FASHIONISM: STYLE GUIDE PER MISOGINI NEGLI STATI UNITI DELLA SORVEGLIANZA

KOR O’CONNELL

Siamo nel 2026.

Come una sorta di presagio o condanna, prima ancora che inizi l’anno, Pantone dichiara che il colore dell’anno sarà il “Bianco”. Specificamente nella sfumatura Cloud Dancer, 11-4201 TCX. Negli Stati Uniti, la supremazia bianca si instaura fermamente nella politica mainstream.

Nel corso dell’anno, oltre 38% di contenuti prodotti per il web da aziende o business sono creati con l’intelligenza artificiale. O almeno, così ci dicono i dati IA da un articolo sull’IA scritto con l’IA da un’azienda IA: Presenc AI. Il dispendio d’acqua dei data center è progettato di raggiungere fino ai 6.6 miliardi di metri cubici all’anno entro il 2027.

Nella più grande democrazia al mondo, in un clima di arresti di massa, deportazioni di migranti in campi di tortura, sorveglianza di stato, cibi contaminati e diarrea esplosiva, la Casa Bianca viene rimodellata per approssimare uno stile massimalista caro al presidente Trump, ricordando per certi versi la stazione metro Komsomolskaya di Mosca e in parte il defunto Trump Plaza Casino nel New Jersey.

In seguito all’assalto statunitense sull’Iran e il blocco dello stretto di Hormuz, una crisi energetica è messa in moto che porta il petrolio da un costo di 77$ a 103$ al barile.

Per l’americano medio, in questo clima politico, economico ed estetico opprimente, sorge spontanea una domanda:

Come mi vesto?

Il mondo della moda femminile, per quanto si prostri alla deriva autoritario-fascista e al ciclo infinito delle micro-trend algoritmiche, sembra dare risposte perloppiù coerenti, con un minimo di varietà: trad-wife, bimbo-core, Mar-A-Lago face, clean girl… La lista continua. Uno spettro che va da Handmaid’s Tale a Sydney Sweeney passando per Melania Trump.

Per l’uomo cis medio del volgo statunitense, le linee guida per come presentarsi al mondo sono meno chiare, a tratti inesistenti. Non per mancanza di enfasi sulla virilità o per via di un panorama culturale che non pone l’uomo bianco al suo centro, bensì per via del fatto che l’estetica della nuova destra americana è ancora in divenire, e ciò che un uomo dovrebbe sembrare sta venendo consolidato in tempo reale.

A complicare la situazione è un clima di ipersorveglianza, denotato sia dalla crescente imposizione delle Flock Cameras sin dal 2022 in quartieri residenziali che dal paranoico Panopticon dei social media, specificamente quelli della cosidetta manosfera che invertono perversamente i meccanismi del MeToo per eradicare ogni traccia di possibile “wokeness” dai giovani uomini odierni.

Il corpo di qualsiasi cittadino statunitense è dunque sotto il torchio, un possibile oggetto di pubblico scrutinio da parte di stato e popolo. Questo include gli uomini.

A seguire, tre proposte di look per il nuovo Übermensch Statunitense da 2 fazioni distinte ma interconnesse del panorama sociopolitico e mediatico degli USA di Trump 2.0.

 

 

Look 1: The Flamboyant Misogynist

 

Il 22 Settembre 2026, Braden Peters, 20 anni, noto online come Clavicular, viene accusato dello stupro di una minorenne, somministrazione di droghe ad una persona per rapporti sessuali e procacciamento di alcol a qualcuno sotto i 21 anni. La sua udienza avverrà il 14 ottobre di quest’anno.

L’avvenimento non risulterà certamente scioccante ai suoi follower, quasi 2 milioni tra Tik Tok ed Instagram, i quali seguono Clavicular proprio per le sue esuberanti opinioni misogine, oltre al suo status come guru del Looksmaxxing.

Il Looksmaxxing è l’ennesima mutazione della cultura Incel, nata discutibilmente dai forum di 4Chan negli anni 2000. Gli Incel si consolidarono come minaccia o forza politica nell’immaginario pubblico con la campagna di molestia di massa contro le donne noto come Gamer Gate. La possibile interferenza di Jeffrey Epstein nella creazione delle pagine “politiche” di 4Chan e il fomentamento di Gamer Gate nei mass media da parte di Steve Bannon è da tenere a mente per capirne il successo.

