MARILYN: L’ARTE DI NASCONDERE L’ARTE
CARLO VERDONE
(CONVERSAZIONE CON EUSEBIO CICCOTTI)
Eusebio Ciccotti. Grazie Carlo per la tua disponibilità ad aprire il numero 62 di endoxai.net dal titolo I love Marilyn. Possiamo darci del tu?
Carlo Verdone. Certo, ci conosciamo da tempo, hai frequentato casa mia per circa trent’anni!
E.C. Grazie al prof Mario Verdone. Lì ti feci la prima intervista nel 1983, per Acqua e sapone. Tuo padre, negli anni Settanta, portava il cinema alla Sapienza di Roma, e ho avuto la fortuna di essere tra i suoi primi allievi. Poi mi accolse, prima tra i suoi laureandi e poi come “assistente invitato” alla sua cattedra… E, a quel tempo, con timore, gli chiesi, se mi poteva fissare una intervista con te, e nella sua umiltà mi accontentò. E gliene sono ancora grato.
C.V. Me lo ricordo.
E.C. Casa vostra era una pinacoteca! Ogni volta che venivo da voi, a Ponte Sisto, rimanevo a bocca aperta. Entravo nel Novecento! Sulle pareti tele e disegni di Annenkov, Scialoja, Conti, le cravatte futuriste regalate a Mario da Luce Marinetti, e poi, sicuramente, altri autori che ora mi sfuggono.
- V. Dimentichi il suo compagno di università Piero Sadun, pittore ebreo, osteggiato dal regime, e poi, visto che sei un esperto di cinema slavo, dovresti ricordarti di un raro disegno originale di Jiří Trnka…
E.C. Vero! (Pausa). Ci incontriamo nella tua altrettanto bella casa, qui a Monteverde, per parlare di Marilyn Monroe, per il centenario della sua nascita. Cosa avrebbe detto Mario Verdone delle qualità della grande Marilyn Monroe?
C.V. Avrebbe detto che Marilyn Monroe era il segno dei tempi in cui una nuova America, uscita da una guerra, in cui aveva perso molti soldati per difendere la democrazia nel mondo (insieme ad altri Paesi: basta visitare il cimitero militare di Montecassino); ebbene, quell’ America aveva bisogno di nuovi miti. Direi di miti portatori di gioia di vivere. Lui che seguiva la musica e amava Elvis Prisley, un giovane che dal gospel era arrivato al rock & roll, trovava naturale come Marilyn fosse divenuta, in poco tempo, una icona di gioia, innocenza, bellezza ed erotismo. Tutto insieme, al servizio del cinema del dopoguerra.
E.C. Veniamo a noi. Ti faccio alcuni nomi. Greta Garbo, Audrey Hepburn, Anna Magnani, Sofia Loren. Quali sono le differenze tra di loro, o se vi sono, delle somiglianze nello stile della recitazione: sguardo, risata, movimento del corpo, camminata?
C.V. No. Sono assolutamente imparagonabili. Tutte grandi attrici ma diverse. Credo che il suo successo di Marilyn Monroe fosse dovuto alla necessità dello schermo di avere bisogno di una interprete originale. Era una attrice assolutamente rivoluzionaria sia nell’estetica che nella visione etica della vita intesa come “leggerezza” nel senso nobile del termine. Attrici di altissimo livello come Ava Gardner, Kathrine Hepburn, Lauren Bacall, come Marleene Dietrich e Greta Garbo, erano belle, certamente, ma austere. Emanavano una elegante austerità. Marilyn ha rappresentato la giovinezza con i blu jeans, con i capelli color platino, a volte con la messa in piega perfetta, altre volte scapigliata, e qui era molto sexy. Era una ventata di novità nel cinema del periodo. È diventata una icona. Talmente icona che Andy Wharol ne ha dato diverse versioni nei suoi dipinti. Ma viene fotografata pure dai più grandi fotografi dell’epoca. Pensiamo al lenzuolo che la avvolge negli scatti di Douglas Kirkland, o le foto di Milton H. Greene e Richard Avedon. Aveva una personalità talmente dirompente, suadente, che attirava gli uomini, come il grande campione Joe Di Maggio.
