ANTOLOGIA TENDENZIOSA DELLA SUPPOSTA SCIMUNITAGGINE DEGLI AMERICANI (PER NON DIRE DEGLI EUROPEI)
FRANCESCO CARBONE
«Questo è un paese libero!»
(V. NABOKOV, Lolita, 1955. Urlo di Lolita quando la mamma la vuol mandare a letto presto)
«Nessuno mi farà un monumento una volta che me ne sarò andato.» (D. TRUMP, dichiarazione del 4 settembre 2026)
STUPIDI E VIRALI. «La stupidità è la malattia americana.» (N. MAILER, intervista a Rolling Stone, giugno 2005); «Viene da chiedersi: questa gente è stupida? Siamo tutti stupidi? È la politica che ci meritiamo?» (B. FONTAIN, America brucia ancora, 2020); «Nell’America di oggi, gli intellettuali e i non-intellettuali allo stesso modo, sia a destra che a sinistra, tendono a ignorare qualsiasi voce che non sia un’eco.» (S. JACOBY, L’età dell’irragionevolezza, Stupidità e oblio nell’America contemporanea, 2008).
«La razza umana è il cancro della storia umana… È l’America che ha inventato il concetto di vivere nella stupidità.» (S. SONTAG, intervista a Partisan Review, 1967).
INNOCENZA. «L’America non è mai stata innocente. Abbiamo perso la verginità sulla nave durante il viaggio di andata e ci siamo guardati indietro senza alcun rimpianto. Non si può ascrivere la nostra caduta dalla grazia ad alcun singolo evento o insieme di circostanze. Non è possibile perdere ciò che non si ha fin dall’inizio. La mercificazione della nostalgia ci propina un passato che non è mai esistito.» (J. LEROY, American Tabloid, 1995).
«Un’era di ipocrisia e di virtù esibita. L’era dell’inquisizione e dell’autocompiacimento morale, in cui ciascuno si sente in diritto di giudicare, condannare e purificare la vita degli altri in nome di un’innocenza che non esiste.» (Ph.- ROTH La macchia umana, 2000)
FORGET ABOUT IT! «Non c’è espressione che, quando era operaio in California, all’autore sia capitato di sentire con maggiore frequenza di “forget about it”. In questa esortazione spazientita al non pretendere di sapere di più di quanto è necessario sapere, echeggia sempre un certo risentimento contro lo highbrow.» (G. ANDERS, L’uomo è antiquato, 1956).
(“Forget about it” è la frase che ripete continuamente Al Pacino in Donnie Brasco (M. NEWEL, 1997): nel doppiaggio italiano diventa, forse non troppo arbitrariamente: «Che te lo dico a fare?»).
HIGHBROW. Highbrow (fronte alta) è una sineddoche (parte per il tutto). Il termine nacque alla fine dell’Ottocento in Inghilterra tra i frenologi: tutt’altro che scienziati esatti. All’inizio del XX secolo, gli americani lo fecero proprio, dandogli il significato metaforico che si usa ancora. Anche se forse ormai un po’ vecchio stile, highbrow lo si usa ancora per dire una persona di cultura alta, sofisticata e persino snob. Se in America ti trovi a un party e ti trovano highbrow, facile che ti stiano prendendo per il culo. Una highbrow novel è un romanzo colto che richiede da parte del lettore un background che non s’improvvisa!
CIME TROPPO TEMPESTOSE. La recente versione cinematografica di Cime tempestose (E. FENNELL, 2026) ha fatto scoprire, agli adolescenti americani che il romanzo di Emily Brontë (1847) è difficilissimo! Eppure per generazioni è stato goduto come un libro appassionante e perfetto per i giovani: la protagonista Catherine ha l’età della Rose del Titanic e muore a neppure diciannove anni, mentre nel film Margot Robbie ne ha il doppio. Ora Cime tempestose è: una “highbrow novel”. Su questo, se ci riesci, verifica, navigando su TikTok (hashtag BookTok).
NIENTE SESSO, SIAMO U.S.A. Nel rapporto del 2023 «Our Epidemic of Loneliness and Isolation» del dipartimento della Sanità, si legge che oggi negli USA i single sono il 42%, e che la Generazione Z passa la vita sui social e coi videogiochi ma annoiandosi. I rapporti sessuali tra gli tra gli under 34 negli ultimi cinque anni sono crollati. In compenso molti si sono indebitati a vita per lauree che non valgono nulla. Certamente hanno almeno un fucile. Come si possano sprecare milioni di giovinezze…
In questa situazione, fa un certo effetto ridare un’occhiata ai saggi scritti in America, tra gli anni Quaranta e Cinquanta dall’ex allievo di Heidegger, e operaio alla Ford in California, Günter Anders. Per esempio, proprio a proposito di solitudine: «se si vuole ridurre l’uomo a uno zero (perfino a essere orgoglioso di essere uno zero), non occorre più affogarlo in maree di massa, non occorre più cementarlo in una costruzione massiccia fatta di masse. Non c’è modo migliore di togliere all’uomo la sua personalità, la sua forza di uomo, di quello che preserva apparentemente la libertà della personalità e il diritto all’individualità. Se il processo del conditioning ha luogo per ognuno separatamente, nella casa del singolo, in solitudine, nei milioni di solitudini, tanto migliore ne sarà la riuscita.» (G. ANDERS, L’uomo è antiquato, 1949-1956).
