IL PARADISO DELLA TECNICA E L’ECOSISTEMA POST-DARWINIANO CHE VERRÀ

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E se il modo migliore per proteggere e anzi promuovere la ricchezza e la varietà dell’ecosistema terrestre, e il benessere di ogni essere vivente che lo compone, fosse quello di infondere in esso più tecnologia di quella che già c’è? E se la felicità di ogni individuo, umano e non, fosse raggiungibile solo attraverso il trascendimento tecnologico della natura profondamente darwiniana della nostra vita mentale e della nostra stessa biosfera?

“Milioni di persone sognano l’immortalità, ma non saprebbero cosa fare in un piovoso pomeriggio domenicale,” disse – a quanto pare – la scrittrice anglo-americana Susan Ertz. Questa idea, cioè che l’immortalità, e pure la vita mortale, possano trasformarsi a lungo andare in una prigione di noia è dura a morire. E la morte, prevista – per incuria o per programmazione – dal mondo darwiniano in cui viviamo, sarebbe cosa buona e giusta, la degna e sospirata conclusione di una vita “odiosa, rozza e corta” di hobbesiana memoria. Detrattori dell’immortalità e pessimisti cosmici non hanno probabilmente mai sentito parlare del transumanismo, però, o per lo meno della versione datane da uno dei suoi campioni contemporanei, il brillante pensatore indipendente inglese David Pearce. Nel 1995 Pearce ha infatti pubblicato online un manifesto decisamente visionario, The Hedonistic Imperative.

L’obiettivo promosso, davvero ambizioso, è quello di “sradicare la sofferenza in tutta la vita senziente”. Riprogrammando il nostro sistema nervoso, ovviamente, e scartando il nostro passato darwiniano, grazie ai soliti strumenti raccomandati dai transumanisti. Cioè, biotecnologia e nanotecnologia molecolare. E questo non riguarda solo i nostri corpi, ma l’intero ecosistema planetario, ogni creatura vivente, in modo che nessun’altra specie debba soffrire nel mondo beato che i post-umani progetteranno per tutti. Il dolore e il dispiacere esistono perché soddisfano un bisogno evolutivo, ovviamente. Dopotutto, dobbiamo provare dolore quando tocchiamo qualcosa di estremamente caldo, altrimenti non ritireremmo la mano e, quindi, la danneggeremmo. Ma cosa succederebbe se potessimo trovare un modo per sostituire il nostro vecchio  sistema motivazionale con un altro basato esclusivamente su gradienti di beatitudine, o benessere, piuttosto che sul classico, universale asse piacere/dolore? Ancora meglio, potremmo provare a ricalibrare questo asse, in modo tale da poter sperimentare gradi di piacere e felicità impossibili da immaginare per il nostro cervello evolutivamente limitato. Pearce ammette che il suo progetto è approssimativo, però, e che questa è solo un’idea che necessita di ulteriore elaborazione e convalida da parte della comunità neuroscientifica. Il linguaggio che usa è chiaramente riduzionista; quindi, ad esempio, trattando l’argomento della motivazione, usa termini come “dopamine-overdrive”, per indicare la possibilità di potenziare effettivamente tratti come la curiosità e un approccio esplorativo orientato verso obiettivi. Dopotutto, per quanto ci piaccia godere di uno stato “serotoninergico” profondo e calmo – la serotonina è un neurotrasmettitore connesso alla regolazione dell’umore, tra le altre cose – non vogliamo essere “estasiati” e rimanere bloccati in un condizione sub-ottimale che non è compatibile con la nostra sopravvivenza. Quello che vorrebbe Pearce è manipolare il nostro naturale processo di adattamento edonico e aumentare il nostro set-point edonico il più possibile, finendo per godere di una combinazione di beatitudine e di imbattibile motivazione a esplorare e creare. L’adattamento edonico è la tendenza degli esseri umani a tornare rapidamente a un livello di felicità più o meno stabile nonostante gli eventi positivi e negativi della vita. Esso è collegato al concetto di “set point di felicità”, che afferma che gli esseri umani, in media, mantengono un livello costante di felicità per tutta la vita. Psicologicamente parlando, lo scopo dell’adattamento edonico è di mantenere l’individuo sensibilizzato all’ambiente circostante, cioè di evitare il compiacimento, di promuovere la motivazione individuale ad andare avanti e favorire l’accettazione delle situazioni che non possono essere cambiate. E, a quanto pare, le persone non sono edonicamente neutre, ma hanno un diverso livello medio di felicità individuale – e tali livelli sono almeno parzialmente determinati dal make-up genetico del singolo, probabilmente manipolabile.