Anni dopo il debutto dell’ideologia misogina, nichilista ed anti-umana degli Incel, nasce il Looksmaxxing, nettamente di stampo più eugenetico. Come buona parte dei trend online che prendono di mira gli uomini giovani, è una realtà ibrida politicamente conservatrice con una copertura superficiale di meme culture. L’obiettivo principale dei Looksmaxxer è di essere il più convenzionalmente belli e pompati possibile, attraverso qualsiasi mezzo necessario. Gli standard di bellezza dei Looksmaxxer sono rigorosi quanto porosi, a secondo dell’agenda di chi sta parlando: l’angolazione degli occhi, la larghezza della mascella, la visibilità degli addominali, l’attaccatura dei capelli. Ovviamente, essere bianchi è il requisito minimo.

Le loro tattiche estreme di auto-miglioramento sono stati oggetto di un circo mediatico prevedibile: dopotutto, il Looksmaxxing incoraggia l’anoressia e la bulimia, l’utilizzo di steroidi e di testosterone, di droghe per minimizzare la fatica e la fame, la chirurgia plastica, e nel caso del loro guru Clavicular, la creazione di microfratture sul proprio volto con un martello per accentuare gli zigomi.

“The most well-rounded form of self-improvement” dice Clavicular, in un’intervista con Sean Hannity per Fox.

In pratica, la prassi estetica dei Looksmaxxer è una sorta di transizione di genere da maschio a maschio, senza, ovviamente, la cura per la salute mentale o l’obiettivo finale di benessere psicofisico della transizione di genere. I Looksmaxxer sono in fondo dei miserabilisti omosociali, il cui obiettivo finale è competere con altri uomini attraverso la loro stazza e bellezza fisica. “Mogging”, a loro dire.

La loro è una microsocietà dove il ruolo della conquista delle donne svolge più che altro una funzione finanziaria per renderli di più alto status nel metaforico mercato del valore sessuale. Questo trascurare le donne per le attenzioni di altri uomini è stato diagnosticato secondo un paradigma ricorrente nelle discussioni online: il pubblico vede la misoginia, e la definisce gay. Dopotutto, se questi uomini sono così fissati gli uni con gli altri, perché non fanno sesso tra di loro? Una linea di pensiero che ignora una verità dei fatti più dolorosa: trattare le donne come oggetti al cospetto di altri uomini è il punto, un nuovo stratagemma per rinforzare la natura secondaria della donna in un mondo eteronormativo.

Ci sono delle sovrapposizioni tra i Looksmaxxer e la comunità gay mainstream, dall’ossessione per un fisico asciutto e tonico alla generatività linguistica (mogging, -maxxing, PSL), dalla competitività con altri uomini alla ricerca di comunità con gli stessi. Il professore di letteratura comparata a Stanford Adrian Daub assieme alla ricercatrice e giornalista Moira Donegan hanno eviscerato gli aspetti strutturalmente queer della comunità dei Looksmaxxer in “In Bed With The Right”, dove menzionano che l’estetica dell’uomo Looksmaxxer è essenzialmente una appropriazione degli standard di bellezza degli uomini gay di circa 10 anni fa.

Il loro abbigliamento: canottiere semi trasparenti e jeans attillati. Uno dei loro miti fondanti della bellezza: il modello australiano gay Jordan Barrett. Le loro droghe preferite: le metamfetamine.

Il fine ultimo di questa visione del mondo pragmatico e materialisico è fondamentalmente contradditorio ed autodistruttivo: i Looksmaxxers fanno effettivamente un passo verso la consapevolezza dichiarando che vivono effettivamente in una società superficiale che premia la bellezza ed il conformismo. Però, invece di cercare una risposta ai loro problemi o rifiutare lo status quo, si sottomettono ad esso, e lo rinforzano, imprimendolo sui loro corpi e dimostrandolo con il loro modo di vestire.

 

Il letterale “Body Politic”

 

Nel suo articolo “Three Cheers for Socialism” del 2020 per Common Weal Magazine, il filosofo e teologo David Bentley Hart definiva gli americani come il popolo più “passivamente indottrinato al mondo”, convinti della loro superiore libertà rispetto al resto del mondo ma servilmente sottomessi alle ingiustizie del loro governo predatorio. Nei corpi, nelle apparenze e nelle azioni dei Looksmaxxer, vediamo solo l’ennesima permutazione di questa sottomissione.