DIALOGO POSTUMO MA NON IMPOSSIBILE. Da libero lettore in libero stato, mi è capitato di leggere di fila un paio di testi che sarebbe stato lecito aspettarsi che stiano l’uno all’altro come i cavoli a merenda: la prima versione di Fratelli d’Itaia di Alberto Arbasino e i saggi raccolti nei primi due volumi dell’opera omnia di Rachel Bespaloff pubblicati – prima edizione mondiale! – da Castelvecchi (Eternità nell’istante, 2022 e La sfida della libertà, 2024).
Cosa hanno in comune la tragica Bespaloff e l’ironico Arbasino? Che parlano magarti bene dell’America ma malissimo degli americani. Siamo tra la fine degli anni Quaranta e l’inizio dei Sessanta.
BESPALOFF: «Qui tutto è stereotipato. Il piacere, il lavoro, l’amore.»
ARBASINO: «Nessuno ride… non parlano, non sono capaci… neanche fra loro… curvi, sinistramente, sulle loro birre… e poi, in un momento, andati, perduti, incoscienti, via… Nessuno ha peccato…»
BESPALOFF: «L’America è un continente in cui il peccato originale non è stato mai compiuto.»
ARBASINO: «Lo straniero sempre li sconvolge; ma proprio fra di loro come si manifesta questo incredibile impaccio in ogni rapporto umano? Le ragazze no, sono come in Europa: disinvolte, senza imbarazzi, molto “acqua e sapone”.»
BESPALOFF: «Detestano la sofferenza. La sofferenza, la morte, questo è lo scandalo. Le sopprimono. Poiché è inevitabile morire, che si muoia e non se ne parli più.»
ARBASINO: «Quand’è che sono più loro, però? È questo che non si riesce a capire, come di fronte a certi tipi di uomini d’affari, che per tutta una colazione sono stati capaci di ripeterti una sola frase, sempre quella: “Sapete, io vendo acciaio”. E anche dopo qualche scotch, per bene che vada, ti fanno un paragone fra le pinne dell’automobile di quest’anno con quelle dell’anno scorso. E basta.»
(Eccetera)
PRESUPPOSTI. La coincidenza tra Arbasino e Bespaloff ha allarmato la biblioteca. Alla domanda ingenua: se esista una specifica scimunitaggine americana (come la bambina che chiede a Frorest Gump: «Are you stupid or something?»), un numero imprecisabile di tomi è franata sulla scrivania, sommergendomi. Ne potrò riemergere solo più scemo di prima. In ogni caso, Dolly Parton è morta, pare che Clint Eastwood non faccia più film, e neppure io mi sento tanto bene.
Quanto ai presupposti, non ho neppure un presupposto che potrei dare per buono per svolgere un’indagine onesta sull’argomento. Infatti: per poter compilare un dizionario attendibile della scimunitaggine americana, dovrei almeno avere per certo che l’America esista, che esistano gli americani, e che esista un qualche punto di vista sufficientemente sicuro che permetta di dire chi è stupido e chi no.
Per esempio e partendo dall’inizio: se l’America era il paese che garantisce «l’uguaglianza nelle opportunità» (da Tocqueville a Ronald Reagan a Obama!) esiste ancora? E poi, se «la guerra civile è stata combattuta per stabilire se Stati Uniti fosse singolare o plurale» (forse di Mark Twain, forse no), a che punto siamo? Oggi, quelli che vedono CNN che farebbero a quelli che stanno tutta la vita sulla FOX, e viceversa? E soprattutto: se le dimensioni dell’America sono direttamente proporzionali a quanti credono nell’American Dream, che succede quando – come adesso – sette americani su dieci non ci credono più? «Siamo un paese inventato e pertanto dobbiamo costantemente reinventarci.» (G. FRIEDMAN, Limes, 11/22). E se gli inventori sono scappati?
FLYNN IN GIÙ, MOORE IN SU. Intanto, il famoso Flynn Effect che ha misurato per decenni le sorti magnifiche e progressive dell’intelligenza sapiens sapiens, specie occidentale (aumento di 3 punti di Q.I. ogni decennio dagli anni Sessanta!), dagli anni Novanta in poi, proprio in Occidente va all’incontrario. Si registra inesorabile un calo medio di Q.I. fino al 7% a decennio. Mentre in Cina cresce ancora.