Quindi, tornando al nostro manifesto, vogliamo gradienti di beatitudine, e non uno stato uniforme di benessere perpetuo, perché altrimenti saremmo completamente insensibili agli stimoli provenienti dal mondo esterno, perennemente intrappolati nel nostro paradiso terrestre interiore. Prima che la scienza medica sviluppasse gli antidolorifici, tutti credevano che il dolore fisico fosse una caratteristica inevitabile, persino necessaria dell’esistenza umana; così, al giorno d’oggi, tendiamo a pensare che il dolore mentale sia parte integrante di ciò che significa essere umani. L’idea che, nel prossimo futuro, saremo in grado di alterare i nostri stati mentali e vivere felici e contenti, sembra davvero bizzarra. I post-umani avranno un’opinione diversa, ovviamente; dopo essersi lasciati alle spalle la loro mente darwiniana primordiale, godranno di uno stato di “gioia magica” biotecnologicamente intensificata e differenziata. Le parole d’ordine di Pearce sono “serenità serotoninergica” combinata con l’energia di un “effetto dopaminergico grezzo”.

Gli obiettivi dell’ambizioso piano di Pearce sono i centri del piacere del cervello, la cui struttura e localizzazione – descritte nel manifesto – vi risparmiamo. La combinazione di stati dopaminergici e serotoninergici, accuratamente progettati per evitare mania e psicosi, ci offrirebbe visioni, musica, stati mistici e intuizioni più maestose di quanto possiamo capire. Da un punto di vista informativo, la posizione assoluta della nostra esperienza dell’asse dolore-piacere non conta. Ciò che conta è la differenza nei gradienti, il che significa che i gradienti postumani di beatitudine sarebbero informativi quanto le attuali sensazioni dolorose grezze che sperimentiamo. Ciò che conta è la funzione, non la sensazione grezza ad essa associata. Pearce sottolinea che il progetto è approssimativo, che, da un punto di vista neuroscientifico, potrebbe essere semplicistico o chiaramente sbagliato. È solo una bozza, tuttavia, aperta a qualsiasi tipo di miglioramento che vogliamo aggiungere e aggiornare. Il piano prevede la modifica del sistema dopaminergico meso-cortico-limbico, aumentando il numero dei suoi neuroni. I dendriti e gli assoni di questi neuroni innervano la regione corticale superiore del cervello, in quella che Pearce chiama “encefalizzazione delle emozioni”. Arricchire la nostra vita emotiva ed edonica implica la moltiplicazione delle cellule dopaminergiche mesolimbiche e la riduzione dei loro meccanismi di inibizione del feedback, prestando attenzione, allo stesso tempo, ai possibili effetti collaterali di questo processo di iper-stimolazione, notoriamente connesso a malattie mentali quali la schizofrenia. Il filosofo privilegia un “approccio a doppio binario”, consistente nel potenziare sia il sistema dopaminergico che quello serotoninergico. Naturalmente, questo approccio sembra, ed è, grezzo, e i dettagli devono essere elaborati dagli scienziati del futuro e da ciò che Pearce chiama “ingegneria edonica” o “ingegneria paradisiaca”. Quindi, sembra che una transizione importante ci stia aspettando – noi e l’intero regno animale. Coloro che saranno abbastanza fortunati da attraversarla, le cui vite sperimenteranno entrambi i lati di questa transizione evolutiva – il lato infernale “umano, troppo umano” e quello celestiale post-umano – probabilmente si sentiranno come se si fossero appena svegliati dal un sogno strano, confuso, o da un incubo. I nostri discendenti post-umani potenzieranno i tratti dopaminergico e serotoninergico del nostro sensorium e, allo stesso tempo, bandiranno il substrato molecolare di ogni esperienza spiacevole.

