frega, comunque mi tira una pippa sull’Ucraina, il disarmo, la pace e io, scusate, d’istinto penso alla mia risposta pacifica se qualcuno mi invade casa. Ma sorrido. Forse un sorriso troppo patinato, o forse già non lo ascoltavo e mentre mi comunicava una devastante tragedia io sorridevo. No è che pensavo: Buon Dio toglimi dalle palle l’ultimo pacifista scriteriato di via Commerciale. E poi fa: Ma non hai letto i miei ultimi post??? Santiddio, manco fosse Marc Léopold Benjamin Bloch, guardate che dico sul serio, lui ci credeva in quell’istante di essere Marc Léopold Benjamin Bloch. Be’ l’ho scollato dicendo: ora vado a casa e ti leggo. Invece leggerà questo post. Poi sono andata a bere. Addio.

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C’è un autore che mi ha scardinato la testa, letto una frase per caso ieri – non chiedetemi chi – che mi ha talmente innervosito da chiudere la luce e farmi chiudere la testa. pensavo stamane mi fosse passata, invece no, puri nervi, scrive sciocchezze colossali, banalità sconcertanti, tipo il rosso è rosso e il nero è nero, tipo: perché frequenti persone simili a te? sei per caso egocentrico? ma che cazzo, perché mai dovremmo frequentare persone diverse? mi pare ovvio frequentare individui che hanno i nostri stessi interessi culturali e politici. E siamo sempre lì ragazzi, puro radicalchicchismo, nessuno che ha coraggio di dire che il “diverso” ci sta sui coglioni. Oddio, nessuno… I grandi scrittori lo dicono. Vabbè, andiamo a lavorare va.

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Siete tutti in giro a fare la cosiddetta pasquetta? che bello, io in realtà fin da giovane cercavo di evitarla anche perché la solfa era sempre quella, tutta una bella compagnia di uomini e donne – allora molto giovani – in mezzo a un qualche campo, valle, montagnola, già questo mi straziava, poi i maschi si mettevano a giocare a calcio e le donne boh…credo preparassero vetTovaglie varie, roba del genere mentre pensavo: “ma cazzo siamo in un romanzo di Louisa Alcott?”. Vabbè, a pensarci col senno di poi me ne pento, per fortuna i miei colleghi lavorano eh … domani i giornali escono. nel frattempo mi arrivano le vostre belle foto, voi in Carso a fare caciara, voi a Nizza in aperitivi stratosferici, tranquilli… siete già tutti registrati nell’agenda “sortilegi 2022”. no comunque me lo merito, oggi per 5 minuti pensavo: deve essere il karma, hai ‘sta bellissima vita perché sei uno scorpione, sì, deve essere così, ultimamente per situazioni molto casuali sento parlare malissimo dello scorpione e sapete cosa? avete ragione, è tutto vero, io se potessi vorrei essere del segno dei pesci, molto più calmo e creativo, sì perché lo scorpione non perdona i tradimenti (escluso i suoi), deve dimostrare di essere sempre il più forte, quando può affonda il pungiglione nella carne viva, possibilmente dopo aver intuito dove la carne è più viva, si annoia facile con gli altri ma per le proprie cose è di un abitudinario che manco la Svizzera, soprattutto parte dal presupposto di essere la creatura più carismatica dell’universo, così, sicurezze a cazzo che non si sa da dove arrivino, difficilmente soffre per gli altri, per se stesso invece soffre molto. io mai intrapreso amicizie intime con scorpioni, me ne guardo bene, mica voglio morire avvelenata…

Vabbè ancora 1 ora e poi me ne andrò a bere pure io qui fuori, a 50 metri, dove hai la vista mozzafiato e alle spalle la strada, niente cespugli e abeti e sentieri e cinghiali, grazie a dio. E poi l’oste è del leone.

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Oggi mi sono svegliata con un preciso pensiero: non ce la farò mai a portare a termine le consegne. Poi vi dirò, nottata di merda per la magnifica bora, turbinava e sbatteva contro le finestre che pareva il terremoto del Friuli nel’76. Per cui io e i gatti tutta la notte a saltare per i muri. Chiedo scusa ai vicini. La bora mi sega i nervi, a me e ai gatti. Ansia. So che sapete di cosa parlo. Oltre al lavoro trovo il tempo per scendere in città e acquistare dei regali per i miei famigliari, per la Santa Pasqua, loro mi invitano e io non li invito mai per cui il minimo è fare dei doni. L’ansia resta ma poi miracolosamente, per pochi secondi, ascolto il desiderio. Di cosa hai bisogno? Niente di spirituale. Di mangiare bene e di un blush (fard per i vecchi) come dico io. Sì perché: Non c’è nulla che non può essere risolto – esclusa una malattia- con una buona cena e il trucco giusto. A me pare l’abbia detto pure Maupassant . Ma forse no. Non era così genialmente superficiale.