Poi affascinò anche grandi intellettuali, come Arthur Miller, ed è normale questo. Con Miller accadde un po’ come quando Jean-Luc Godard si innamorò perdutamente di Brigitte Bardot, tanto da mandarle mazzi di rose da asfissiarla. I grandi intellettuali rimangono irretiti da donne che apparentemente sono meno “acculturate”, dico apparentemente. Ma al contempo sfoderano una bellezza erotica fuori dal normale, una esplosività nella personalità che incanta, cattura, con sicuramente qualche momento di caduta rispetto a donne “intelligenti”. Ed è proprio questa miscela di perfezione e imperfezione la magia che attira gli intellettuali. Sono donne di un notevole fascino estetico, di un forte magnetismo sul piano della personalità. Nella loro semplicità, nel loro atteggiamento ancora adolescenziale ed insicuro incantano il tipo “intellettuale”, “logico”, da fargli perdere la testa. E ciò, è successo molte volte nel mondo del teatro, del cinema, dell’arte in generale; ma direi nel cinema soprattutto.
E.C. Gli inizi della sua carriera furono un po’ sofferti.
C.V. Marilyn ha rappresentato una nuova epoca, gli anni Cinquanta. Ha avuto un decennio fantastico. Sì, inizialmente incontrò la freddezza dei produttori poiché in lei non riscontravano delle doti drammatiche, notavano la leggerezza e la svagatezza ma non riuscivano a vederci un ruolo da sviluppare. Poi arriverà un regista geniale come Billy Wilder, e saprà farle dare il massimo.
E.C. Va ricordato che Marilyn, sin dagli esordi, ha sempre inteso perfezionarsi nella recitazione, anche perché soffriva di insicurezza sul set. Andava a scuola di recitazione prima da Natasha Lytess e successivamente all’Actors Studio di Lee Strasberg e della sua consorte Paula Strasberg, studiando il noto “metodo Stanislavskij”.
C.V. Sì. Anche se poi Paula Strasberg, come risaputo, le tarpava le ali. Era sempre sul set e Marilyn, a causa della sua insicurezza, guardava lei, e non il regista. La Strasberg dava l’ok sul set, non il regista! Era entrata troppo nella vita professionale di Marilyn. Era riuscita a catturarle il cervello. In effetti, la Monroe aveva bisogno di una persona autorevole. Ma non in maniera dittatoriale, come si rivelò appunto il rapporto con la Strasberg. È stata sempre una ragazza presa per mano e portata di qua di là, fai questo, fai quello. Poi, però, il suo senso innato per la recitazione è esploso. Soprattutto con registi quali, Fritz Lang, John Houston, Henry Hathaway, Billy Wilder. (Pausa), Guarda, Billy Wilder lo considero il più grande regista di sempre. Prendi Quando la moglie è in vacanza e A qualcuno piace caldo. Grazie a certe sceneggiature che sono meccanismi drammaturgici perfetti nei tempi e nelle battute, Marilyn, spiccherà il volo.
E.C. Quindi c’è una svolta nella sua vita professionale, dopo, diciamo l’incontro con Billy Wilder e il successo planetario di alcune commedie…
E.C. Certo! Ad un certo punto, guadagnata una sua sicurezza, tira fuori il carattere e mostra la capacità di scegliersi un copione. Si oppone ai produttori che volevano costringerla nella parte della perenne svampita, della bella, sexy e stupidina, come in Monkey Business (1952) accanto a Cary Grant. Qualcuno come l’esperto Henry Hathaway, già prima di Wilder, convince i produttori nell’affidarle un ruolo drammatico e sexy, da femme fatale. E lei dimostra di essere all’altezza: arriva Niagara.