“Non c’è nessuna ragione biologica per cui ogni momento della propria esistenza non possa avere l’impatto di una rivelazione mozzafiato – dice Pearce. “Come attestano in modo sorprendente i fenomeni di deja vu e jamais vu, suo più raro cugino, un senso di familiarità o di novità è dissociabile dalla precedente presenza o assenza di qualsiasi tipo particolare di oggetto intenzionale con cui tali sentimenti potrebbero più normalmente essere associati. Quindi il tipo di emozione che si potrebbe provare la prima volta in cui si assiste a qualcosa, può in linea di principio diventare una proprietà di ogni secondo della propria vita.” Per quanto riguarda le presunte virtù creative della sofferenza, Pearce sottolinea che cose come la disperazione assoluta e la sofferenza profonda sono in realtà del tutto inutili, e che la creatività può effettivamente essere amplificata e migliorata attraverso l’ingegnerizzazione appropriata del nostro sistema motivazionale. La crescita personale è più probabile che si consegua se l’appetito per la vita diventa sempre più acuto. Ciò accadrà se le proprie esperienze diventeranno progressivamente più ricche e gratificanti. “Le odissee di auto-esplorazione attraverso il paesaggio edonico possono offrire la possibilità di una scoperta di sé sempre più profonda e di auto-reinvenzione idealizzata. (…) Le squisite esperienze estetiche offerte ai nostri discendenti geneticamente arricchiti possono ispirare una fioritura senza precedenti piuttosto che l’appassimento delle belle arti. Il nostro attuale godimento, diciamo, dei ‘Girasoli’ di Van Gogh o de ‘L’ultima cena’ di Leonardo sembrerà un nonnulla al confronto. (…) Le odierne tecnologie di controllo emotivo a grana fine potranno consentire ai primi post-umani, ad esempio, di amplificare i loro desideri di second’ordine per, diciamo, l’eccellenza culturale, l’acume intellettuale e l’integrità morale, bandendo le passioni corporee più basse. È concepibile (…) che i nostri discendenti godranno di una sorta di estasi incessante, forse contemplando una bellezza o un amore inimmaginabilmente sublimi o eleganti equazioni matematiche.” Questa è una possibilità, ovviamente, ma non probabile; Dopo tutto, gli ingegneri edonici del lontano futuro vorranno evitare la stagnazione, quindi probabilmente cercheranno di controbilanciare questi stati estatici con altri più dinamici.

E sappiamo come funzionano le cose nel mondo naturale: gli animali si uccidono e si divorano a vicenda, muoiono di fame, muoiono di sete e così via. Anche se implementassimo – come suggerisce Pearce – una forma globale di veganismo, il regno animale sarebbe comunque afflitto dalla sofferenza fisica. Ma le cose non devono andare in questo modo, i nostri discendenti post-umani potrebbero essere in grado di riprogettare l’intero ecosistema, eliminando gradualmente o riprogrammando i predatori e controllando il tasso di riproduzione delle loro prede con una forma di contraccezione ad hoc, che consentirebbe ai nostri discendenti di gestire l’ecosistema post-darwiniano senza bisogno di predatori. Quindi il progetto di Pearce è ancora più ambizioso di quanto pensassimo, ridisegnare l’ecosistema del mondo intero, cancellando – attraverso la manipolazione genetica – la sofferenza dall’intero mondo naturale. Gli animali non dovrebbero essere mangiati, dice Pearce, dovrebbero essere accuditi, come facciamo con i nostri bambini. Le nanotecnologie – nanomacchine grandi come virus e in grado di manipolare la materia a livello molecolare o atomico – saranno così sviluppate da consentirci di controllare e gestire ogni singolo metro cubo del pianeta. La nanotecnologia, in particolare, raggiungerà ogni angolo remoto dell’Oceano, cancellando le sofferenze in ogni creatura, fino all’ultimo mollusco presente. Quindi, ecco il programma: la contraccezione per le prede, la nanotecnologia per raggiungere ogni punto del mondo e la riprogrammazione degli “psicopatici” della Natura, i predatori. Pearce critica fortemente la “biologia della conservazione” contemporanea, che, invece di ridurre la sofferenza degli animali che vivono liberi, la perpetua. Ciò che invece i nostri discendenti postumani faranno è quindi costruire un mondo libero da crudeltà.

BIOTECNOLOGIE ENDOXA - BIMESTRALE FILOSOFIA

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