CONSAPEVOLEZZA SOGGETTIVA PER LA LIBERAZIONE DAL BIOPOTERE

835200_6f99a8af11LUCREZIA ROMUSSI

Potere, una parola spesso usata, raramente compresa, e mai evitata, dal verbo latino poteo, in forma arcaica all’infinito posse, indica la capacità o disposizione di ” fare qualcosa” che nel tempo ha assunto anche l’accezione di “imporre il proprio volere a qualcun altro“. Potere, un vocabolo unico, dal significato astruso e contemporaneamente inconfondibile, che cela concetti arcaici e arcani, confusi e ordinati, menzogneri e veritieri.  Sapere, lemma ambito, discusso, abusato, allontanato dal suo significato più puro, oggi tutto si sa, ma niente si possiede, chiunque conosce, nessuno capisce, ognuno sente, neanche uno ascolta.  Sapere dal latino sàpere aver sapore”, “odorare”, in senso figurato “essere saggio”, “aver senno”, l’etimo suggerisce quanto la concretezza più becera e meno sublime possa essere radice audace della via maestra verso l’ideale iperuranico.   Potere e sapere, termini diversi, accumunati tra loro da un unico filo rosso del destino che unisce le loro anime all’unisono, fondendole in un’alchimia atomistica, potere e sapere il nesso per la ricostruzione della verità secondo Michel Foucault.  ‘’Hic sunt dracones’’, locuzione latina associata alle carte geografiche antiche, utilizzata per indicare zone, all’epoca ignote dell’Africa che in senso figurale delinea il limiteinvalicabile della conoscenza aldilà del quale risulta per l’uman sapienza impossibile procedere, un confine netto da non oltrepassare per mantenere ordine e quiete, un limes proibito in cui nemmeno la razionalità ulissiana sarebbe riuscita a sopravvivere, la formazione ordinaria è, dunque, ristretta prima dell’ ‘’hic sunt dracones’’, quel velo di Maya che tutto spiega e nulla ipotizza, rendendo il mondo una semplice, ordinata, sterile superficie irreale. Potere, sapere, ‘’Hic sunt dracones’’, veri indizi per il misterioso caso della conoscenza epistemologica e metafisica. 

Michel Foucault, autentico archeologo dei saperi, con il suo giornalismo filosofico, delinea magistralmente il rapporto, simbioticamente perfetto, tra sapere e potere e nel ’75, in ‘’Sorvegliare e punire’’, indica la prigione come nuova forma di potere tecnologico. Il sociologo francese tracciando una disamina dei meccanismi teorici e teoretici sottesi ai fervidi cambiamenti riscontrati nei sistemi penali della civiltà occidentale in età moderna, con irriverenza e originalità, non badando, come solito fare, a convenzioni e dogmatismi, pone in discussione, il concetto, comunemente accettato, di reclusione carceraria, identificandolo con la forma rilevante di punizione morale e materiale. Nell’esaminare la costruzione della prigione, quale mezzo centrale della pena criminale, Foucault indica la galera come microelemento di un più ampio, pericoloso, egemonizzatore “sistema carcerario”, divenuto istituzione sovrana nella società moderna. La prigione aderisce a una vasta rete di istituzioni, scuole, edifici militari, ospedali, fabbriche, tutti materializzano una società pericolosamente panottica per i propri membri. Il sistema crea “carriere disciplinari” per chi accetta di rimanere in quei concetti di norma e normalità, che tanto sono socialmente utili quanto sono personalmente pericolosi. Dunque, regole intrinseche nei discorsi individuali esercitano un potere incontrovertibile e invisibile, capace di insinuarsi in quella libertà illusoria che gli individui millantano, ignorantemente, di possedere.

Tra il ’76 e ’84, ne ‘’La storia della sessualità’’, Foucault pone il focus sul potere relazionandolo con il concetto di corpo e sesso. Secondo il filosofo francese solo nell’epoca moderna i fenomeni sessuali, appaiono quali caratteristiche intrinseche al sé, a tal punto da esigere la necessità di una dichiarazione della propria e altrui ‘’identità sessuale’’. A onor del vero, invece, simile atteggiamento è una pratica confessionale che prosegue la volontà di potere e di sapere, istituita con la modernità dalle istituzioni religiose e secolari, come poi ben denoterà in un corso al Collège de France del 1979-1980, riguardo l’analisi analitica delle concezioni confessionali. Il sesso diventa il pretesto attraverso cui Foucault critica la teoria classica giuridico-discorsiva del potere. Il potere è studiato e approfondito dall’archeologo non, quale strumento negativo che esercita il proprio assoggettamento nella forma di dispotici divieti legislativi, governativi ed esecutivi bensì come dispositivo positivo che si instaura preponderatamene all’interno dei soggetti individuali e delle istituzioni politiche stesse quale ‘’spettro’’ supremo in grado di tutto coinvolgere e annichilire,  «la molteplicità dei rapporti di forza immanenti al campo in cui si esercitano e costitutivi della loro organizzazione; il gioco che attraverso lotte e scontri incessanti li trasforma, li rafforza, li inverte; gli appoggi che questi rapporti di forza trovano gli uni negli altri, in modo da formare una catena o un sistema, o, al contrario, le differenze, le contraddizioni che li isolano gli uni dagli altri; le strategie infine in cui realizzano i loro effetti, ed il cui disegno generale o la cui cristallizzazione istituzionale prendono corpo negli apparati statali, nella formulazione della legge, nelle egemonie sociali.»