Poi, dopo Gli uomini preferiscono le bionde, diretto da Hawks, convince i riluttanti produttori che può fare della commedia intelligente Da lì il successo con i film di Billy Wilder. Che continuerà con un capolavoro, scritto dal marito Miller, The Misfits (Gli spietati), accanto a Clark Gable e Montgomery Clift.
E.C. È lì torna ad essere diretta, sul finale della sua breve carriera, dopo le commedie di Billy Wilder, da un altro grande regista, John Houston.
C.V. Esatto. È la conferma che lei era in grado di dare vita a personaggi con una certa profondità di pensiero. Siamo a metà degli anni Cinquanta. In quel momento in cui sta decollando veramente, arriva l’improvvisa morte. Il rammarico è che per anni produttori e registi hanno soppresso questa forza della natura, nata per recitare.
(Pausa). Purtroppo, secondo me, in un modo o nell’altro, tutti gli uomini volevano sfruttarla. I produttori in ruoli limitanti; sul piano sentimentale, i suoi “innamorati” pensavano solo a sé stessi, tranne forse DiMaggio che la amava veramente me era di un geloso paranoico. Gli altri, mariti o partner, pensavano solo a farsi vedere con lei, o avendoci dei rapporti, o, magari innamorandosi come bambini per poi lasciarla quando non riuscivano a gestirla. Purtroppo Marilyn ha un record di matrimoni e divorzi elevato. Per non parlare, appunto, di storie sentimentali. Da Frank Sinatra, passando per Yves Montand, ed altri. Ripeto: ma, poi, tutti scappano. Non reggono la sua forte personalità dietro l’aspetto a tratti innocente e adolescenziale. Era talmente una figura ingombrane, per la bellezza, per la bravura, per la sua profondità d’animo, che era difficile prenderle le misure.
Come donna più importante dello spettacolo in quegli anni, nel genere della commedia cinematografica, era al contempo una persona che viveva una solitudine estrema. Sono convinto che fosse una ragazza che poteva avere tutto, ma poi non ha avuto niente. Ha incontrato solo persone che la usavano e poi la lasciavano o si facevano lasciare.
E.C. La lasciavano perché, appunto, non reggevano la luce che emanava, la sua onestà intellettuale, la sua innocenza adolescenziale, la sua purezza.
C.V. Esatto. Lei è rimasta pura. Si innamorava di begli uomini, affascinanti, ma son convinto che necessitasse di una figura autorevole, perché lei non ha mai avuto un padre. Sua madre, per problemi psichiatrici, dovette darla in affidamento ad una famiglia che, insomma, era così così. Non solo le è mancata la figura paterna, ma non ha avuto da una madre quell’affetto che un bambino o un preadolescente necessita. Capisci? Ecco che poi emergono nella sua vita persone come Arthur Miller. Ma poi la relazione si sfascia.
E.C. Una relazione che pareva funzionasse perfettamente. Perché secondo te arriva la rottura?
C.V. Per quello cui ho accennato prima. Perché Arthur Miller, grande autore di teatro, fine intellettuale, di fronte alla Monroe non era nessuno. Marilyn, ripeto, aveva una carica particolare fuori e dentro il set. Lei non si rendeva conto della forza creativa che, nonostante le sue incertezze tecniche che assillano del resto ogni attore, si portava dentro. Quando pensava a un personaggio e poi, dopo, quando ci entrava dentro, era un uragano. Nella vita quotidiana appariva “svampita”, ma era al contempo profonda. Questo destabilizzava gli uomini che vogliono sempre una donna prevedibile per farle le misure, controllarla, ingabbiarla, e, in un certo senso, dominarla. Sicuramente Miller la voleva moglie tranquilla in casa. Sai, ora che ci rifletto, penso che Marilyn fosse la prima “femminista” nella “città deli sogni”, ad Hollywood.