Cosa troviamo alla fine di questa strada? Per Clavicular, probabilmente la stessa fine dei suoi predecessori: Andrew Tate e Tristan Tate. Arrestati il 18 Luglio 2026 per traffico sessuale, lesioni personali e stupro, i fratelli Tate erano stati i precedenti regnanti della misoginia online mirata verso gli uomini giovani, Andrew in particolare una delle figure più visibili della cosidetta “Manosphere” o ideologia “Blackpill”.

Il pilastro della mascolinità Andrew è stato fermato dagli US Marshals a Miami indossando una camicia di seta viola e dei pantaloni Capri con dei mocassini. Suo fratello invece indossava un completo da sera con un cappello a cilindro.

Looks 2 & 3: Daddy’s Little Businessman and Mommy’s Little Militia

Nel suo saggio “Consensus Aesthetics” per Ibraaz, l’artista e scrittore semi-anonimo Cem A. definisce l’estetica del consenso come un clima culturale in cui viene incoraggiato un allineamento morale mite, non-sbilanciato, dove qualsiasi produzione artistica deve procedere generando il minor attrito possibile, e in cui qualsiasi dissenso e deviazione politica o istituzionale viene scoraggiata.

Per quanto Cem usasse questo concetto per riferirsi alla sottomissione del mondo dell’arte allo status quo, l’estetica del consenso si traduce anche nel mondo estetico delle figure politiche ad alta visibilità, e la loro conformità con le figure più carismatiche al loro interno. In effetti, un fenomeno simile può essere osservato tra i membri della cerchia di Trump, nelle loro milizie e, come menzionato in precedenza, nella Casa Bianca stessa.

 

L’uomo politico Trumpiano si presenta in modo simile a Trump

 

Con l’ascesa di Trump sin dal 2015, è cresciuta tra gli uomini repubblicani la quantità di fondotinta, la lunghezza delle cravatte, e la presenza dell’ormai iconico cappello rosso MAGA. Come suggerisce il giornalista di moda maschile Derek Guy nel suo articolo sullo stile del Trumpismo per The Nation, Trump ed i suoi seguaci hanno abbandonato la sobrietà dei completi Brooks Brothers dell’era Reagan, scegliendo invece due altre strade strategiche di comunicazione attraverso il loro vestiario.

Da un lato, i completi più squadrati e drammatici definiti “power suits”, e dall’altro uno stile più informale e patriottico, con t-shirt della bandiera americana e berretti da baseball. Guy insinua che, così facendo, flirtano con due lati dell’immaginario dei ceti più poveri e meno scolarizzati della popolazione statunitense. Lo stile di Trump può avere un appeal populista ad ampio raggio, poiché può rappresentare non solo la concezione caricaturale di una persona ricca e di successo, ma anche il membro del popolo stesso, in tutta la sua informalità.

Non è dunque una sorpresa che molti membri della milizia di fatto del governo americano, gli agenti dell’ICE, appartengano proprio a questo ceto sociale meno abbiente e scolarizzato, e in buona parte siano addirittura dei migranti di prima o seconda generazione stessi.

L’aspetto aspirazionale dell’equipaggiamento antisommossa si scontra con l’aspetto fisico di molti agenti ICE, visibilmente non persone dal training militare o allenati al combattimento.

Questo contrasto tra la realtà dei loro corpi e l’estetica paramilitare che gli viene appioppata, spesso con un’identità velata da una mascherina che molti Trumpiani avrebbero rifiutato durante la pandemia, si propaga nella violenza retorica dei contenuti sugli sforzi anti-migrazione prodotti dalla Casa Bianca stessa sui social.

Contenuti dalla dissonanza cognitiva ed emotiva agghiacciante, formattati come meme surreali da generazione Z, ma dalla funzione freddamente propagandistica.

Per esempio, il post della pagina ufficiale della White House su X a Marzo del 2025: un’immagine generata con l’IA in “stile Miyazaki”, dove Donald Trump in veste militare arresta una donna latino-americana mentre piange.

Militarismo, crudeltà, anonimato. Il tutto in un packaging finto maccheronico. Ecco il New Look dell’uomo statunitense.

 

Immagine: copyright Pantone.

 

ENDOXA - BIMESTRALE POLITICA

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