Ispirandosi a Nietzsche, Foucault elabora un’analitica del potere delineata e marcata, al centro della quale vi si trovano le relazioni. Il filosofo avanza, dunque, alcune tesi riguardo la natura peculiare del potere e asserisce che:

È distribuito: non si custodisce, si acquista o si sottrae; il potere si esercita a partire da innumerevoli punti, e nel gioco di relazioni disuguali e mobili, chiunque in potenziale è in grado di dominare ed essere dominato.

È immanente agli altri rapporti; non è proibitivo ma produttivo: le relazioni di potere reciprocamente si percepiscono attraverso una coazione di dominio e assoggettamento reciproco, ineguaglianze, disequilibri, uguaglianze, senza gerarchie genealogiste, si scontrano in un duello irrazionale, regolamentato razionalmente.

Deriva dai bassifondi originari, non esiste un’opposizione duale originaria tra dominanti e dominati si creano rapporti di forza molteplici, formatasi negli apparati di produzione, nelle famiglie, nei gruppi ristretti, nelle istituzioni, che supportano e percorrono l’intero corpo sociale.

Fa in modo che le relazioni siano contemporaneamente intenzionali e non soggettive. Non sussiste poiché non riscontrabile una razionalità che presiede l’insieme delle relazioni.

Produce resistenza, la quale è immanente al potere e porla come esterna a esso significherebbe misconoscere il carattere strettamente relazionale dei rapporti di comando, che esistono in quanto tali solo in funzione di una serie di punti di resistenza disseminati nella trama del potere.

È dunque tra i “rapporti di forza” che si inizia a analizzare il potere, operando una vera e propria ‘’rivoluzione copernicana’’ degli assetti di comando, abbandonando la doppia figura Sovrano-Legge. Il potere non detenuto, ma esercitato, si instaura nella vita del singolo, diventando un biopotere allarmante e coercivante, un meccanismo diabolico è reso possibile solo attraverso un sapere discorsivo insito nella quotidianità e straordinarietà individuale. Il potere si canalizza e si diffonde solo attraverso il sapere, la parola è mezzo di comando disciplinante e ordinante, l’aleturgia è vera e illusoria, il potere reale e mortale. Il sapere controlla coordina, regola, disciplina le genti annientate da quel ‘’Hic sunt dracones’’, intimorite dall’aldilà delle colonne d’Ercole, timorose di squarciare il buio poiché allarmate dalla luce della conoscenza ideale. Il sapere, sicario del potere, è ingannevole, dannoso e fittizio, si instaura nel soggetto rendendolo schiavo di se stesso, di un ordine artificiale categorico senza nessun fondamento essenziale.

Tuttavia, lo stesso Foucault, negli ultimi anni di ricerca, suggerisce una soluzione a questo fenomeno apocalittico e inconsolabile che distrugge irrimediabilmente il soggetto riducendolo a mero strumento, attraverso l’uso della greca parresìa;solo per mezzo del parlar franco, inteso come schiettezza d’ espressione, libertà di locuzione, il soggetto inizia il delicato quanto stimolante processo di autosoggetivazione, inaugurato da una profonda cura sui, intesa come profonda conoscenza di sé. Un individuo pensante autosoggettivato che ha acquisito piena consapevolezza di sé, identificando limiti e reclusioni, ottiene il cosciente dominio della propria persona, garantendosi l’auto-diritto alla realizzazione in senso morale e personale al fine di acquisire la piena libertà, strappando il dominio del potere su di sé, poiché solo un soggetto che conosce sé stesso è in grado di comprendere il mondo. ‘’Hic sunt dracones’’, rappresenta, dunque, il grado zero di consapevolezza soggettiva per la liberazione dal biopotere, poiché senza il timore del limite non esisterebbe il desiderio di oltrepassarlo.

Immagine: “Michel Foucault stencil” by duncan is licensed with CC BY-NC 2.0. To view a copy of this license, visit https://creativecommons.org/licenses/by-nc/2.0/

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