In particolare negli USA, l’ultimo rilievo, su un campione di 390.000 persone ha confermato un calo generalizzato nelle abilità di «ragionamento logico-matematico, matrice visiva e risoluzione di problemi», questo a tutti i livelli d’istruzione.
Però, codesto effetto Flynn rovesciato (Anti-Flynn effect) non preoccupa nessuno, anzi. Nessun partito al mondo si presenta alle elezioni per combattere la scimunitaggine dilagante.
Nello stesso tempo, corre in su come mai la freccia della legge di Moore (Gordon Moore fu il co-fondatore di Intel), la quale afferma che – a parità di costi – ogni due anni il numero di microchip contenuti nello stesso spazio raddoppia. Ora la legge di Huang (Jensen Huang è il CEO di Nvidia) prevedeva già anni fa che il computing power di un’AI sarebbe raddoppiato ogni 18 mesi (Ch. Mims, The Wall Street Journal¸19/09/2020). Oggi questa è archeologia: il CEO di Google, Sundar Pichai, vuole che la potenza di calcolo dell’AI raddoppi ogni sei mesi: perché così esige il mercato! I rapporti di Pichai e di Haun con Trump sono strategici: entrambi gli sopravviveranno, avendone intanto ricavato vantaggi abnormi (M. Arvati, Come i miliardari si stanno comprando la democrazia americana¸ su “La valigia blu”, 26/03/2026).
QUOZIENTE IINTELLETTIVO. «E invece, nessuno voleva il suo dannatissimo IQ Cap! Non era semplicemente il fatto che nessuno credeva che i potesse veramente calcolare l’IQ dalle onde cerebrali, era che nessuno voleva crederci. Nessuno voleva credere che il potere di un cervello umano fosse… predisposto così. Nessuno voleva scoprire in un attimo che… è la genetica a condurre il gioco. Nessuno voleva scoprire di essere… geneticamente predisposto alla mediocrità… E che il massimo a cui poteva aspirare per attraversare questa Valle di Mortali Errori era vivere la vita mediocre di una lampadina da 25 watt non stressata.» (T. WOLFE, La bestia umana, 1998).
NELLA TESTA DEL PRESIDENTE. È vero che per ben quattro volte, Doland Trump si è sottoposto a un test per far valutare quant’è intelligente? Non esageriamo. Trump non si è mai sottoposto, almeno pubblicamente, a un test per misurare il suo Q.I. Solo a un MoCA (Montreal Cognitive Assessment), test che si sbriga in dieci minuti e che si somministra agli anziani per valutare se sono a rischio di demenza, Parkinson, Alzheimer, ecc.
Il test consiste in: 1) identificare figure di tre animali (nella versione standard, cammello, leone e rinoceronte); 2) disegnare un orologio analogico con le lancette poste all’ora giusta; 3) contare a ritroso da 100 in giù sottraendo 7; 4) ricordare queste cinque parole nella giusta sequenza: «person, woman, man, camera, TV».
Nel 2020, in un’intervista a Fox News, Trump si mostrò molto orgoglioso del risultato: 30/30! Soprattutto per aver ricordato le cinque parole (se le hai dimenticate, guarda sopra): «Compito molto difficile!… E ho sbalordito l’équipe medica!… È incredibile, come ha fatto? In pochissimi sono capaci!… Provate voi! Provino i democratici! Mentre io ho stravinto (I aced it)!»
Su Donald Trump, molto deludente il libro della nipote Mary L. Trump, Sempre troppo e mai abbastanza. Come la mia famiglia ha creato l’uomo più pericoloso del mondo, 2020).
PIAGNISTEO (SCUOLA DI). «Abbiamo un’autostima grezza e priva di mediazione, il che significa che nessuno può dirti che sei stupido, o in errore, o anche disinformato, perché farlo danneggerebbe il tuo fragile senso di sé. Il risultato è una nazione di narcisisti fragili che pensano che qualsiasi opinione abbiano sia valida quanto i fatti che chiunque altro possa portare.» (R. HUGHES, La cultura del piagnisteo. La saga del politicamente corretto, 1993)
DIFFERENZE. «Gli americani non distinguono più la frase “hai torto” dalla frase “sei stupido”.» (T. NICHOLS, La conoscenza e i suoi nemici. 2017)
LO STRANO CASO DEL SUCCO DI LIMONE SULLA FACCIA. Nel 1995, un certo Wheeler McArthur rapinò due banche. Lo fece a viso scoperto, in pieno giorno e sotto l’occhio di cento telecamere. Cosa aspettava che gli succedesse? Lo arrestarono subito: «Strano – dichiarò – ero convinto che il succo di limone spalmato sulla faccia mi avesse reso invisibile».