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Nel terzo millennio ci sono ancora persone convinte che l’affetto si misuri con la specie, del tipo: è normale che voglia più bene a mia zia che a un gatto. o a un cane. io ho sempre avuto la tentazione di avere un’arma in casa per difendere i miei animali. non dirò se ho ceduto alla tentazione, così da dissuadere chiunque a entrare in casa, dio come mi manca il poligono, anzi magari sì, entratemi in casa detto ciò non volevo contribuire all’armamento globale, che ne sapete, magari a casa ho solo una fionda e così sia, vorrei però sottolineare che ne vedo di gente che acquista il cane o il gatto per il bambino. cani e gatti comprati come oggetti, lasciati per lo più soli, lasciati alla tortura di quei piccoli mostri che non hanno ancora sviluppato una sensibilità adeguata. che volete che vi dica. qua sotto casa mia c’è un bambino che piange sempre. non mi fa pena. tanto poi sua madre corre a coccolarlo. è diverso se sento uno strazio animale , in genere quelli che ho in casa li ho sempre tirati su così, perché si lamentavano. soffrivano. gridavano. e nessuno li cagava. e allora sì, tante volte ho avuto la forte tentazione di rompere i vetri al vicinato. con la fionda naturalmente.

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State bene? Bene. Era una domanda retorica. Quindi dopo essermi fatta in 28, forse 29 ore Trieste-Milano-Torino-Trieste, stamane dico: mi riposo due ore e invece un’anima bella mi anticipa in email: “sa l’intervista programmata per domani potremmo farla oggi?” Ma certo. Seguono altri imprevisti. Non importa. Alle 19.58 però chiudo e dico vado dal mio oste a farmi l’aperitivo sereno, sola, il top, a guardare Trieste a 180 gradi dalla terrazza panoramica. E sono serena effettivamente. Ma che succede? Entra un trio anomalo: lei + lui + lei e come una delle due lei va in toilette, l’altra pianta una scena di gelosia al tizio (una scenata molto repressa ma avevo i raggi X sul contesto) il tizio, diciamolo, sfigatissimo, mio coetaneo mi dicono (commerciante), vestito come un rappresentante di aspirapolveri, munito di spider – raccolgo informazioni – sì vabbè o sei Richard Gere com’era a 50 anni o anche NO la spider. Comunque ricostruisco la storia dalle info che ho rubato dalla scenetta alla Otello. Dunque una delle due lei è capitata per caso e lui si discolpa dal fatto di averla invitata a cena in modo un po’ imprevisto perché “era una delle migliori amiche della sua ex moglie”. Diciamo subito che le due lei hanno 10 anni in meno di lui, quindi 40 anni circa. E nonostante ciò si esprime un antagonismo da parte delle due femmine per lo sfigato. Diciamo anche che l’amante dello sfigato non è granché, l’unico elemento è che ha 10 anni in meno, per il resto: un cesso o come si dice a Trieste “un bucal”, grandi creativi i triestini. Quindi mi riferisco al mio oste e dico: ma ti pare possibile? Nel 2022 abbiamo ancora donne a caccia dello sfigato. Lui non risponde diretto ma dice che ha la cabriolet. Ecco vedete. Avoglia di sbattermi a scrivere pezzi dalla poetessa afghana a Mary Wollstonecraft, considerata la fondatrice del femminismo. Per intenderci: era la madre di Mary Shelley. La realtà è questa: si ha talmente bisogno di essere amati o protetti (noi donne) che va bene pure il rappresentante sfigato di folletti o lavatrici con la macchina sportiva. Se un giorno mi suiciderò, la causa sarà delle donne. Sappiatelo. Riescono ad annullare il mio tentativo di evoluzione. Le donne. Non gli uomini. Anche perché leggono Merini invece di Giudici. Insomma pare abbiano codici fulminati. Ma voglio dire, in oriente ci sono donne che rischiano la vita per una giustizia di genere. In Occidente la media cerca il commerciante e nel frattempo leggere Cinquanta sfumature di grigio. Qualcosa non batte. Spiegatemelo. È uno dei motivi per cui continuo a credere in Darwin. “Apolide” dice anche questo, ma chissenefrega, le donne mi uccideranno. Ascolto Renato Zero va, o David Bowie. A un certo punto ragazzi bisogna fermare la vita e non farsi troppe domande. O farsele all’insegna dell’ottimismo, come alcuni miei amici maschi ovviamente.

ENDOXA - BIMESTRALE LETTERATURA

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