E.C. Nei sui scritti ad un certo punto leggiamo: «Sono sola, so che rimarrò sempre sola».
C.V. Vedi, lei dimostra di saper riflettere su sé stessa, sul senso della vita, sul mondo, in un certo senso, “filosoficamente”. In quel libro che hai citato lei dichiara, lo ricordo bene, “ho paura della bomba H”. Nata nel 1926, durante la guerra era adolescente, e conserverà sempre un forte senso di realtà, pur nella sua svampitezza. Inoltre, crescendo come attrice, Marilyn legge molto, e nel periodo accanto a Miller accetta la “sfida”, non vuole apparire culturalmente sprovveduta. Secondo me assorbiva velocemente tutto ciò che le passava davanti.
E.C. Scusami, torniamo un momento al suo modo di recitare. È corretto dire che nella sua recitazione Marilyn ha trasmesso un marcato erotismo adolescenziale di cui il personaggio non è cosciente?
C.V. Esattamente così. Soprattutto nei film diretti da Billy Wilder, Quando la moglie è in vacanza e A qualcuno piace caldo. Lì ha dato il massimo. Wilder era il più creativo come sceneggiatore e regista degli Studios del periodo. C’è poco da dire. Come altri grandi registi del cinema hollywoodiano del tempo erano tutti provenienti dalla Mitteleuropa. Certo, anni dopo avremo anche i registi americani, ma in quel periodo, chi portò il grande cinema ad Hollywood furono i registi dell’Europa centrale andati in USA, prima per scelta, poi per sfuggire ai regimi totalitari. Murnau, Lubitsch, Von Stroheim, Lang, ecc.
E.C. Ancora sulla recitazione. Perché i suoi sguardi, il suo sorridere, l’irrompere gentile della sua risata, la sua camminata sono particolari?
C.V. Sono particolari perché lei aveva l’arte di nascondere l’arte. Quello che tu vedi come “naturale” in realtà lo era in parte; poi, allo stesso tempo, Marilyn, con grande intuito recitativo, sotto la direzione di maestri come Negulesco, Hawks, Houston, Wilder, nonostante la Strasberg incombesse, ri-elaborava il tutto. E ne usciva ciò che potremmo definire il suo “specifico”, ossia, per l’appunto, quello “di nascondere l’arte con l’arte”. Una ragazza che era in un certo senso “nessuno”, dal punto di vista della recitazione cinematografica, a parte Strasberg, non appena entrava nel personaggio dimenticava la macchina da presa davanti a sé. Era un uragano recitativo, travolgeva tutto, incluse le “regole” imparate nei corsi.
E.C. Aveva uno sguardo che, senza volere, ti catturava.
C.V. Il suo sguardo “bucava”, catturava. In quegli anni, anche prima di Monroe, le attrici dovevano avere lo sguardo che “bucava”. Per esempio prendi Anna Magnani. Diversa dalla Monroe, bravissima sul versante drammatico, ironica quando serviva, ma per “bucare” doveva esser drammatica, magari trasmettendo compassione. Marilyn invece “bucava” sia nella commedia che nel dramma, e poi aveva un viso che “parlava” anche quando stava zitta.
E.C. Diciamo che su questa naturale predisposizione si innestano gli insegnamenti dei grandi registi …
C.V. Naturalmente. Film dopo film, è abile a far tesoro di suggerimenti di autentici maestri. La Strasberg, da quanto mi risulta, la teneva come una psicologa, perché Marilyn tendeva a memorizzare poco le lunghe battute. Per esempio, all’inizio le sue labbra si muovevano poco, poi imparò ad aprirle meglio ed ecco il biancore dei denti e il fuoco del rossetto davano una forza iconica pazzesca al volto. Pensa, per quanto secondario, al ruolo in La confessione della signora Doyle, diretta da Frits Lang: è bravissima. Dopo il successo travolgente di Quando la moglie è in vacanza, denti, rossetto e bocca appena dischiusa, sono diventati simbolo di una generazione, di sogni, e capisci perché Andy Warhol ci si mise di impegno. Dopo quel film è ormai padrona di sé sul set e non la ferma più nessuno. Diventa leggera in maniera intelligente. È la ragazza del rock & roll degli anni Cinquanta!