I due psicologi americani David Dunning e Justin Kruger studiarono il caso e scoprirono che i fanatici di succhi di limone (più o meno metaforici) sulla faccia sono legione. Ne ricavarono conclusioni generali che li resero famosi. Nel 1999, il mondo venne a conoscenza dell’effetto Dunninh Kruger! Che, come la luna, ha due facce: l’illusione dell’incompetente e l’umiltà dell’esperto:
- L’illusione dell’incompetente: Tutti ci sopravvalutiamo, però l’incompetente esagera. Dicendolo da psicologi: l’incompetente è vittima di un bias cognitivo che gli provoca il doppio peso (Dual Burden) di commettere errori per ignoranza e sopravvalutazione (Inflated Self-Assessments) e di non avere gli strumenti metacognitivi per giudicare cosa ha combinato. Scemo a vita.
2, L’umiltà dell’esperto: Al lato opposto c’è un tipo coscienzioso che pensa che quello che conosce non sia mai abbastanza. È un Socrate nevrotizzato, paralizzato dal suo sapere di non sapere. Condannato alla sindrome dell’impostore a vita.
Dal momento che il sistema, specie scolastico, protegge gli incompetenti molto più di quanto aiuti gli amletici esperti, «la società dei consumi produce individui permanentemente infantilizzati: eterni adolescenti dipendenti dalle merci per soddisfare i propri bisogni ed incapaci di esercitare una vera autonomia critica» (R. HUGES, La cultura del piagnisteo. La saga del politicamente corretto, 1993).
TUTTI CONTRO. Casi particolarmente nefasti dell’effetto Dunning-Kruger, sono le sempre nuove teorie del complotto, tanto naïf quanto inconfutabili e pericolose. Tipo il Pizzagate contro Hillary Clinton nel 2016: «nulla può mai mettere in crisi la convinzione su cui si basa la teoria» di questi tipi (T. NICHOLS, La conoscenza e i suoi nemici. 2017). Jacques Lacan ha sempre detto che, poiché «ciò che caratterizza il paranoico è che è sicuro», l’unica psicosi incurabile è appunto la paranoia (J. LACAN, Il Seminario, Libro III: Le Psicosi, 1981). Vedi anche di R. HOFSTADTER Lo stile paranoico nella politica americana (1964). Sulla storia globale della paranoia, leggi soprattutto di LUIGI ZOJA, Paranoia. La follia che fa la storia (2011).
COSA VEDI? «Vedo una propensione per l’obesità. Povertà. Un forte desiderio di favole. Persone che mettono quei pochi dollari che hanno in un cestino di vimini che viene fatto girare. Penso sia sicuro dire che nessuno qui dentro arriverà mai a scindere l’atomo, Marty.» (La stanza chiusa, episodio 3 della serie True Detective. Scritto da N. PIZZOLATTO. Così il detective Rustin Cohle al collega Marty assistendo alla funzione religiosa di una comunità evangelica in Louisiana)
RICCO POTERE AMERICANO. Qui definiamo il potere come ciò che si manifesta soprattutto nella capacità di far pagare ad altri le conseguenze dei propri errori. Versione dell’ex presidente Obama: «Spendiamo per la nostra difesa più delle successive otto nazioni messe insieme (We spend more on our military than the next eight nations combined.). Di cosa dovremmo preoccuparci?»
Machiavelli e Nietzsche condividevano la certezza che, però, col tempo il potere, proprio perché viziato dalla sua invulnerabilità, si degrada: «E si potrebbe dimostrare con un lungo discorso quanto migliori frutti recasse la povertà che la ricchezza» (N. MACHIAVELLI, Discorso sulla prima deca di Tito Livio, 1513-1519). Più icasticamente: «La potenza instupidisce» (F. NIETZSCHE, Il crepuscolo degli dèi, 1889)
ARMI, FARINA O CARTA IGIENICA? Facendo il verso a Tolstoj, potremmo dire che tutte le nazioni sono intelligenti allo stesso modo ma ogni nazione è stupida a modo suo? Su questo, un indizio potrebbe essere il comportamento dei popoli durante la pandemia (2020-2023): il Covid nfatti fece comprare moltissima carta igienica agli inglesi, molta farina agli italiani e molte armi agli americani, che ne avevano già più di una a testa compresi i neonati e i moribondi!
Tutti gli studi dicono che mezza America è sempre più convinta che l’altra metà sia stupidissima. Per cui non solo non ci sono matrimoni che incrocino le opinioni, ma neppure la capacità di vivere negli stessi quartieri, nelle stesse città, negli stessi Stati! E per di più, «questi sparano» (D. FABBRI, direttore di Domino, su YouTube).
Gli Stati Uniti hanno avuto 45 presidenti, almeno 20 hanno subito attentati, 4 sono stati uccisi. Tra il 2008 e il 2011, il numero di armi ha superato il numero di abitanti. Ora siamo a mezzo miliardo di armi da fuoco. Ci sono quattro omicidi ogni 100.000 abitanti (in Italia 0,5).
NARICISI Ancora utile per comprendere il secondo Novecento non solo americano è La cultura del narcisismo. L’individuo in fuga dal sociale nell’età delle aspettative decrescenti di CHRISTOPHER LASCH (1979).
Molto diverso dal narcisista di Freud e di Lacan (ma ormai il DSM-5 è arrivato a individuare in un profluvio di sottotipi), questo di Lasch è un Narcisista Terapeutico: un tipo fragile e sempre sulla difensiva, prodotto – nota bene – dai mutamenti economici, sociali e familiari del capitalismo avanzato. Quindi non ce ne sarebbero in Cina. Avendo perso il senso del passato e del tempo, lo sventurato vive in una specie di stadio estetico (S. KIERKEGAARD, Aut-Aut, 1843), ma, non essendo Berlusconi, senza godere neppure un momento.
P.S.: Sull’italianità di Silvio Berlusconi che in tutti noi spira, vale la pena di riportare la prima osservazione di MICHAEL MOORE su di noi, nel suo documentario Where to Invade Next (2015): «Come mai sembra sempre che gli italiani abbaino appena fatto una bella scopata?» Eppure, signora mia, sempre che ci lamentiamo.
SCUOLA MORTA «Nel momento in cui si decide che il compito fondamentale dell’istruzione non è insegnare a pensare in modo chiaro e rigoroso, ma far sentire ciascuno bene con se stesso, si è firmata la condanna a morte della qualità scolastica.» (R. HUGES, La cultura del piagnisteo. La saga del politicamente corretto, 1993)
IN NOME DELLE LEGGI (VARIAZIONI SULL’ENTROPIA). 1) L’opinione di una persona su un qualsiasi argomento può cambiare in base alle informazioni che legge su Internet, ma solo passando da un’opinione razionale o neutrale a una posizione completamente errata o strampalata. Il percorso inverso non avviene mai (Legge di Pommer).
2) La moneta cattiva – anche metaforica – caccia sempre quella buona (Legge di Gresham)
2) La quantità di energia necessaria a smentire una sciocchezza è di un ordine di grandezza superiore a quella necessaria per produrla (Legge di Brandolini).
3) La percentuale degli idioti corrisponde a una costante sigma (σ) uguale in qualunque ambiente umano di qualunque era. Ciò non di meno, questa frazione sigma resta «molto più potente della Mafia o del Complesso industriale-militare o dell’Internazionale Comunista» (legge di Carlo Maria Cipolla, in Allegro ma non troppo, 1988).
4) Nel 1994, l’antropologo Eugenie Scott inventò l’espressione Gish Gallop (o galoppo di Gish). indica la tattica retorica del creazionista Duane Gish, il quale nei dibattiti in tv sommergeva gli scienziati evoluzionisti con decine di obiezioni e affermazioni lanciate a caso. Lo scopo è dare al pubblico la sensazione che, dal momento che il malcapitato non ha potuto confutare tutte le sciocchezze dell’avversario, sia lui quello in torto. La strategia l’aveva già descritta in realtà A. SCHOPENAHUER nell’Arte di avere ragione (1831).
Al tempo dell’infotainment; (è una crasi tra information ed entertainment: agli americani piacciono questi giochi di parole), difficile trovare altro in tv che galoppi di Gish. Sull’impossibilità di dire in questo contesto qualcosa anche di cruciale e di semplice, vedi almeno Don’t look up (A. MCKAY, 2021).
DELL’IMPOSSIBILITÀ DI SOTTOVALUTARE. «Nessuno ha mai perso soldi sottovalutando l’intelligenza del pubblico americano». Il celebre aforisma è H. L. Mencken, (1880–1956): in America lo conoscono ancora.
Mencken era un giornalista tra i più famosi del primo Novecento. Non aveva nessuna fiducia nel popolo americano e nella democrazia: «Man mano che la democrazia si perfeziona, l’ufficio del Presidente rappresenta sempre più da vicino la mente interiore del popolo. In un giorno glorioso, le persone finalmente realizzeranno il loro desiderio del cuore e la Casa Bianca sarà occupata da un perfetto idiota». Lo chiamavano il Saggio di Baltimora e scriveva sul Batimore Sun.