E.C. Potremmo definirla la ragazza della porta accanto, sempre citando Quando la moglie è in vacanza, insomma la ragazza che i giovani e gli uomini degli anni Cinquanta, usciti dalla guerra, sognavano di incontrare sull’autobus, alla fermata della metropolitana?
C.V. Assolutamente sì. Ma, attento: era anche la donna irraggiungibile.
E.C. Perché quando la conoscevi, la sua freschezza adolescenziale bruciava ogni posizione logica, diciamo, ogni gabbia comportamentale che, sia l’uomo intellettuale, pensiamo a Miller, che quello geloso, un DiMaggio, tentava di imporle?
C.V. Esattamente. Ripeto, gli uomini non reggevano il confronto. Scappavano. La lasciavamo.
E.C. Veniamo al tuo cinema Carlo. Siamo nel mondo delle ipotesi. Se tu incontrassi un’attrice europea o americana, che ti ricordasse Marilyn Monroe, saresti interessato a scrivere per lei una parte?
C.V. La mia riposta, che è obbligata, è “no”. Per un motivo molto semplice. Il sistema dello spettacolo contemporaneo non potrebbe offrirti una donna come Marilyn Monroe. Semplicemente: mancano attrici che colpiscano follemente lo spettatore. Oggi abbiamo le cantanti che ci riescono. Pensa alle copertine che ha avuto la cantante Dua Lipa, bellissima, in questi giorni che è stata in Italia. Oppure, tornando indietro di alcuni decenni, pensa a Madonna. Quando ha esordito non tutti ci scommettevano, la voce era carina ma non un granché. Con un po’ di furbizia commerciale, rubando nel look qualcosa a Marilyn, pensa a Like a Virgin, si è imposta. Nel suo caso ha preso Marilyn a modello.
Ripeto: una attrice sul modello Marilyn non potrebbe esistere. Oggi un personaggio come Marilyn non lo trovi, perché la società è cambiata. La bellezza del terzo millennio è diversa. Non hai più la freschezza erotica e innocente della ragazza della porta accanto. In quegli anni c’era leggerezza. Poi, oggi, sul piano estetico è tutto cambiato. Di ragazze splendide ce ne sono, eccome. Ma sicuramente quella bella attrice ha qualche tatuaggio. O sulla gamba, o sulla schiena, o su un braccio. La bellezza degli anni Cinquanta, poco curata, con meno trucco, non esiste più. Ma, seguendo la tua ipotesi, anche se avessimo una ragazza ingenua e sexy alla Marilyn non potresti scrivere niente per lei: sai perché? Perché il gusto del pubblico è cambiato.
E.C. Ci avviciniamo alla conclusione. Torniamo ai suoi capolavori. Quale è il film o i film che rivedi con piacere di Marilyn? E ti dici – come sceneggiatore, attore e regista-, “qui c’è qualcosa da imparare!”
C.V. Quando la moglie è in vacanza. Un meccanismo drammaturgico perfetto in ogni azione, in ogni minimo dettaglio. Sul personaggio: ogni movimento degli occhi, del capo, del corpo, ogni risata o sorriso, appaiono “naturali” al cento per cento. E poi, le battute di Billy Wilder: sono letteratura. Infine, per noi italiani, i toni e la voce incredibilmente modulata di Rosetta Calavetta aggiungono un di più.
Foto: (Baron/Hulton Archive/Getty Images)
CINEMA ENDOXA - BIMESTRALE CARLO VERDONE Endoxa luglio 2026 Eusebio Ciccotti Marilyn Monroe