SMILE! «Sorridete per mostrare la vostra trasparenza, il vostro candore. Sorridete se non avete niente da dire, soprattutto non nascondete il fatto che non avete niente da dire. O che gli altri vi sono indifferenti. Lasciate trasparire spontaneamente questo vuoto, questa indifferenza profonda nel vostro sorriso. Fate dono agli altri di questo vuoto e di questa indifferenza. Illuminate il vostro volto del grado zero della gioia e del piacere. Sorridete, sorridete… In mancanza di identità, gli americani hanno una dentatura splendida.» (J. BAUDRILLARD, America, 1986).
LOLITA È L’AMERICA? «Da un punto di vista mentale, scoprii che era una bambina disgustosamente convenzionale. L’hot jazz edulcorato, le quadriglie folcloristiche, gli stucchevoli gelati col cioccolato fuso, i musical, i rotocalchi di cinema e così via. Erano quelle le ovvie voci nella lista delle cose che prediligeva. Sa Dio di quante monetine nutrii gli sfarzosi jukebox che ci seguivano a ogni pasto. Sento ancora le voci nasali degli esseri invisibili che le cantavano la serenata, gente dai nomi come Sammy e Jo e Eddie e Tony e Peggy e Guy e Patty e Rex. (…) Le parole “novità” e “souvenir” l’ipnotizzavano con la loro cadenza anapestica. Se l’insegna di un caffè proclamava Bibite Ghiacciate, automaticamente Lo si eccitava, anche se le bibite erano ghiacciate dappertutto. Erano dedicate a lei tutte quelle réclame: la consumatrice ideale, soggetto e oggetto di ogni odioso manifesto.» (V. NABOKOV, Lolita, 1953).
TRUMP IN CINA. Quanti della delegazione di Donald Trump in Cina conoscevano il cinese? E quanti dei cinesi conoscevano l’inglese? Nella diplomazia planetaria, a che serve l’inglese? «È la lingua con cui si mente» agli americani (Luca Caracciolo, direttore di Limes¸su YouTube). E gli americani ci credono?
MONEY MONEY MONEY. Quando era da tempo in America, un giorno, Igor Stravinskij, il compositore più famoso del mondo, conobbe il fenomeno musicale del momento: George Gershwin. Gershwin gli chiese se era disposto a dargli qualche lezione. «Scusi – chiese come un vero americano il russo Stravinskij -, lei quanto guadagna?». Gershwin disse la cifra. «Allora sono io che devo chiedere lezione a lei», chiosò Stravinskij.
Sul chiedersi subito quanto si guadagni: «Nelle classi medie americane, poi, il parlar chiaro in tutto quello che non riguarda le questioni di soldi è considerato addirittura sconvenientissimo. Due persone, appena presentate, si domanderanno per prima cosa, come se niente fosse, che mestiere fanno e quanti soldi guadagnano, cioè le frasi che tanti europei morirebbero invece di rivolgere a un primo venuto.» (A. ARBASINO, America amore, 2011). Un esempio lo trovi in The Wolf of New York: «Tu mi mostri una busta paga di 72.000 dollari e io mi licenzio all’istante e vengo a lavorare per te.» (M. SCORSESE, 2013).
Il che è coerente con la convinzione (calvinista?) che «A fool and his money are soon parted» (Uno stupido e il suo denaro si separano presto). Sarebbe quindi il denaro il vero misuratore dell’intelligenza di una persona.
Gli Stati Uniti hanno un debito pubblico di quarantamila miliardi di dollari: 113.000 dollari per ogni americano: record! Però quello non si conta, e si troverà il modo di non farlo pagare agli americani.
PADR E FIGLI. PADRE: Ti dispiacerebbe dirmi a cosa sono serviti quei quattro anni di college? Qual è stato lo scopo di tanto duro lavoro? – FIGLIO: Hai avuto me. (Il laureato, M. NICHOLS, 1967)
Disse il padre povero al figlio quando gli comunicò che era stato ammesso a Yale: «Avrai finto di essere nero o di sinistra» (J. D: VANCE, Elegia americana, 2016). Vance è l’attuale vicepresidente degli Stati Uniti.
SAFETYSM. È «un particolare metodo di insegnamento che, lungi dall’incoraggiare il dibattito critico su temi divisivi e scottanti, tende direttamente ad evitarli»; per esempio, «nei manuali di storia texani, i neri schiavi sono chiamati emigrati, non c’è il KKK e le leggi Jim Crow, mai nominata la schiavitù», ecc. In California faranno elusioni al contrario (Limes 11/22 219). Nel film Tár (T. FIELD, 2022), la protagonista, direttrice d’orchestra, fa una lezione alla Juilliard School e si scontra con uno studente che si rifiuta di studiare Bach perché «white man CIS composer» (uomo bianco eterosessuale) e cose del genere. L’insegnante (Cathe Blanchett) dice l’ovvio: una cosa è l’opera un’altra la vita. Tár non pratica il safetysm. Lo studente abbandona l’aula dicendo alla prof «You fucking bitch», «And you are a robot» risponde Tár.
IL NEMICO. Per Paul Thiel, (il fondatore della potentissima Palantir), il nemico è l’università. Thiel ha creato una fondazione, la Thiel Foundation, il cui scopo è far abbandonare le università ai giovani di talento. Come? Regalando a ognuno un finanziamento di 350.000 dollari in cambio di una buona startup e della disiscrizione dall’università. Ovviamente, vengono poi pubblicizzati i pochissimi che hanno successo.
Ho letto due libri di PAUL THIEL: Il momento straussiano (2025) e Da zero a uno (2023). Da Leo Strauss, l’autore ricava l’idea che, «invece delle Nazioni Unite, piene di interminabili e inconcludenti dibattiti parlamentari che assomigliano a favole shakesperiane raccontate da idioti, dovremmo considerare Echelon, il coordinamento segreto dei servizi di intelligence del mondo, come la strada decisiva per una pax americana veramente globale». In realtà, Echelon è il sistema che unisce i dati e le analisi dei servizi segreti non del «mondo» ma dei Five Eyes: Australia, Canada, Nuova Zelanda, Regno Unito e Stati Uniti. Questo mondo, scrive Thiel, deve determinare «la giusta miscela di violenza e pace» per – ripete – «una pax americana veramente globale». Sul pensiero di Peter Thiel si può leggere la biografia scritta da Luca Ciarrocca L’anima nera della Silicon Valley (2026): istruttiva.
Sempre di Thiel, Da zero a uno è il saggio che ha avuto più successo. Il talento di diventare ricchi per Thiel è la capacità di creare monopoli che aboliscano ogni possibile concorrenza. Esempi: Google, Apple, Windows, PaYPal (cofondata da Thiel), l’XSpace di Musk… Ora c’è Palantir. Tra pratica del monopolio e culto del segreto, per Thiel vi è un legame inscindibile. Il segreto è essenziale: Palantir non è solo un’azienda che produce profitti stratosferici; è soprattutto un’arma essenziale impegnata in prima linea nell’attuale «guerra mondiale a pezzi» (Papa Francesco). Non si vendono gli algoritmi di Palantir alla Cina o alla Russia!
NEL MEZZO DEL CAMMIN. Il concetto della “mezza vita dei fatti” (The Half-Life of Facts) e delle conoscenze ((Half-life of knowledge) è stato teorizzato dal bibliometrista Samuel Arbesman. Misura la velocità con cui i “fatti” o le nozioni ritenute vere in una disciplina scientifica o tecnologica vengono smentite, affinate o rese irrilevanti da nuove scoperte. Dunque, c’è un’entropia dei fatti che li rende sempre più stupidi. La velocità con cui ciò accade sta sempre più accelerando (vedi la legge di Moore). La conseguenza è «Move fast and break things» (Muoviti veloce e rompi le cose), che è lo storico motto del fondatore di Facebook Mark Zuckerberg:.e cioè di non fare più le cose bene come si potrebbe, dal momento che diventeranno presto obsolete. Le si mette a posto che sono già sul mercato e finché durano.
AMLETO SI È FERMATO A OTTAWA. «Credo che non vi sia nel mondo civile un paese in cui si si occupa di filosofia meno che negli Stati Uniti»; «Lo spirito americano si allontana dalle idee generali e non si dirige verso le scoperte teoriche»; «In America la parte puramente pratica delle scienze è mirabilmente coltivata e ci si occupa con cura della parte teorica immediatamente necessaria all’applicazione» (A. DE TOCQUEVILLE, La democrazia in America, 1834 e 1840).
«Paese in cui non esiste contraddizione, perché qui non si pensa mai fino in fondo, ma soltanto contrasti giustapposti, talora violenti.» (R. BESPALOFF, Eternità nell’istante, 2022)
ANCHE PRIMA DI INSTAGRAM. «La possibilità di presentarsi in pubblico senza make-up non è nemmeno presa in considerazione dalle girls.» (G. ANDERS, L’uomo è antiquato, il diario californiano del 1942).
«Il miraggio del corpo è ovunque straordinario. È il solo oggetto sul quale concentrarsi, non già come fonte di piacere, ma come oggetto di smodate attenzioni, nella continua ossessione della decadenza e della cattiva prestazione, segno e anticipazione della morte, alla quale nessuno sa più dare altro senso se non quello della sua perpetua prevenzione. Il corpo è vezzeggiato nella certezza perversa della sua inutilità, nella certezza totale della sua non risurrezione.» (J- BAUDRILLARD, America, 1986).
IN GOD WE POST-TRUST. Già nel 2016 la parola dell’anno per l’Oxford Dictionary fu post-truth.
«I fatti non sono mai la verità. La verità è quello che riesci a far credere alla gente, o quello che riesci a nascondere sotto il tappeto prima che la luce si accenda.» (J. ELLROY, American Tabloid, 1995).
«Disponiamo di fatti alternativi», disse Kellyanne Conway, consigliera di Trump (primo mandato), dopo che apparvero le foto che mostravano che – smentendo quanto Trump sosteneva – al suo discorso inaugurale erano presenti molte meno persone che a quello di Obama.
Hannah Arendt, ottimista, ricordava che il primo ministro francese Georges Clemenceau, a chi gli chiedeva cosa avrebbero scritto gli storici sulla Grande Guerra, rispondeva: «Non so cosa diranno gli storici, ma una cosa è certa: non diranno che il Belgio ha invaso la Germania» (H. ARENDT, Le origini del totalitarismo, 1951). Quindi, basta ignorare chi sia stato Clemenceau…
L’AMERICA È TAUTOLOGICA. «Alle cose, ai volti, ai cieli e ai deserti non si chiede che di essere quello che sono, just as it is. (…) Quando un fatto è accaduto, è accaduto, punto e basta. [Il presidente Roland Reagan] non conosce che l’evidenza della ricchezza, la tautologia della potenza, che egli dilata alle dimensioni della nazione, se non addirittura del mondo intero.» (J. BAUDRILLARD, America, 1986).
«It’s what it is.» è la frase con cui nel film The Ireshman (M. SCORSESE, 2019) due mafiosi cercano vanamente di spiegare al loro amico, il leader sindacale Jimmy Hoffa, che, se non cambia atteggiamento, la mafia lo ammazzerà. Jimmy Hoffa muore per non aver capito una tautologia.
L’EUROPA DA QUI. «Non inducete l’americano a parlare dell’Europa; egli mostrerà ordinariamente una grande presunzione e uno sciocchissimo orgoglio. Si contenterà di quelle idee generali e indefinite che in tutti i paesi sono di grande soccorso agli ignoranti.» (A. DE TOCQUEVILLE, La democrazia in America, 1835 e 1840).
ORMAI. Che la democrazia sia un rudere, è un pensiero sempre più dichiarato nella destra non solo americana. Ha avuto successo il saggio del 2025 The King and the Swarm (Il re e lo sciame) dell’inglese MARY HARRINGTON, l’inventrice del Reactionary Feminism. (Limes lo ha tradotto e pubblicato nel numero 2/26 col titolo La rivoluzione digitale e il ritorno del re.) È un testo illuminante.
Diagnosi della Herrington: l’era digitale ha ridotto in pappa il cervello dei più; il cambio epocale è stato il passaggio dal libro allo schermo del cellulare, che non si legge ma si scrolla col pollice. Se stai scrollando questo dizionario col pollice, ti prego smettila. Intanto è indiscutibilmente vero che l’effetto Flynn (vedi sopra) non c’è più. In questo mondo irrimediabile, conclude la Harrington, l’unica salvezza dalla dittatura dell’AI è il ritorno del re: un dittatore almeno umano. Il dilemma del resto è ineludibile: se «le tecnologie che strutturano la vita contemporanea sono comprese solo da piccole comunità di esperti», la democrazia non solo non ha senso ma è dannosa.
Scriveva già Marc Fumaroli: «In un retroterra sul quale il suffragio universale ha informazioni altrettanto scarse quanto al tempo dell’assolutismo», cosa aspettarsi (M. FUMAROLI, Parigi-New York, 2011)?
THIS IS THE END, THE ONLY END, MY FRIEND. 11 SETTEMBRE 2001. «Il 40 Wall Street era l’edificio più alto a Manhattan prima che fosse costruito il World Trade Centre. Poi è stato conosciuto come il secondo, ma ora è di nuovo il più alto! Ho appena parlato con i miei collaboratori e hanno detto che la vista è incredibile!» (mattina dell’11 settembre 2001, Donald Trump alla tv locale WWOR-TV).
«Gentlemen, Chicolini may talk like an idiot, and look like an idiot, but don’t let that fool you: he really is an idiot.» (La guerra lampo dei Fratelli Marx,1933. Traduzione: «Signori della corte, può essere che Chicolini parli come un idiota e abbia una faccia da idiota, ma non lasciatevi ingannare: è veramente un idiota.»).
TOO LATE. «Noi siamo irrimediabilmente in ritardo sulla stupidità e sul carattere mutazionale, sulla dismisura ingenua e sull’eccentricità sociale, razziale, morale, morfologica, architettonica di questa società.» (J. BAUDRILLARD, America, 1986).
ENDOXA - BIMESTRALE POLITICA AMERICA ENDOXA SETTEMBRE 2026 Francesco Carbone

